Intercettazioni, sì alla fiducia: è scontro
Secolo XIX 11/6/09
Le toghe: «Così muore la giustizia penale in Italia»
Roma. Torna a farsi caldo il fronte della giustizia. Chiusa la tornata elettorale, il Parlamento riapre ed è subito scontro alla Camera, dove il testo di legge che limita le intercettazioni è stato blindato dal governo e approvato ieri con il voto di fiducia: 325 i sì, 246 i no e due gli astenuti.
«È la morte della giustizia penale», ha commentato l’Anm, l’Associazione nazionale magistrati. Per oggi è atteso il voto finale, che potrebbe essere segreto, se sarà confermato l’orientamento del presidente della Camera. Tutte le opposizioni si sono ritrovate unite in trincea contro il provvedimento e si sono rivolte al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, con una lettera nella quale viene espresso un «condiviso sentimento di forte preoccupazione» per la decisione del governo di tagliare il traguardo parlamentare a colpi di fiducia. «Il dubbio legittimo è che il governo usi impropriamente l’istituto della fiducia come strumento di controllo della propria amplissima maggioranza», hanno scritto a Napolitano gli esponenti di Pd, Idv e Udc, Antonello Soro, Massimo Donati e Michele Vietti. Al Quirinale i partiti dell’opposizione hanno chiesto un intervento «nelle forme che riterrà più opportune» per «restituire pienezza di contenuti democratici al dibattito parlamentare». Uniti anche editori e giornalisti, che hanno sollecitato le «correzioni necessarie alla tutela dei valori essenziali della democrazia». Ma, nello stesso giorno della battaglia sulle intercettazioni, nel vortice delle polemiche è finito un altro provvedimento varato qualche settimana fa con il ricorso alla fiducia: il pacchetto sicurezza che ha introdotto il reato di clandestinitàè finito nel mirino del Csm, il Consiglio superiore della magistratura, che lo ha bocciato perché, fra l’altro, rischierebbe di provocare «la totale paralisi di molti uffici giudiziari» e di ledere i diritti degli immigrati.
A urne chiuse, sono venuti di nuovo al pettine i nodi di sempre, che vedono governo e magistrati in guerra sul terreno della giustizia. Anche il testo di legge sulle intercettazioni, infatti, è stato duramente criticato dalle toghe per bocca del presidente dell’Anm, Giuseppe Cascini, che lo ha definito «un gravissimo colpo alle attività di indagine». «Il provvedimento – secondo l’Anm – contiene clamorosi errori tecnici e limita drasticamente, per le forze dell’ordine e la magistratura, la possibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche come strumento di indagine». Sotto accusa soprattutto la norma che vincola il ricorso alle intercettazioni agli evidenti indizi di colpevolezza, evidenziata anche nella lettera delle opposizioni indirizzata la Quirinale perché«pregiudica il contrasto alla criminalità e compromette il ruolo della libera stampa». La maggioranza però ha fatto quadrato in difesa del provvedimento. «Per i reati di mafia, gli stupefacenti e i rapimenti rimane il vecchio sistema dei sufficienti indizi di colpevolezza e non ci sono limiti temporali», ha replicato il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno. Ma i magistrati pensano che questo non basti: «Per la riconoscibilità dell’associazione mafiosa, le intercettazioni sono importanti. Bisogna stare attenti a dire “ma tanto per le indagini sulla mafia rimangono” perché, a volte, si risale all’associazione mafiosa partendo da altri tipi di indagine e da reati minori», ha detto il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, illustrando i risultati di un’operazione sulle infiltrazioni camorristiche in Toscana.
E dal testo sembrano emergere altre incongruenze. Come quella denunciata dal Pd che ha messo in guardia dal fatto che il provvedimento renderà praticamente inutilizzabili le riprese delle telecamere installate dai Comuni nei luoghi pubblici per motivi di sicurezza perché estende ai filmati gli stessi vincoli imposti alle intercettazioni. «In pratica se c’è una rapina e la telecamera riprende i malfattori, il filmato non è utilizzabile e così se c’è una rissa in strada davanti a una telecamera comunale. La sicurezza dei cittadini vale molto meno della paura di Berlusconi per le intercettazioni», ha detto Donata Lenzi. «Non è vero. Abbiamo verificato», ha replicato il ministro Roberto Maroni. «Strumentalizzazioni e falsità della sinistra», ha aggiunto il capogruppo leghista, Roberto Cota. Ma anche nella maggioranza qualcuno si era posto il problema delle telecamere, anzi delle «riprese visive» equiparate alle intercettazioni. In commissione Giustizia, la Buongiorno avrebbe voluto escludere le riprese casuali dalla norma ma ha trovato sulla sua strada Niccolò Ghedini, avvocato di fiducia del premier, che si è opposto e così anche le telecamere comunali sono finite nel maxi-emendamento sulle intercettazioni blindato con la fiducia. Sia come sia, il testo è finito sotto il fuoco concentrico delle opposizioni, impegnate anche a sperimentare nuove alleanze dopo il voto.
Antonio Di Pietro è stato durissimo: «Questa è la notte della Repubblica», ha detto il leader dell’Idv. Più sottile l’accusa rivolta alla Lega dall’Udc, Bruno Tabacci, che vede nel sì del Carroccio, dopo le molte riserve iniziali, il frutto del patto politico stretto con Berlusconi a urne chiuse: «Per inseguire il premier, state annientando la giustizia», ha detto in aula Tabacci rivolto ai banchi leghisti. La fiducia? «È frutto di un patto ignobile nella maggioranza», ha rincarato l’Idv Federico Palomba. Secca la replica del ministro della Giustizia, Angelino Alfano: «La fiducia arriva dopo un anno di permanenza del testo alla Camera. Non si può dire che il processo non sia stato laborioso».
