Europa a destra, Italia pure

Commento ai risultati delle elezioni europee Venerdì 12 giugno alle ore 18 Società di Letture e Conversazioni Scientifiche (g.c.) Genova, Palazzo Ducale, atrio Est, 2° piano Moderatore Lanfranco Vaccari, Direttore del Secolo XIX Relazioni introduttive di: Alessandro Cavalli, Università di Pavia Giuseppe Casale, Università di Genova Antonio Longo, Direzione nazionale MFE Seguiranno interventi di rappresentanti di associazioni e partiti. Sono attualmente previsti: Francesca Balzani, neo eletta al Parlamento Europeo Maria Pia Bozzo, AICCRE Carlotta Gualco, Centro in Europa Maria Rosa Zerega, Verdi Claudio Basso, ACLI Liguria Antonio Graniero, CISL Genova Walter Massa, ARCI Liguria Bruno Sessarego, Centro Rosselli Genova Salvatore Vento, Circolo E. Mounier Ignazio Venzano, AEDE Stefano Zara Alberto Zoratti, Cooperativa Fair

Il risultato elettorale europeo lascia presagire una legislatura fortemente condizionata dal calo dello schieramento progressista e dall’avanzata delle forze dell’estrema destra.  Diventa così ancor più attuale il “Manifesto per un vero dialogo civile europeo” sottoscritto da numerosissime organizzazioni europee, con le quali/all’interno delle quali l’Arci opera da anni. (Leggi all’interno)

L’editoriale di Paolo Beni (Arcireport 21).

L’Europa democratica non decolla. L’esito del voto di domenica è doppiamente negativo. Anzitutto per l’astensionismo, mai così alto in trent’anni, segnale evidente di scetticismo e sfiducia verso le istituzioni europee. Di fronte a una crisi che colpisce condizioni di vita e di lavoro, sicurezza e beni essenziali, i cittadini non hanno la forza di esercitare la democrazia, rinunciano al voto, ripiegano su se stessi e lasciano spazio a derive autoritarie.
Lo spostamento a destra è netto. Dovunque in Europa si rafforzano i popolari e perdono consenso le sinistre. Le socialdemocrazie pagano l’assenza di efficaci strumenti di tutela sociale e di un progetto credibile per contrastare la crisi. La destra liberista, neoconvertita all’intervento pubblico in economia, appare più convincente agli occhi di un elettorato disilluso. Sfiducia, paura e rabbia foraggiano poi la crescita allarmante di formazioni neofasciste e apertamente xenofobe.
Non è migliore il quadro italiano. È pur vero che il Pdl non ha ottenuto il plebiscito in cui sperava e perde consensi rispetto a un anno fa, confermando qualche crepa nel feeling fra Berlusconi e i suoi elettori. È vero che il Pd, pur perdendo voti, evita il tracollo e si conferma forza consistente e rappresentativa, ma deve cedere molte amministrazioni locali. Preoccupa che crescano soprattutto i partiti che più hanno blandito gli umori dell’elettorato: il localismo xenofobo della lega e i giustizialismo dell’Italia dei Valori. Preoccupa l’ennesimo flop delle forze a sinistra del Pd, che pagano non solo l’iniqua tagliola del 4% ma anche la loro insensata frammentazione.
Sia a sinistra che a destra sembra trovare più spazio la protesta che la costruzione di un progetto politico. È un problema, perché il pericolo di una deriva antidemocratica è reale. Un progetto in grado di contrastarla efficacemente ha bisogno del concorso di molte forze diverse e non si improvvisa in campagna elettorale, richiede un percorso politico e culturale lungo, capace di calarsi dentro la società e ridare voce a chi stavolta è rimasto a casa.

Oggi nell’Unione Europea più di cento milioni di cittadini europei, riuniti in maniera libera e volontaria, operano nell’interesse generale della popolazione dell’UE all’interno delle organizzazioni della società civile portatrici di progetti nei settori dell’integrazione sociale, dei diritti umani, dell’ambiente dello sviluppo della cultura, dello sport, ecc.

