Giornalisti e editori sul piede di guerra pronti a scioperare

Manifesto 11/6/09

LIBERTÀ DI STAMPA

Alessandro Braga
La libertà di stampa nel nostro paese è sancita dalla legge. Non da una qualunque, ma dalla Costituzione. Che all’articolo 21, ai primi due commi, recita testualmente così: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Bene, dimenticatevelo. Perché Silvio Berlusconi e la sua maggioranza, in attesa di cambiare anche formalmente la Costituzione, iniziano (o continuano) a non rispettarla, approvando leggi che la vìolano esplicitamente.
Come nel caso della legge sulle intercettazioni telefoniche, che ieri ha ottenuto il sì alla fiducia messa dal governo sul provvedimento dall’aula della Camera e che oggi verrà approvata da Montecitorio. Una legge che limita fortemente l’attività giornalistica, arrivando a ipotizzare anche il carcere (da sei mesi a un anno, commutabili in sanzione pecuniaria) per chi non rispetterà la norma. Gli atti dei processi potranno essere pubblicati solo dopo essere stati portati a conoscenza delle parti. In questo modo la nuova legge estende il regime che fino ad oggi regolava solo gli atti giudiziari coperti dal segreto anche a quelli non più coperti, «fino al termine dell’udienza preliminare». Che, con i tempi lunghi della giustizia italiana, può voler dire dopo quattro anni, se tutto va bene.
Non è un caso che a insorgere contro la norma, insieme ai magistrati, ieri siano stati anche i giornalisti e gli editori. Per una volta insieme, dopo anni di litigi per il rinnovo del contratto giornalistico conclusisi un paio di mesi fa. La nuova norma colpisce i giornalisti ma anche gli editori. Prevede infatti che per ogni omesso controllo sulle pubblicazioni l’editore paghi una multa da 64.500 a 465mila euro. Una cifra considerevole per un settore che subisce più di altri i contraccolpi della crisi economica. Ma editori e giornalisti non intendono restare a guardare di fronte a una legge che mina in profondità la libertà di stampa nel nostro paese e sono pronti a mettere in campo qualsiasi forma di opposizione alla norma. Ieri hanno diffuso un comunicato congiunto in cui si condannano le «limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca» introdotte nella legislatura con «le sanzioni detentive nei confronti dei giornalisti e la responsabilità oggettiva a carico degli editori» e chiedono di introdurre nel disegno di legge «le correzioni necessarie alla tutela di valori essenziali per la democrazia».
Se ciò non dovesse avvenire i giornalisti, ha avvertito Franco Siddi, segretario generale della Federazione nazionale stampa italiana, «sono pronti a portare avanti la loro battaglia utilizzando l’arma dello sciopero, nonché ricorrendo alla Corte costituzionale e a quella europea dei diritti dell’uomo». Non solo, si stanno studiando anche «forme di disobbedienza civile per trovare il modo di far giungere ai cittadini le notizie di interesse pubblico». E per farlo, sono pronti anche a pagare le conseguenze della nuova infausta legge. Che questa battaglia non è fatta per mantenere i privilegi di una casta, ma di civiltà e a difesa delle leggi democratiche del nostro paese.

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