Il Csm: «Viola i diritti e paralizza la giustizia»

Manifesto 11/6/09

DDL SICUREZZA

Marina Della Croce ROMA
ROMA
Inutile e dannoso. Mentre il Senato si prepara a riesaminare il disegno di legge sulla sicurezza con la protezione dell’ennesimo voto di fiducia, ecco che arriva il parere che sullo stesso testo esprime la Sesta commissione del Consiglio superiore della magistratura. E l’opinione – approvata in serata all’unanimità cn l’astensione dei laici del Pdl – non potrebbe essere più negativa. Secondo i relatori Antonio Patrono (Magistratura Indipendente), Mario Volpi (laico del centrosinistra) e Livio Pepino (Magistratura Democratica) le nuove norme ledono i diritti dei clandestini e dei loro figli e rischiano di provocare un intasamento dell’attività dei giudici. Ma non solo. Le critiche si estendono anche alla norma che attribuisce al solo tribunale di sorveglianza di Roma la competenza sulle impugnazioni dei decreti di applicazione del 41 bis, il carcere speciale per il mafiosi. L’effetto che si creerebbe è tale – spiega il Csm – che il tribunale si troverebbe «gravato da un carico di lavoro particolarmente impegnativo e tale da non consentire i tempi di decisione necessari per tali situazioni».
Non è la prima volta che il Csm si esprime sui provvedimenti adottati dal governo in tema di sicurezza, Analogo parere negativo era stato espresso infatti sia per le ronde che per il prolungamento fino a 180 giorni della detenzione nei Centri di identificazione e espulsione (Cie). Adesso, però, la Sesta commissione va oltre e boccia nel suo complesso tutto il ddl. Anche se, allo stesso tempo, sull’operato di palazzo dei Marescialli arriva la critica del Quirinale. In una nota del 5 giugno scorso, ma resa pubblica solo ieri dal vicepresidente del Csm Nicola Mancino, Giorgio Napolitano sollecita infatti il Consiglio a esprimere più velocemente i suoi pareri. Il capo dello Stato rileva infatti come il parere sul ddl sicurezza arrivi quando «il Senato si appresta ad esaminarlo dopo l’approvazione del 14 maggio del 2009».
Ma quali sono le critiche espresse dal Csm? Il parere spiega come l’introduzione del reato di immigrazione clandestina provocherà un «eccezionale aggravio» per l’attività giudiziaria, con il rischio di una «totale paralisi» in molti uffici del giudice di pace, mentre la contravvenzione con pena pecuniaria prevista non avrà un efficace «effetto deterrente» per chi «è spinto ad emigrare da condizioni disperate o comunque difficili». Senza contare, aggiungono i relatori, che il presunto disvalore derivante dall’essere un clandestino non merita di per sé sanzioni più severe. Gli effetti dell’introduzione del rearo di clandestinità secondo palazzo dei Marescialli sarebbero pesantissimi. L’amministrazione della giustizia «verrebbe ad essere gravata da pesanti ripercussioni negative sull’attività non solo del giudice di pace, gravato di centinaia di migliaia di nuovi processi, tali da determinare la totale paralisi di molti uffici, ma anche degli uffici giudiziari ordinari impegnati nel processo in primo grado e nelle fasi di impugnazione successive».
Forti perplessità infine sono state espresse dal Csm anche sulla norma che richiedere il permesso di soggiorno per l’immigrato che vuole iscrivere all’anagrafe il figlio appena nato. In una nota del 30 aprile scorso, viene ricordato, anche l’Associazione magistrati per i minorenni e la famiglia, rileva come la norma si ponga «in contrasto con il diritto della persona minore di età alla propria identità personale e alla cittadinanza da riconoscersi immediatamente al momento della sua nascita«, previsto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo «determinando una iniqua condizione del figlio di genitori stranieri non regolari nel nostro territorio». La conseguenza è che il bambino non solo «verrebbe privato della propria identità ma potrebbe essere più facilmente esposto ad azioni volte a falsi riconoscimenti da parte di terzi, per fini illeciti e in violazione della legge sull’adozione». Inevitabile quindi l’incidenza negativa del nuovo reato in tema di accesso a servizi pubblici tutelati dalla Costituzione come ad esempio il diritto alla salute, ad esempio, da parte degli immigrati non dotati, o non più dotati, di un valido titolo di soggiorno.

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