Nell’ex sezione del Pci sventola bandiera verde
Secolo XIX 10/6/09
Viaggio nelle roccaforti rosse di un tempo, dove ex operaie pensionati che votavano comunista ora scelgono Lega o Idv (Circolo Arci Rizzolio)
IL CIRCOLO Arci di viale Narisano, intitolato a Giacinto Rizzolio, partigiano giustiziato dai fascisti nel 1944, è nel cuore di Cornigliano. Quando è stato fondato, alla fine degli anni ’70, era un’emanazione della sezione del Pci. Altri tempi. Oggi al secondo piano dell’edificio campeggia la bandiera del Partito democratico. Girando tra i tavoli, fra giocatori di carte e bicchieri di vino bianco, capita di incrociare ancora qualche vecchio militante. Ma anche operai che hanno votato Lega e altri che al seggio non si presentano più. Per provare a capire come mai nelle ultime europee partiti come la Lega e l’Italia dei Valori riscuotono consensi in quelle che erano (e quanto a numeri assoluti rimangono) roccaforti rosse, si può iniziare appunto da qui, dal cuore di uno di questi quartieri.
«Gli attivisti del Pd ogni tanto scendono a cercare di organizzare delle attività – spiega Luigi Serra, 54 anni, un passato da tesserato nel Pci – Ma la gente qui ormai è più interessata a giocare a carte che a fare politica e tutto si esaurisce in qualche cena. Continuo a votare Pd perché, da uomo di sinistra, mi sembra l’unico modo per non buttare via il voto. Mancano le grandi feste di una volta in periferia».
Antonio Paoletti, 69 anni, è il presidente onorario del circolo. Lo ha fondato insieme a una decina di soci e ricorda anche quando diede vita alla prima sezione del Pci dell’Italsider. «Abbiamo preso una batosta a queste elezioni, è un giorno molto triste». Lui, iscritto alla Cgil da quando aveva 16 anni, quando lavorava in una vetreria, è uno dei militanti che non ha accompagnato il partito nella sua ultima trasformazione: «L’ho detto personalmente alla Marta Vincenzi che non avrei aderito al Pd – ricorda – Quell’anno sono andato con i Comunisti. Con Diliberto intendo. Perché per me non esistono due o tre razze diverse di compagni: l’unione a sinistra è la cosa più bella. Purtroppo oggi paghiamo le divisioni. Un tempo c’era un altro modo di agire: dentro si discuteva e fuori si stava tutti uniti».
Oggi la Lega Nord a Cornigliano prende l’8%. Molti pensavano che fosse una meteora dovuta al malcontento per la moschea. Ma anche a queste consultazioni, quando ormai l’amministrazione ha scelto il quartiere del Lagaccio come luogo per costruire il centro di culto islamico, il Carroccio si è confermato sullo stesso livello. «Ho votato a sinistra per 40 anni e adesso voto Lega – afferma Mario Dalle Saline, 57 anni, ex operaio dell’Ilva – Non mi piace questa classe dirigente. Prima delle elezioni mi sono trovato di fronte una militante del Pd che avrà avuto 18 anni e voleva spiegare a me che cos’è l’Ilva. Sono stufo del degrado, dell’insicurezza e del traffico. E sono contro la moschea, qui o al Lagaccio».
È anche su questi mal di pancia che si è fatto strada il partito di Bossi. Nella sezione di via Macaggi, c’è tutta un’altra aria. C’è euforia tra la base per i risultati ottenuti in molte parti della città: da medie dell’8% a Ponente, all’exploit del 16% a San Desiderio, che ha inaugurato al meglio la partenza della nuova sezione Levante, a Quarto. «Finalmente siamo maggiorenni», commenta soddisfatto Sandro Costa, 66 anni, militante del Carroccio della prima ora. «Io ho votato comunista fino alla morte di Berlinguer – puntualizza – Ci accusano di essere razzisti e xenofobi, ma più lo dicono più ci rinforzano. La gente ci chiama, ci segnala i disagi, e noi andiamo. Riceviamo chiamate di continuo. Al Lagaccio i risultati hanno dimostrato che le nostre battaglie riscuotono consenso». Ma dopo la moschea? «Chiederemo le gabbie salariali e i contratti regionali – conclude – E se gli alleati non saranno d’accordo prima o poi si accoderanno, come è successo per il federalismo». Sono ancora freschi i ricordi di quella corona di fiori depositati alla caduta del governo Berlusconi fuori dalla vecchia sede: uno dei tanti momenti in cui qualcuno dava per morto il partito del Nord. «Vinciamo perché siamo vicini alla gente e presenti sul territorio – dice Marco Tardito, tesserato dal 1991 – La sinistra ha dimenticato da dove viene. Le regionali saranno il loro funerale».
A Sestri Ponente, nella sezione storica del Pci e oggi del Pd, Roberto Pignatelli, 70 anni di cui 50 spesi nella politica attiva, analizza così lo slittamento di voti del quartiere rosso verso Idv e Lega: «Raccolgono un malcontento diffuso, in parte dovuto alla crisi. E lo fanno grazie a toni populisti. Il Pd è in fase ancillare, il progetto deve consolidarsi». La parola chiave, che si tratti successo o di crisi, è sempre una: territorio. «La cosa che rincuora sono i giovani: un gruppo di 40 iscritti, su un totale di 464. Giovani intendo rispetto alla media, hanno anche 35-40 anni. Sono bravissimi e molto preparati. E tornano a fare politica di quartiere».
Un segnale che viene dato anche nelle zone interessate dalla moschea, dove il Pd sta per inaugurare un nuovo circolo, in via del Lagaccio, per «stare in mezzo alla gente», spiega il consigliere di Municipio Vincenzo Pagliuolo. Qui Idv e Lega hanno fatto il pieno. Ma la strada per convincere i delusi è appena iniziata.
Marco Grasso

HOME | MAPPA DEL SITO | CONTATTI | ISCRIVITI |
TUTTI I CONTENUTI DEL SITO SONO DISTRIBUITI SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS | CREDITI