CRISI: CEI; FASCE DEBOLI PIÙ COLPITE, AUMENTA DISPARITÀ

Secolo XIX 10/6/09
ROMA. In Italia piove sul bagnato: la crisi si accanisce con maggior forza sulle fasce più deboli della popolazione, i licenziamenti e la precarietà minano le basi per la costruzione e il mantenimento delle famiglie e il tessuto sociale rischia così di «sfilacciarsi». È l’allarme, di giorno in giorno più pressante, dei vescovi italiani, sempre più preoccupati di una crisi che non riguarda solo l’economia ma rischia di intaccare valori, storia, il futuro del Paese.
E mentre si avvicina la data annunciata per la pubblicazione dell’enciclica sociale di Papa Ratzinger (il prossimo 29 giugno la firma), sempre più spesso la Chiesa si mostra vicina al mondo del lavoro invitando gli imprenditori a evitare licenziamenti e i politici a offrire ammortizzatori sociali, ma soprattutto a non considerare chi lavora «una futile zavorra», un semplice «esubero».
La Cei sembra aver alzato la guardia a partire dall’assemblea generale svolta dal 25 al 29 maggio, e ieri, nel comunicato finale che riferisce del dibattito, i toni sono apparsi ancora più forti della prolusione introduttiva del cardinale Angelo Bagnasco. Tanto da incassare il plauso del Pd.
«Nessuno ignora il pesante impatto della sfavorevole congiuntura economica internazionale, di cui non si riesce a cogliere ancora esattamente la portata – si afferma nel comunicato della Cei – né si intende minimizzare l’impegno profuso da chi detiene l’autorità. Resta però evidente – denunciano i vescovi – che i costi del difficile momento presente ricadono in misura prevalente sulle fasce più deboli della popolazione».
Bagnasco, tre settimane fa, aveva invitato a non sottovalutare la crisi occupazionale in atto «come se si trattasse di alleggerire la nave di futile zavorra». Durante il dibattito i vescovi hanno precisato il tiro, sottolineando come «il termine “esubero” non tenga nel debito conto un tessuto sociale che va sfilacciandosi, a motivo delle disuguaglianze che aumentano invece di diminuire».
La Chiesa, pur impegnata in una vasta azione di solidarietà, tiene a precisare nel comunicato finale dei vescovi di non voler essere ridotta ad «agenzia umanitaria chiamata a farsi carico delle patologie della società, ma irrilevante rispetto alla fisiologia della convivenza sociale», né essere esclusa dall’«edificazione della società dell’uomo». Nessuna ingerenza, ma la fede – dicono – non si può disgiungere dalla ricerca del bene comune.
Ecco allora l’ennesimo appello per il lavoro ma anche per la famiglia, il cui sostegno «è indice di una visione precisa di società», per gli immigrati, che, se non aiutati a vivere in patria in condizioni dignitose, vanno aiutati a integrarsi nella società. «Una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico – dicono i vescovi alla Lega uscita più forte dalle elezioni europee – risulta insufficiente se non ci si interroga sulle cause profonde del fenomeno. Occorrre impedire da un lato che «i figli di Paesi poveri siano costretti ad abbandonare la loro terra, a costo di pericoli gravissimi, pur di trovare una speranza di vita», attraverso la ripresa e l’incremento di «politiche di aiuto verso i Paesi maggiormente svantaggiati». E dall’altro lato favorire l’effettiva integrazione di quanti giungono dall’estero, evitando il formarsi di gruppi chiusi e preparando “patti di cittadinanza” che trasformino questa drammatica emergenza in un’opportunità per tutti».
La crisi rischia poi di ritardare il compimento delle giuste attese dei terremotati d’Abruzzo. La Cei auspica «che per il prossimo autunno» tutte le famiglie terremotate dell’Aquila «abbiano una sistemazione adeguata». E aggiunge di sperare fra l’altro che, per la stessa scadenza, «le comunità possano disporre di locali decorosi per la socializzazione e l’esercizio del culto». «Molto resta da fare – osserva la Chiesa cattolica italiana – nel delicato passaggio dalla prima fase dell’emergenza al lento ritorno alla quotidianità».
I vescovi si attrezzano intanto, grazie al digitale terrestre, ad accrescere il proprio impatto comunicativo: l’emittente dei vescovi Sat2000 potrà ora entrare nelle case di tutti gli italiani, e lo farà con il nuovo nome di Tv2000. Domitilla Conte (Ansa)

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