EUROPEE: VITTORIA DESTRA PREOCCUPA TURCHIA SU ADESIONE
Secolo XIX 10/6/09
ANKARA. Adesso, vista da Ankara, l’Europa sembra ancora più lontana. Nel day after delle elezioni che hanno rinnovato il Parlamento di Strasburgo, la Turchia si interroga preoccupata sul futuro del suo processo di adesione all’Unione Europea.
Il successo dei partiti di centro-destra, capaci di accrescere la già nutrita schiera di deputati Popolari con 263 rappresentanti, e il crollo dei Socialisti, passati da 217 a 163 deputati, fanno temere che la pattuglia dei «turco-scettici» ponga nuovi ostacoli sul già accidentato percorso di Ankara verso l’Ue. Ma il dato che spaventa di più l’opinione pubblica turca è il risultato dei partiti di estrema destra, che per la prima volta avranno i numeri per formare un gruppo a Strasburgo. «Ci mancavano solo i razzisti», titolava ieri il quotidiano laico Vatan.
Stando alle dichiarazioni di molti nuovi eurodeputati, il rischio di ulteriori sbarramenti sul Bosforo sembra concreto. Al termine di una campagna elettorale definita «xenofoba» dal ministero degli Esteri di Ankara, le tensioni dell’esecutivo di Tayyip Erdogan con quei partiti – e quei governi – che del «no alla Turchia» hanno fatto una loro bandiera restano alte. «Il Parlamento europeo deve mantenere tutte le promesse fatte circa l’adesione della Turchia all’Unione Europea», ha ribadito ieri il premier. Lo sguardo preoccupato di Ankara è rivolto soprattutto a Parigi e Berlino, l’asse di ferro anti-turco uscito vincente dalla consultazione europea.
A sostegno delle aspirazioni turche sono arrivate ieri le dichiarazioni del premier svedese Frederik Reinfeldt, secondo cui la presidenza svedese di turno della Ue, che prenderà le redini dell’Unione europea a partire da luglio, lavorerà per accelerare i negoziati di adesione con la Turchia e con la Croazia: «La continuazione con la Turchia e la Croazia del processo di negoziato per l’adesione sarà una delle priorità della presidenza svedese, ma ciò dipenderà in gran parte dagli sforzi dei due Paesi».
Nelle prossime settimane dall’europarlamento dovrebbe arrivare l’ok per la conferma alla presidenza della Commissione europea di José Manuel Barroso, da tempo sostenitore dell’ingresso di Ankara nell’Ue. Per la Turchia, però, le buone notizie finiscono qui. Anche perché molti fautori della sua candidatura, dall’olandese Joost Lagendijk al finlandese Ari Vatanen, hanno lasciato Strasburgo. E non sembra una grossa consolazione, per il momento, il sorprendente trionfo in Francia dei verdi di Daniel Cohn-Bendit, che ha definito il tentativo turco il «miracolo del Bosforo».

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