Traffico di esseri umani, blitz in 7 Stati europei

Il Secolo XIX – 09 giugno 2009Traffico di esseri umani, blitz in 7 Stati europei

Una maxi operazione di polizia per contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina si è svolta fra la notte e l’alba in sedici città italiane e anche in sette Paesi europei.

Decine gli arresti che gli uomini della squadra Mobile di Venezia e del servizio centrale Operativo (Sco) hanno eseguito nei confronti dei membri di un’organizzazione criminale transnazionale, con base nella regione iraqena del Kurdistan, ma con diversi gruppi attivi in Italia, che negli ultimi tre anni avrebbe fatto entrare in Europa migliaia di clandestini curdi.

Contestualmente all’operazione nel nostro Paese, arresti sono andati in scena anche in Francia, Inghilterra, Germania, Belgio, Svizzera, Grecia e Svezia, in esecuzione di mandati d’arresto europei.

Gli indagati devono rispondere, tra l’altro, di associazione a delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’indagine è partita nel 2006 in seguito agli accertamenti fatti su un gruppo di clandestini bloccati a Venezia.

Le basi principali dell’organizzazione erano in Iraq e Turchia, anche se i gruppi operativi erano sparsi in diverse nazioni europee, in modo che ogni Paese – sia di transito sia di arrivo – fosse “coperto” da membri dell’associazione.

Frequenti, inoltre, erano i passaggi dei singoli membri da uno Stato all’altro, sia per evitare di finire nella rete delle polizie europee sia per la necessità dell’organizzazione di rafforzare i gruppi presenti in uno dei Paesi, in vista di un nuovo arrivo di clandestini.

Grazie alle intercettazioni e alle dichiarazioni rese da alcuni immigrati bloccati dalle forze di polizia, è stato possibile ricostruire la rotta seguita per raggiungere l’Italia: i migranti arrivavano dall’Iraq in Turchia, dove venivano nascosti in appartamenti o cantine, in attesa di proseguire il viaggio verso la Grecia, nascosti nei tir o anche a piedi.

Dalla Grecia, i clandestini arrivavano in Italia a bordo di traghetti di linea diretti a Venezia, Ancona, Bari e Brindisi, anche in questo caso nascosti all’interno dei camion; in alcuni casi, i clandestini partivano direttamente dalla Turchia, raggiungendo poi il nostro Paese a bordo di “carrette del mare”.

Una volta in Italia, venivano presi in consegna dall’organizzazione, che provvedeva a trasferirli verso i Paesi di destinazione, soprattutto Germania e Svezia, ma anche Francia, Svizzera, Gran Bretagna e Norvegia.

L’organizzazione, secondo quanto riferito dagli inquirenti, era «stabile, efficiente e strutturata», ben ramificata in tutta Europa, con referenti nei vari Paesi e in grado di presentarsi come «punto di riferimento» per altre organizzazioni coinvolte nella tratta di esseri umani.

Nel nostro Paese, in particolare, operavano diverse cellule – a Roma, Milano, Rimini, Ancona, Como, Venezia, Bolzano – collegate tra loro e ognuna con specifiche «zone d’influenza» e un forte «controllo del territorio».

L’associazione, hanno infine accertato le indagini, non esitava a mettere a rischio la vita degli immigrati, e in almeno un caso si sono registrate delle vittime: sarebbe avvenuto a Venezia, il 14 luglio del 2007, quando gli investigatori hanno trovato i cadaveri di quattro clandestini morti per asfissia in seguito alla rottura dell’impianto di refrigerazione del tir in cui erano nascosti.

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