Campasso, repubblica latino-americana “Macché baby-gang, aiutano l´economia”
Viaggio nella parte delle delegazione, divenuta culla dell´immigrazione: “I genovesi fanno male a scappare”
Campasso, repubblica latino-americana “Macché baby-gang, aiutano l´economia”
Ma c´è chi è sulle barricate: “Questo posto è diventato invivibile, è colpa della sinistra”
IN UNA preziosissima guida, Alfredo Remedi racconta che alla fine dell´Ottocento il Campasso – e più esattamente l´ampio piazzale davanti alla fabbrica di costruzioni meccaniche Wilson & McLaren – ospitava i primi allenamenti del Genoa Cricket and Football Club allenato dal dottor Spensley. A modo suo c´è una continuità, se è vero che – come il club rossoblù – anche questa parte di Sampierdarena ha scommesso sugli stranieri. Latino-americani, in particolare. Ma non credete a quello che scrivono i giornali, non fermatevi a certi titoloni: non è vero che al Campasso la maggior parte dei residenti è di origine extracomunitaria. Bugie. Gli immigrati rappresentano meno di un quarto degli abitanti, anche se qualcuno tende a moltiplicarne il numero forse per creare maggior apprensione. E però, per qualcuno sono comunque troppi.
Matilde Gazzo, del comitato di quartiere, è una donna di sinistra, di una famiglia di sinistra, che ha sempre votato a sinistra. Fino a sette anni fa. «Quando ho detto basta. Perché non ne potevo più di questa politica del venghino, venghino, fatta sulla pelle degli altri. Hanno lasciato che gli stranieri invadessero l´Italia. Gli hanno consegnato le periferie. Ecco i risultati: al Campasso, come in tanti altri posti». Il risultato – dice – è che nel suo quartiere i latino-americani non si sono integrati ma hanno imposto il loro modo di vivere, le abitudini dei paesi di provenienza. Il risultato è stato che quei genovesi che potevano, se ne sono andati. Sono rimasti soprattutto gli anziani. «Che devono sopportare schiamazzi fino all´alba, gente che si ubriaca e fa pipì dovunque: disordine, sporcizia, maleducazione, violenza. E le bande di ragazzini. Per una badante che fa il suo lavoro onestamente, ci sono tre-quattro giovani che creano pericoli, inquietudine». Spiega che il comitato ha fatto chiudere un locale sudamericano «dove succedeva di tutto», e insieme agli altri genovesi della zona chiede «più carabinieri e polizia: vogliamo che pattuglino anche queste strade, in particolare nei fine-settimana. Dovrebbero militarizzarlo, il Campasso».
Graciela Delpino, mediatrice culturale di origine ecuadoriana, presidente dell´Associazione donne latino-americane, lavora con gli studenti immigrati del quartiere, che in alcune scuole arrivano a superare la metà degli alunni. E la pensa diversamente dalla signora Gazzo. «Intanto, al Campasso ci sono decine di esercizi commerciali gestiti da stranieri. Che lavorano onestamente, che fanno circolare la moneta. Che partecipano alla crescita economica del quartiere e della città. Stranieri che hanno investito in luoghi dove i genovesi avevano preferito andare via. Il percorso di adattamento culturale è inesorabile. E comune. Baby-gang? Io conosco ragazzini che hanno bisogno di luoghi dove incontrarsi ed esprimersi. A Sampierdarena c´è il Don Bosco, che fa già gli straordinari. Creiamo nuovi luoghi di aggregazione, aiutiamo l´integrazione. E al Campasso torneranno presto anche i genovesi».
(m. cal.)

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