“Io, licenziato dal cardinale”
Il medico cacciato dal Galliera e non riassunto nonostante le sentenze favorevoli del Tribunale, scrive a Bagnasco
“Io, licenziato dal cardinale”
Angelo Patrone, neurologo, licenziato per assenteismo dall´Ospedale Galliera, riammesso al proprio posto dal Tribunale del lavoro, vincitore della causa per demansionamento e mobbing contro lo stesso Galliera e tuttora non riassunto dall´ospedale, ci ha inviato questa lettera. Che pubblichiamo
SUA Eminenza il Cardinale Angelo Bagnasco, durante l´omelia pronunziata presso il santuario della Madonna della Guardia Domenica scorsa, ha parlato della grave crisi economica e delle conseguenti pesanti ricadute materiali e morali per chi è costretto a perdere il lavoro. Riporto il passaggio più significativo: «Il lavoro è parte speciale di quelle condizioni indispensabili che una società veramente umana deve garantire perché ognuno, singoli e gruppi, possa non solo sopravvivere ma ancora di più realizzare se stesso secondo il disegno di Dio. Se l´uomo perde il lavoro si sente toccato nell´intimo della sua dignità e delle sue aspirazioni, ossia esprimere se stesso e sentire di partecipare alla vita della comunità. La mancanza di lavoro incide pesantemente anche sul tessuto familiare, tanto che i rapporti non di rado si fanno più tesi e la casa, anziché essere lo spazio dove si rientra volentieri, diventa il luogo di nuovi problemi e tensioni». Sono concetti espressi con molta chiarezza e umanità che, per coloro i quali purtroppo si trovano ad affrontare il dramma della perdita dell´occupazione, descrivono perfettamente lo stato d´animo che sono costretti a vivere, sia in prima persona, sia in relazione ai rapporti con la propria famiglia.
Anch´io, medico neurologo e padre di famiglia, arrivato alla soglia dei cinquant´anni, ho dovuto affrontare, e sto ancora affrontando, la perdita del lavoro con tutte le sue ricadute in campo economico e psicologico. E così è stata costretta a fare anche la mia numerosa famiglia perché, quando vieni licenziato, i danni si moltiplicano esponenzialmente, estendendosi anche a tutti quelli che vivono con te e condividono ogni aspetto della tua esistenza, nel bene e nel male. È un´esperienza che stiamo approfondendo, nostro malgrado, ormai dal lontano gennaio 2007, per cui, leggendo le parole dell´Arcivescovo, non abbiamo potuto che sentirle profondamente veritiere e perfettamente adeguate alla nostra penosa situazione, quasi che le avesse pronunziate per noi.
Il punto è che a licenziarmi e ad operare attivamente affinché io non venga reintegrato nel posto di lavoro è, paradossalmente, proprio la persona che ha così profondamente affrontato il tema della perdita dell´occupazione e, cioè, il Cardinale Angelo Bagnasco. Sì, perché l´Arcivescovo è il presidente del consiglio di amministrazione dell´Ospedale Galliera, ovvero dell´Ente che mi ha licenziato per “giusta causa” due anni e cinque mesi orsono e che, nonostante il Tribunale del Lavoro abbia interamente demolito e spazzato via la falsa accusa alla base della “giusta causa”, si rifiuta ad oltranza di riassumermi, ricorrendo addirittura a un´ordinanza di sospensiva pur di tenermi fuori. E anche dopo che, recentemente, la stessa sezione Lavoro del Tribunale di Genova ha emesso, dopo cinque anni, la sentenza che decreta l´illiceità dei comportamenti del Galliera nei miei confronti in merito a demansionamento e mobbing (vera e unica motivazione all´origine del licenziamento, secondo me), niente è mutato.
E allora, leggendo le vibranti e accorate parole di monsignor Bagnasco, mia moglie e i miei figli non hanno potuto fare a meno di esclamare: e noi? Noi forse non abbiamo diritto a provare certi terribili stati d´animo in quanto, forse, chi lo sa, indegni? Colpevoli? E di quali colpe, se le sentenze hanno decretato il contrario? Ma non è stato lo stesso Arcivescovo, del tutto giustamente, a difendere il professor Profiti (già vice-presidente del Galliera e tuttora consigliere di amministrazione dello stesso Ospedale) coinvolto nella vicenda Mensopoli, invocando la presunzione di innocenza fino a prova contraria? Mentre per me vale la presunzione di colpevolezza? E perché?
Sarebbe facile, per me, provare rabbia pensando allo scontato “predicare bene e razzolare male”, o a una certa tradizione farisaica delle istituzioni ecclesiastiche. Ma, dato il livello della persona, penso che, rivolgendosi a chi vive il dramma della disoccupazione, l´Arcivescovo si sia espresso con sincerità e convinzione, coerentemente con lo spirito più autenticamente ed eticamente cristiano. La mia famiglia ed io speriamo che, finalmente, gli stessi ideali, illuminati dal più alto senso di saggezza e giustizia che deve ispirare il Magistero, siano, finalmente, fatti valere per tutti.
Angelo Patrone, neurologo

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