Questura e Alemanno vietano la piazza
Manifesto 4/6/09
GAY PRIDE A ROMA
(giacomo russo spena)
Il Roma Pride del prossimo 13 giugno è alle porte. Ma gli organizzatori non hanno ancora il permesso di scendere in piazza, anche l’ultima proposta s’è fermata di fronte all’ennesimo diniego della questura. Prima i promotori avevano chiesto San Giovanni, «la piazza delle rivendicazioni e del Family day», ma è stata negata per motivi di ordine pubblico (in concomitanza c’era una celebrazione religiosa). Poi la scelta è ricaduta, mediando, sul percorso dello scorso anno: l’itinerario piazza Repubblica-piazza Navona. Altro divieto perché violerebbe quel protocollo sui cortei voluto dal sindaco Alemanno e firmato da questura, prefettura, partiti (tranne quelli di sinistra) e sindacati. «Sono pretesti per non farci manifestare, sono scelte politiche dettate dalla forte ascendente del Vaticano sulla politica», tuona il Circolo di cultura omosex Mario Mieli che annuncia, nel caso non si sbloccasse subito la situazione, il ricorso al Tar: «I nostri avvocati sottolineeranno che i dinieghi della questura hanno motivazioni risibili». Intanto il sindaco Alemanno, che per il secondo anno di seguito non ha patrocinato il Pride a differenza di Provincia e Regione, spiega di non poter dare deroghe. Scaricando le responsabilità sulla questura. Ma in passato per cortei nazionali deroghe sono state date e i percorsi proposti al momento non sono attuabili per motivi tecnici. Aurelio Mancuso, presidente dell’Arcigay, parla non a caso di «intimidazioni» e di imbavagliamento a un «grande movimento per le libertà, la laicità e i diritti civili che non subirà mortificazioni o ridimensionamenti, mai inflitti ad altre iniziative politiche e sociali». Qualora comunque non si trovasse nei prossimi giorni un accordo con le istituzioni locali il movimento lgbt si dice pronto a violare quel protocollo «da noi mai ratificato» invitando, come fa il coordinamento Facciamo Breccia, «tutte le realtà antifasciste e autodeterminate alla mobilitazione in difesa di quell’agibilità politica che, se sconfitta il 13 giugno, segnerà una grave battuta d’arresto per tutti i soggetti politici».

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