Arsenale Br sulla collina di Sori
Repubblica 12-06-09
Mitragliette, pistole, bombe a mano, proiettili. In due finiscono in manette
Il contadino che custodiva le armi non aveva mai avuto a che fare con la giustizia
Tra gli indagati nell´operazione c´è anche una studentessa spezzina di 25 anni
L´accusa è di associazione per delinquere con finalità di terrorismo e detenzione di armi
Gianfranco Zoja, 55 anni, e Massimo Porcile, 39 anni, coinvolti nel blitz antiterrorismo
L´insospettabile era lui, l´armiere, il contadino di Sori. L´arsenale era nella sua casa di campagna, in contrada Sussisa, che da scapolo divide con i genitori. Sepolti, nascondeva , circa 500 proiettili di vario calibro, due mitragliette, altrettante pistole, una bomba a mano. Massimo Porcile, 39 anni, incensurato, era stato scelto dalla mente organizzativa di quella che potrebbe definirsi la nascente colonna genovese delle nuove Brigate Rosse: da Gianfranco Zoja, già brigatista negli “Anni di Piombo”, in passato finito in carcere, ma mai dissociato.
Il blitz della Digos, dopo due anni di indagini, ha spedito in carcere cinque persone, più un anziano ai domiciliari: due sono genovesi. Tutti accusati di associazione per delinquere con finalità di terrorismo, di banda armata e detenzione di armi. Inoltre, ci sono 15 indagati, fiancheggiatori, tra cui una studentessa spezzina, di 25 anni.
Il capo, Luigi Fallico, romano, brigatista della prima generazione, avrebbe contattato numerosi esponenti per riannodare le fila della lotta armata. Le intercettazioni telefoniche e i pedinamenti, disposti dalla Procura di Roma, hanno portato in Liguria. Qui, il resto è stato fatto dagli uomini della Digos, diretti da Giuseppe Gonan, da Riccardo Perisi (Sezione Informativa) e Francesco Borrè (Antiterrorismo).
Zoja, 55 anni, titolare di una piccola impresa edile, sarebbe il referente della cellula genovese. Lui avrebbe ingaggiato l´amico Porcile, con il quale teneva rapporti quotidiani, destinandolo alla custodia delle armi e di tutta la documentazione politico-organizzativa delle Br, materiale telematico, che secondo gli investigatori è riconducibile all´attività terroristica del Partito Comunista Combattente. Il contadino è l´uomo mai sfiorato dalla giustizia: non risulta abbia mai fatto attività politica, ma viene descritto come “politicizzato ideologicamente”. Sul perché abbia aderito a questo progetto, al momento dell´arresto ha risposto alla polizia con un laconico: «Ho fatto le mie scelte».
Le armi da guerra, dissotterrate dopo le abbondanti piogge, sono state trovate nel suo garage: due mitragliette Aran di fabbricazione croata, una Beretta 7.65, una pistola calibro 6.35, parzialmente arrugginite dall´acqua, ma perfettamente funzionanti; oltre 500 cartucce da caccia e proiettili di vario calibro, detonatori e micce, una bomba a mano Breda e materiale esplosivo (polvere nera). A casa di Zoja, in corso Carbonara 7, a Recco, non sono stati trovati né documenti delle Br né armi, ma un elemento definito “importante” dalla Digos, che dimostrerebbe l´attività clandestina. La polizia sospetta che il proselitismo dell´ex brigatista abbia seminato in Liguria, tanto che si attendono sviluppi dell´indagine e, soprattutto, le perizie balistiche sulle armi, per capire se hanno sparato recentemente.

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