Queste organizzazioni esprimono preoccupazioni legate ai loro campi specifici di intervento. Ma hanno anche la volontà comune di partecipare alla costruzione di un’Europa che sia rispettosa dei diritti dell’uomo e dei valori che ne costituiscono il fondamento, che sia attenta allo sviluppo sostenibile, di esempio nella solidarietà internazionale, portatrice dell’ambizione di un “vivere insieme” basato sulla giustizia sociale, la solidarietà, l’eguaglianza tra tutti i cittadini. Attraverso la loro azione esse contribuiscono al rafforzamento della coesione sociale dell’UE, e ciò conferisce loro un ruolo ancora più importante nel contesto di crisi economica e sociale che essa attualmente attraversa.

Le più importanti tra queste organizzazioni, strutturate in reti europee, hanno già presentato le loro rivendicazioni prioritarie rispetto ai settori di attività che le riguardano. Ma esse hanno anche preoccupazioni e rivendicazioni condivise, motivate dalla volontà di rafforzare lo spazio e il ruolo della società civile organizzata nella vita democratica dell’UE, rafforzando in questo modo una democrazia europea più partecipativa e più deliberativa. E’ questo il significato e l’obiettivo del presente manifesto.

Per noi la legittimità democratica dell’UE non consiste soltanto in una chiara definizione dei poteri e delle responsabilità delle sue istituzioni, ma parimenti implica – da una parte – che queste istituzioni godano della fiducia dei cittadini, e possano ottenere il loro impegno attivo verso il progetto europeo, e – dall’altra – che sia garantita a tutti gli attori rappresentativi della società civile organizzata la partecipazione effettiva alla vita democratica dell’Unione.

La democrazia partecipativa risponde alle attuali esigenze in materia di governance europea completando e rafforzando la democrazia rappresentativa. La partecipazione ed il coinvolgimento della società civile organizzata ai processi di formazione delle politiche, e di preparazione delle decisioni, rafforza la legittimità democratica delle istituzioni pubbliche, del loro lavoro e delle loro attività. La qualità del dialogo civile, come quella del dialogo sociale di cui è nello stesso modo un necessario complemento, è sempre e ovunque un indicatore della salute democratica delle nostre società.

Così le organizzazioni della società civile, sia nei singoli Stati membri che a livello europeo, sono ovunque attive per il riconoscimento della voce dell’associazionismo da parte delle istituzioni pubbliche.

A livello europeo, molte organizzazioni della società civile hanno partecipato al processo di unificazione e costruzione europea. Esse hanno un ruolo chiave da giocare nel far avanzare questo processo, affinché esso risponda pienamente alle aspettative della popolazione dell’Unione europea. Il mondo politico deve affrontare problemi di una complessità e grandezza crescenti, e le sfide con le quali l’Unione europea deve confrontarsi sono tali che fronteggiarle esige di tenere nel giusto conto l’insieme degli attori presenti sul territorio. Ed è proprio nel momento in cui numerosi cittadini giudicano le istituzioni europee distanti dalle loro preoccupazioni, che la posta in gioco è e importante.

Alla vigilia delle elezioni europee, le sottoscritte reti associative auspicano così di interpellare insieme i partiti politici. Al di là del dialogo più o meno permanente e strutturato che le reti europee hanno col tempo potuto sviluppare a livello settoriale con le istituzioni europee, si tratta ora, in effetti, di definire e dare luogo a un quadro generale strutturato, efficace e sostenibile per il dialogo civile europeo.

In questa prospettiva, pensiamo che il Parlamento europeo, al di là delle iniziative come le “Agorà dei cittadini” che ha organizzato nel corso dell’ultima legislatura, abbia un ruolo essenziale da sviluppare, affinché la voce delle associazioni sia pienamente ascoltata e riconosciuta dall’insieme delle istituzioni europee, e affinché si tenga conto degli apporti della società civile organizzata, in modo che le politiche rispondano, nel rispetto dei valori dell’Unione, alle esigenze ed alle preoccupazioni dei cittadini, in modo che essi abbiano nuovamente fiducia nella capacità dell’UE nel rispondere ai loro bisogni.

