Più grande ma senza identità, viaggio nella Sampierdarena perduta
Crescono gli abitanti, triplicati gli stranieri. Ma al di là della Fiumara e di Campi, la storica delegazione ha perso i suoi punti di riferimento
Più grande ma senza identità, viaggio nella Sampierdarena perduta
Repubblica, 11/6/09 – MASSIMO CALANDRI
LO STATO confusionale in cui versa la fu Manchester d´Italia è raccontato anche dagli annunci immobiliari che appaiono sulle vetrine di via Buranello: «Vendesi appartamento a Guayaquil, zona residenziale, ottimo investimento». «Loja, vero affare, villa con piscina recente costruzione». «Monolocali in centro commerciale a Quito: occasione da non perdere». Ma i sintomi della crisi di identità di Sampierdarena sono soprattutto altri.
Basta fermarsi per qualche minuto ad osservarne gli abitanti: che sembrano muoversi sperduti, stranieri, orfani di un naturale punto di riferimento.
La vocazione industriale è tramontata da tempo, ma l´alba di un nuovo giorno tarda ad arrivare: alle fabbriche si sono sostituiti i capannoni di grandi magazzini che non incidono sull´economia locale, anzi. La spiaggia ed il mare se li era portati via l´Ansaldo cento e passa anni fa, le antiche ville sono nascoste dal cemento cresciuto intorno. Puntare sul turismo sarebbe come pensare di vendere frigoriferi agli eschimesi. I piccoli negozi chiudono uno dopo l´altro. La sera la gente preferisce restare a casa, al sicuro, lontana da chi gli sta vicino. La piazza grande, il luogo d´incontro, l´agorà di quartiere, è stata sostituita dal mega-parcheggio di un centro commerciale. Sampierdarena si spegne lentamente. Non bastano gli ottomila latino-americani che negli ultimi otto anni hanno affittato – e spesso comprato – appartamenti lasciati vuoti da chi s´era già arreso a questo inesorabile declino. Non bastano, perché l´integrazione sociale ed economica tarda ad arrivare. Perché non siamo mica nel Centro Storico, dove la promiscuità e lo sfogo al mare aiutano la crescita multiculturale. Perché da qualche tempo, Sampierdarena ha tutto l´aspetto di un quartiere-dormitorio. Comune e Regione hanno appena investito dodici milioni di euro in un progetto di riqualificazione che dovrebbe tagliare in due la zona: Fiumara, Campi, San Benigno da una parte, destinata ai servizi; il resto di nuovo ai suoi abitanti, alla sua centralità. Sarà sufficiente a restituire la voglia di vivere al quartiere?
Chissà perché, l´uscita autostradale si chiama Genova-Ovest. E non: Sampierdarena. Un altro sintomo di quell´identità che non c´è più. Ed è un paradosso, perché in una città policentrica come Genova, Sampierdarena era la città nella città più grande della penisola: con un suo ospedale, una sua Compagnia dei carabinieri, un commissariato di polizia. Un giornale, il Gazzettino Sampierdarenese. Che grazie al cielo c´è ancora, e racconta come nessun altro le ansie del quartiere. «Il futuro resta incerto: perché all´improvviso ci siamo ritrovati così, senza più sapere chi siamo. E rischiamo che altri si divorino anche quel poco che resta». Dino Frambati e Stefano D´Oria, direttore e caporedattore del mensile ricordano che Sampierdarena è sempre stato il laboratorio del capoluogo ligure. Ballaydier, Ansaldo. Altri tempi. Oggi la sperimentazione è quella della Fiumara, un complesso che ha senz´altro fatto la fortuna della CoopSette, che l´ha costruito, e della società per azioni che lo gestisce. Ma che ha alterato gli equilibri del quartiere. «Hanno sbaragliato la concorrenza, i piccoli esercizi commerciali chiudono e tutto il baricentro si è spostato laggiù». In un non-luogo dove fa caldo d´inverno e fresco d´estate. Dove si posteggia gratis. Dove si può consumare di tutto. Nell´agorà artificiale, lontano dalla vecchia piazza, lontano dal cuore. «Ma anche San Benigno, con i suoi uffici, suona artificiale. Distante anni-luce dalla nostra Sampierdarena, dalla Sampierdarena che conoscevamo e che vorremmo di nuovo». E poi c´è Campi. «Con i suoi capannoni, i suoi affari su grande scala. Mentre noi subiamo la servitù dei Tir che scaricano la merce». Il ‘laboratorio´ di Genova sta pagando a caro prezzo gli esperimenti. «In cambio ci hanno garantito un ‘progetto di riqualificazione´. Che non è un premio, attenzione: pare piuttosto un risarcimento, un modo per mettere una pezza ai guasti che ci sono arrivati tra capo e collo».
Due milioni serviranno a rifare il tratto ferroviario che sovrasta via Buranello, a recuperare la facciata e gli spazi a volta che avranno destinazione commerciale. Allargamento dei marciapiedi, nuovi parcheggi di accosto per i negozi, zone ztl e riservate ai bus. Poi riordino di via Daste, marciapiedi ed aree di sosta, alberi e panchine nella piazza davanti alle scuole Mazzini e Casaregis, nuovo mosaico di via Cantore, un centro per anziani nello stabile di via Cantore che ospita la biblioteca Gallino, un asilo nido nell´ex scuola di via Pellegrini.
Basterà? «L´importante è che Genova capisca che ci sono due Sampierdarena. Quella degli ‘esperimenti´, dei servizi. E la ‘vecchia´ Sampierdarena. Su cui vanno concentrati gli sforzi. Favorendo il commercio su piccola scala. Aiutando gli stranieri ad integrarsi, invogliando i genovesi a tornare e ad investire. Facendo uscire le persone dalle case, restituendo loro il quartiere. E l´identità».

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