Nuovo rapporto con l’islam finisce l’era bush
Secolo XIX 4/6/09
il discorso
RIAD. «Si è creata innegabilmente nel tempo una frattura tra l’Islam e gli Stati Uniti. Non è una frattura che possiamo ricomporre con un solo discorso o anche nell’arco di una intera amministrazione». La Casa Bianca non ha illusioni. L’atteso discorso che il presidente Barack Obama pronuncerà oggi alla Università del Cairo sarà solo «un passo» nel lungo cammino da percorrere per riavviare un dialogo tra gli Usa e il mondo musulmano.
Il testo del discorso, che durerà 45 minuti, non è ancora definitivo. Obama sta continuando a lavorarci, un lavoro iniziato mesi fa. Anticipando il contenuto del discorso, la Casa Bianca ha spiegato che la prima parte sarà dedicata alle «percezioni sbagliate» che rendono difficile il dialogo tra le due parti. Obama metterà in evidenza il contributo dato dai musulmani alla storia del mondo e dell’America. Il presidente Usa affronterà anche la questione della pace tra Israele e palestinesi: non sarà troppo specifico nelle possibili soluzioni ma illustrerà il suo punto di vista, ha anticipato Ben Rhodes, uno degli autori del discorso. Vi sarà anche una parte dedicata alla esigenza di rispettare i diritti umani e i valori democratici. Quindi Obama descriverà una serie di partnership possibili, puntando alla cooperazione scientifica e tecnologica.
Il discorso sarà posto sulla pagina Internet della Casa Bianca in tredici lingue diverse. Sarà in oltre diffuso su MySpace, Facebook e anche usando Twitter.
L’ultimo discorso in Medio Oriente del suo predecessore provocò un lancio di scarpe. Barack Obama non deve quindi temere confronti: può solo migliorare.
In una serie di interviste alla vigilia della sua partenza per il Medio Oriente e l’Europa Obama aveva già messo le mani avanti. «Un discorso non può risolvere da solo i problemi del Medio Oriente», ha detto. «Mi rendo perfettamente conto che la gente si aspetta fatti, non parole. Ma questo discorso vuole segnare l’inizio di un dialogo e vuole essere solo un passo avanti in questa direzione».
Del resto Obama ha già lanciato una lunga serie di segnali al mondo musulmano: dalla «mano tesa» all’Islam nel discorso dell’inaugurazione, alla decisione di chiudere il carcere di Guantanamo e di abolire la tortura. Durante la visita in Turchia in aprile Obama ribadì che gli Stati Uniti «non sono e non saranno mai in guerra» con l’Islam.
Critiche ha suscitato la decisione di scegliere l’Egitto per il discorso al mondo musulmano, cioè un paese che ha sicuramente un ruolo chiave nel mondo arabo e musulmano ma che è guidato da un presidente inamovibile come Hosni Mubarak, che ha mantenuto il potere violando i diritti umani e reprimendo i tentativi di progresso democratico all’interno della società egiziana.
Questa era l’accusa che fu fatta a suo tempo al presidente George W. Bush: non serve promuovere la libertà e la democrazia se poi si sostengono i regimi autoritari.

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