Conseguentemente ci aspettiamo dai prossimi eletti al Parlamento europeo che essi si adoperino attivamente per il riconoscimento e lo sviluppo del dialogo civile, insieme e accanto al dialogo sociale, che dev’essere anch’esso rafforzato.

Se il Trattato di Lisbona sarà ratificato da tutti gli Stati membri, il nuovo trattato sull’Unione europea includerà un articolo 11, che sostanzia la realtà della democrazia partecipativa e sarà portatore delle nostre aspirazioni e rivendicazioni. Ci aspettiamo quindi dai/dalle candidati/e alle elezioni europee che prendano chiaramente posizione rispetto alle nostre attese ed esplicitino il contributo che il Parlamento europeo potrà o dovrà apportare per corrispondere ad esse.

1. “Le istituzioni danno ai cittadini ed alle associazioni rappresentative, attraverso gli opportuni canali, la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori d’azione dell’Unione”.

Noi pensiamo che:

Le attuali procedure e strutture siano in larga misura inadeguate, e l’impatto dei contributi delle organizzazioni e delle reti della società civile all’elaborazione delle politiche dell’UE sia poco visibile

Le istituzioni europee debbano dare prova di una maggiore apertura riguardo al tenere conto, nel loro processo decisionale, degli esiti del dialogo civile

Noi chiediamo che il Parlamento europeo operi:

Per dei progressi supplementari e sostanziali nella trasparenza del processo decisionale, in particolare all’interno del Consiglio (pubblicità delle riunioni, accesso ai documenti di lavoro ecc.), essendo tale trasparenza necessaria per una partecipazione efficace ed attiva della società civile organizzata alle consultazioni sulle politiche dell’UE.

Affinché le istituzioni dell’UE (Parlamento europeo, Consiglio europeo e Commissione europea) permettano ed incoraggino una partecipazione accresciuta delle organizzazioni e della società civile nel processo di elaborazione delle politiche e delle decisioni comunitarie, così come nella loro attuazione. Il dialogo con le istituzioni europee deve inoltre facilitare la presa in conto del necessario dialogo che si sviluppa all’interno degli Stati membri

Affinché le istituzioni europee facciano un resoconto degli apporti del dialogo con la società civile organizzata e dell’acquisizione (o non-acquisizione) dei suoi contributi. Esse devono parimenti rendere noti i risultati delle decisioni prese dopo la consultazione della società civile organizzata

2. “Le istituzioni intrattengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e la società civile”.

Noi pensiamo che:

Il riconoscimento del diritto degli individui di associarsi debba concretizzarsi a livello UE attraverso la creazione di appropriati statuti europei.

A livello UE il dialogo civile debba appoggiarsi su associazioni o reti di associazioni riconosciute come rappresentative da parte della società civile.

Noi chiediamo che il Parlamento europeo operi:

Affinché, come già avviene per il dialogo sociale, le istituzioni dell’UE diano luogo ad un quadro formalizzato per il dialogo civile. Sono necessarie delle linee direttrici. Esse devono basarsi su un codice di buone prassi relative alle consultazioni, condivise da tutte le parti coinvolte.

Affinché siano introdotti degli statuti dell’associazionismo, delle società mutualistiche e delle fondazioni europee, in aggiunta agli statuti nazionali

Affinché, nell’ambito del dialogo civile, siano definiti e messi in opera, in concertazione con le istituzioni dell’UE e le organizzazioni stesse, dei criteri trasparenti e pubblici di rappresentatività delle organizzazioni europee della società civile.

Affinché, oltre alle associazioni la cui rappresentatività è riconosciuta, siano coinvolte, quando necessario, anche le altre organizzazioni il cui contributo ai temi trattati è accertato.

3. “Al fine di assicurare la coerenza e la trasparenza delle azioni dell’Unione, la Commissione europea procede ad ampie consultazioni delle parti interessate”.

