Quei 170 mila liguri sotto la soglia della povertà
Repubblica 5/6/09
PAOLO ARVATI
In un bel saggio pubblicato dalla rivista In Europa Luca Beltrametti, professore di politica economica nell´Ateneo genovese, segnala un paradosso ligure: proprio la fragilità della nostra economia potrebbe proteggere la regione dall´impatto più violento della crisi mondiale. Fattori di protezione sarebbero i redditi da pensione, il numero dei dipendenti pubblici, la composizione settoriale dell´economia regionale, in particolare l´ipertrofica dimensione dei settori terziari tradizionali, infine la modesta incidenza delle esportazioni sul PIL, risultato di un sistema produttivo meno globalizzato. Sono noti i dati che sostengono questa tesi. Per esempio in Liguria si contano 50 pensioni per 100 abitanti contro un valore nazionale di 39 e i dipendenti pubblici rappresentano oltre il 21% degli occupati contro il 12 circa del Nord. Questi dati suggeriscono che i redditi dei liguri sono meno esposti agli effetti della recessione. Il paradosso ligure però non può e non deve rallegrare. «Quando l´economia mondiale ripartirà – osserva Beltrametti – la Liguria rapidamente tornerà a essere una regione poco dinamica, in uno dei paesi meno dinamici del panorama internazionale».
La tesi del paradosso ligure, condivisibile, va integrata. Non ci si può illudere sui fattori protettivi rappresentati dalle nostre fragilità, come dimostra il recente Rapporto annuale dell´ISTAT che analizza l´andamento del reddito delle famiglie dal 2001 al 2006.
A fronte di un incremento medio nazionale del 17,3%, con punte del 21,9 del Lazio, del 19,7 della Lombardia, del 18,8 del Veneto, del 18,3 del Piemonte, la Liguria registra un +11,2%, la crescita più bassa di tutte le regioni italiane. Strettamente collegati a questi dati sono le “stime di povertà relativa” diffuse dall´ISTAT nell´autunno scorso e riferite al 2007. La Liguria registra un forte aumento delle famiglie povere, la cui incidenza sul totale passa dal 6,1% del 2006 al 9,5 del 2007. Il peggioramento ligure è uno dei più gravi a livello nazionale. L´incidenza della povertà relativa in Liguria si avvicina ormai al valore nazionale che è dell´11,1% ed è nettamente superiore al valore medio delle regioni del Nord che è del 5,5. Nei giorni scorsi il Ministero dello Sviluppo Economico ha diffuso una rielaborazione delle stime riferita alla popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà. A fronte di un valore nazionale del 12,8%, la Liguria presenta un pesante 10,5 che la colloca come fanalino di coda di tutte le regioni sia del Nord sia del Centro Italia. Se la stima è corretta, vuol dire che quasi 170.000 liguri vivono al di sotto della soglia di povertà.
Questi dati sono riferiti al 2006 e al 2007, ben prima della grande crisi. C´è da chiedersi quali potranno essere i valori del 2008 e ancor più del 2009. A livello nazionale la povertà è una maledizione che riguarda soprattutto il Sud e le famiglie numerose. Nel Centro Nord, oltre le famiglie numerose, la povertà interessa sempre più gli anziani, specie quelli in coppia e ancor più quelli soli. Ecco spiegato il caso genovese e ligure. Per anni la composizione demografica sul piano economico ha rappresentato una risorsa, più che un problema, in considerazione anche del valore mediamente un po´ più alto delle pensioni. Per anni i trasferimenti previdenziali hanno rappresentato per le famiglie un ombrello protettivo nei confronti dei rischi di un mercato del lavoro difficile, caratterizzato in buona parte da precarietà e irregolarità. Oggi questo sistema di protezione familiare sta franando e non solo a causa dei recenti colpi della crisi. Da tempo la società ligure galleggia, ora il rischio è che la barca della società locale affondi.

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