L’Europa fa un altro passo verso una strategia comune sui rom
Il Consiglio Ue ha adottato ulteriori conclusioni, che includono anche 10 principi per la loro integrazione. Tra questi: la necessità di un intervento orchestrato delle autorità pubbliche e di un coinvolgimento dei rom nei processi decisionali
LUSSEMBURGO – Un altro piccolo passo avanti verso una strategia europea sui rom: ieri il Consiglio dell’Unione europea, nella sua formazione Affari sociali e occupazione, ha adottato ulteriori conclusioni sui Rom, le quali includono anche 10 principi comuni per la loro integrazione.
Questi principi sono il frutto del lavoro della piattaforma europea integrata sull’inclusione dei rom, che li ha adottati al termine della sua prima riunione, tenutasi a Praga il 24 aprile scorso. In essi si sottolinea la necessità di un intervento orchestrato e mirato da parte delle autorità pubbliche a ogni livello, dal locale al comunitario, accompagnata dalla necessità imprescindibile di includere i rom in tutti i processi decisionali che li riguardano.
La situazione dei rom viene letta nelle conclusioni del Consiglio come una tragedia umana e potenziale focolaio di tensioni sociali. Per affrontare la questione in modo efficace, i vertici dell’Ue ritengono che sia necessario un approccio esplicito ma non esclusivo, nel senso che le politiche a favore dei rom non devono escludere interventi a favore di persone nelle stesse condizioni di povertà ed esclusione. L’obiettivo è inserire i rom nella società maggioritaria (‘mainstreaming’) per combattere l’esclusione, nel rispetto della diversità culturale e tenendo conto delle questioni di genere. Ciò è in contrasto con le politiche del passato che, soprattutto nei Stati del blocco orientale, tendevano a segregare i rom ai margini della società, ad esempio con scuole ‘speciali’ per i loro bambini o programmi di occupazione ‘dedicati’.
Per raggiungere questi obbiettivi è fondamentale, in base ai principi comuni, che vi sia un flusso continuo di scambio di buone prassi tra i vari attori europei e un uso completo e consapevole degli strumenti finanziari (Fondo sociale europeo e altri fondi strutturali) e legali (direttive antidiscriminazione, ecc.) propri dell’Unione europea. Fondamentale anche l’apporto della società civile e in particolare, come già detto, delle organizzazioni rom, al fine di incrementare pratiche di cittadinanza attiva da parte di questa minoranza.
Secondo il responsabile politico di una ong rom, “non si tratta di un grande progresso. Sono linee guida molto generali e di scarsa portata. All’Europa chiediamo non parole ma azioni”. Ad ogni modo, grazie all’adozione da parte del Consiglio di queste conclusioni, la questione rom continua a rimanere nell’agenda politica europea, con il prossimo grande appuntamento fissato per l’8 aprile 2010, quando la futura presidenza spagnola dell’Ue ospiterà a Granada il secondo Summit europeo dei rom. Nel frattempo c’è da monitorare come l’ascesa di forze politiche xenofobe in tutta Europa influenzerà il posizionamento della questione rom nella lista di priorità europee. (mm)
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