Michele Lombardi
LE PRINCIPALI NOVITA
Gravi indizi di colpevolezza – Il Pm potrà chiedere l’autorizzazione a intercettare solo in presenza di «evidenti indizi di colpevolezza» e solo se le intercettazioni saranno «assolutamente indispensabili». Nelle indagini di mafia e terrorismo basteranno «sufficienti indizi di reato». La richiesta dovrà essere autorizzata da un Gip collegiale del capoluogo del distretto. Ma il giudice dovrà poi compiere una sua valutazione autonoma del caso. Il Pm avrà la possibilità di acquisire d’urgenza anche i tabulati telefonici, oltre alle intercettazioni.
Via il magistrato che parla troppo – La toga che rilascia «pubblicamente dichiarazioni» sul procedimento che gli viene affidato ha l’obbligo di astenersi. E dovrà essere sostituito se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ufficio.
Omesso controllo, arresto fino a un anno – Ammenda da 500 a 1.032 euro per pubblici ufficiali e magistrati che omettano di esercitare «il controllo necessario ad impedire la indebita cognizione o pubblicazione delle intercettazioni».
Divieto pubblicazione – Per le intercettazioni, anche quelle non più coperte da segreto, divieto di pubblicazione anche parziale fino alla conclusione delle indagini preliminari. Vietato pubblicare le richieste e le ordinanze emesse in materia di misure cautelari fino a quando l’indagato o il suo difensore non ne siano venuti a conoscenza (poi se ne potrà pubblicare il contenuto). Fanno eccezione le intercettazioni riportate nelle ordinanze. Per quelle permane il divieto di pubblicazione.
No a nomi e immagini Pm – Stop alla pubblicazione di nomi o immagini di magistrati «relativamente ai procedimenti e processi penali a loro affidati», salvo che l’immagine non sia indispensabile al diritto di cronaca.
Carcere per i giornalisti – Torna il carcere per i giornalisti, ma la pena diventa da 6 mesi a un anno (era da uno a 3), quindi trasformabile in sanzione pecuniaria, per chi, «con volontà di dolo», pubblica intercettazioni per le quali sia stata ordina+ta la distruzione o relative «a conversazioni o flussi di comunicazione riguardanti fatti e circostanze o persone estranee alle indagini di cui sia stata disposta l’espunzione». Aumentano anche le sanzioni per gli editori, fino a 370mila euro per chi pubblica violando gli obblighi di legge.
Rettifica senza commento – Le rettifiche dovranno essere pubblicate nella loro interezza, ma «senza commento». E si disciplinano anche quelle su internet: le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia a cui si riferiscono.
Reati intercettabili – Potranno essere intercettati tutti i reati con pene superiori ai 5 anni, compresi quelli contro la Pubblica Amministrazione, ingiuria, minaccia, usura, molestia, traffico-commercio di stupefacenti e armi, insider trading, aggiotaggio, contrabbando, diffusione di materiale pornografico anche relativo a minori.
Intercettazioni ambientali – Si potranno usare le “cimici” solo per spiare luoghi nei quali si sa che si sta compiendo un’attività criminosa. Unica eccezione per i reati di mafia, terrorismo e per quelli più gravi.
Intercettazioni agli 007 – Se un Pm volesse intercettare un telefono usato da esponenti dei Servizi segreti e quindi anche da body guard, dovrà informarne entro 5 giorni il presidente del Consiglio che potrà apporre il segreto di Stato. Se entro 30 giorni dalla notifica di questa richiesta da parte del magistrato il premier non opporrà il segreto, si potrà procedere alle intercettazioni.
Limiti di tempo – Non si potrà intercettare per più di 60 giorni: 30 più 15 più 15. Per reati di criminalità organizzata, terrorismo o minaccia col mezzo del telefono si può arrivare a 40 giorni prorogabili di altri 20.
Relazione sulle spese per intercettazioni – Ci sarà un tetto di spesa stabilito dal ministero della Giustizia, sentito il Csm. Entro il 31 marzo ogni procuratore trasmetterà a via Arenula una relazione sulle spese per le intercettazioni dell’anno precedente.
Procedimento contro ignoti – Le intercettazioni potranno essere richieste solo dalla parte offesa e solo sulle sue utenze. Potranno essere inoltre acquisiti documenti relativi al traffico telefonico per capire chi fosse presente sul luogo del delitto.
Archivio riservato e divieto di allegare verbali a fascicolo – Telefonate e i relativi verbali saranno custodite in un archivio presso la Procura. Le registrazioni saranno fatte con impianti installati nei Centri di intercettazione istituiti presso ogni distretto di Corte d’Appello, I procuratori avranno il potere di gestione e controllo dei Centri di intercettazione e di ascolto. E avranno 5 giorni per depositare verbali e intercettazioni.
Divieto utilizzo in procedimenti diversi – Le intercettazioni non potranno essere usate in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte. Salvo i casi di mafia e terrorismo.
Stop a “un giorno in pretura” – Non si potranno più fare riprese tv nelle aule giudiziarie, a meno che tutte le parti non siano d’accordo.

HOME | MAPPA DEL SITO | CONTATTI | ISCRIVITI |
TUTTI I CONTENUTI DEL SITO SONO DISTRIBUITI SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS | CREDITI