Tratta di essere umani smantellata una banda
Secolo XIX 10/6/09
l’indagine
Clandestini trasportati sui tir: arrestate 32 persone in Italia e 14 all’estero
ROMA. Quasi 5 mila migranti portati clandestinamente in Europa in 3 anni, guadagni per milioni di dollari, cellule operative presenti in tutti i paesi dell’Unione, controllo rigido del territorio, monopolio del traffico di esseri umani sulla sponda adriatica, da Brindisi a Venezia. Un vero network dedito all’immigrazione clandestina azzerato dalla polizia con l’operazione condotta ieri in 16 città italiane e in 7 paesi europei, che ha portato all’arresto di 46 persone (32 in Italia e 14 all’estero) accusate di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Una «agguerrita banda di aguzzini» secondo gli investigatori, composta esclusivamente da curdi provenienti dall’Iraq, che non esitava a mettere a repentaglio la vita dei migranti pur di raggiungere il proprio profitto. E che in alcuni casi non la risparmiava proprio, come è avvenuto a Venezia il 14 luglio 2007, quando gli investigatori hanno trovato in un tir sbarcato dalla Grecia i cadaveri di 4 clandestini morti per asfissia dovuta alla rottura dell’impianto di refrigerazione.
«Sullo sfondo di questa indagine – ha detto il procuratore di Venezia, Vittorio Borraccetti, che ha coordinato le indagini – c’è la tragedia di migliaia di vite umane, sfruttate da gente senza scrupoli». È una delle operazioni «più importanti degli ultimi anni – ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni – che conferma l’efficacia dell’azione di contrasto alla tratta di esseri umani messa in atto dal governo».
L’inchiesta nasce a maggio 2006, quando nel porto di Venezia la polizia trova 36 clandestini in un tir proveniente da Patrasso. Grazie alle intercettazioni, gli investigatori sono riusciti a ricostruire l’intera struttura dell’organizzazione, che aveva le basi nel Kurdistan iracheno e in Turchia, mentre le cellule operative erano presenti in Grecia, Italia, Francia, Inghilterra, Germania, Belgio, Svizzera e Svezia. Il nostro paese era utilizzato come stazione di transito dove i migranti attendevano il momento giusto per partire verso i paesi di destinazione. I membri dell’organizzazione cambiavano spesso paese per evitare di essere scoperti e soprattutto per la necessità di rafforzare i gruppi presenti in uno dei paesi, in vista di un nuovo arrivo di clandestini.
Le indagini hanno permesso di ricostruire anche le rotte seguite: i migranti arrivavano dall’Iraq in Turchia, dove venivano nascosti in case o cantine, in attesa di proseguire per la Grecia, nascosti in tir o anche a piedi. Dalla Grecia proseguivano per l’Italia su traghetti di linea diretti a Venezia, Ancona, Bari e Brindisi, sempre nascosti nei camion. In alcuni casi i clandestini partivano direttamente dalla Turchia per l’Italia su carrette del mare. Una volta in Italia, venivano presi in consegna dall’organizzazione – che aveva basi sicure in quanto alcuni referenti avevano il permesso di soggiorno come rifugiati politici – che provvedeva a trasferirli nei paesi di destinazione. Ogni migrante pagava per il viaggio tra i 4 e gli 8 mila dollari. Chi aveva più soldi e poteva spendere fino a 10mila dollari, riceveva documenti falsi e viaggiava in aereo.

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