Noi pensiamo che:

Le consultazioni sulle politiche dell’UE debbano svolgersi già dai primi stadi delle loro elaborazioni fino alla valutazione dello loro attuazione. E’ questa la condizione di un processo partecipativo realmente democratico

Le consultazioni debbano prendere in considerazione i contributi delle organizzazioni e delle reti della società civile di volta in volta sia a livello UE che a livello dei singoli Stati membri

La società civile ha bisogno di associazioni forti negli Stati membri. La situazione resta troppo diseguale. Il quadro europeo deve consentire di influenzare positivamente le pratiche di quegli Stati membri dove la legittimità del dialogo civile è, agli occhi dei cittadini, limitata.

Noi chiediamo che il Parlamento europeo operi:

Affinché il quadro di consultazione abbia un processo ampio. In particolare, esso deve beneficiare di un calendario appropriato (scadenza delle consultazioni ecc.)

Affinché il processo di consultazione benefici di un accordo inter-istituzionale che assicuri l’efficacia del dialogo con tutte le istanze europee coinvolte

Affinché il quadro istituzionale e le pratiche di consultazione a livello UE possano servire come esempio per gli Stati membri, laddove queste pratiche sono assenti o insufficientemente sviluppate. Ma anche affinché il quadro istituzionale possa a sua volta beneficiare delle buone prassi individuate nei singoli Stati membri, adottandole al contesto europeo

Al di là delle disposizioni dell’art. 11 del Trattato UE, affinché il dialogo civile europeo sia pienamente effettivo efficace e riconosciuto, noi chiediamo l’appoggio dei parlamentari europei per ottenere:

- La proclamazione ufficiale dell’anno 2011 come Anno europeo del “Volontariato”: ciò costituirebbe una particolare opportunità per valorizzare il ruolo degli attori dell’associazionismo, dei volontari, e delle loro organizzazioni rappresentative nella vita economica sociale e civica.

- L’organizzazione di una Conferenza annuale della società civile organizzata, come occasione privilegiata per dibattere sull’evoluzione del progetto europeo e sulle scelte per le politiche pubbliche dell’Unione.

- La designazione di un Commissario europeo incaricato delle relazioni con la società civile organizzata e del dialogo civile, che assicuri così ad esso una credibilità piena

- Una politica coerente di finanziamento degli attori europei rappresentativi della società civile organizzata affinché essi possano svolgere pienamente il loro ruolo nel dialogo civile.

- La messa in atto di un quadro di dialogo civile strutturato e continuo tra le organizzazioni della società civile, e tra queste e le istituzioni dell’Unione, appoggiandosi sul quadro istituzionale esistente

In conclusione pensiamo che, in occasione delle elezioni europee, debbano essere presi degli impegni, da parte dei partiti politici, affinché si crei un clima favorevole allo sviluppo ed all’espansione del dialogo civile, sia a livello nazionale che europeo, e affinché le disposizioni del nuovo trattato che sostanziano la realtà della democrazia partecipativa non restino lettera morta

Sostengono questo manifesto le seguenti organizzazioni:

Forum civique européen (Forum Civico Europeo)
COFACE (Confederazione delle organizzazioni per le famiglie dell’Unione Europea)
AEDH (Associazione europea per la difesa dei diritti umani
Youth Forum Jeunesse
Eurochild (Rete delle organizzazioni per i diritti dell’infanzia)
Social Platform (Piattaforma delle ONG europee del settore sociale)
ILGA (Associazione Internazionale Gay e Lesbiche),
EUCIS-LLL (Piattaforma europea della società civile per l’educazione e la formazione permanente)
Mouvement européen (Organizzazione internazionale per l’unità europea)
FEPH (Forum Europee delle persone con handicap)
Centre Européen des fondations
RED (Rualità, ambiente, sviluppo)
Raggruppamento delle ONG prestatarie di servizi sociali (Solidar, EASPD – Associazione europea dei prestatari di servizi per le persone handicappate, CEDAG – Comitato Europeo delle associazioni di interesse generale)
BEUC (Ufficio Europeo delle Unioni dei consumatori)
Lobby europea delle donne, HRDN (Rete per i diritti umani e la democrazia)

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