«Calcio senza confini», torneo d’immigrati
Manifesto 4/6/09
Federico Cartelli
Mentre la stagione calcistica nazionale sta per concludersi, a Lecce ha preso avvio un campionato con 14 squadre della durata di tre mesi. E’ in pieno svolgimento (da aprile a luglio) il primo campionato di «Calcio senza confini», disputato da rappresentanze dei numerosi immigrati inseriti in modo organico nel tessuto sociale del capoluogo salentino. Gli immigrati nelle città che li ospitano, proprio perché organizzati, tendono a «chiudersi» all’interno delle comunità etniche di origine generando spesso, reciprocamente, contrapposizioni sociali. Per evitare questo tipo di tensioni, due associazioni culturali leccesi hanno dato vita a un torneo di calcio che stimoli all’aggregazione e contribuisca a far superare latenti forme di discriminazione e razzismo.
L’agenzia culturale Bfake e le officine culturali Ergot, patrocinate dall’Azienda sanitaria locale di Lecce, hanno coinvolto nel progetto quasi tutte le comunità delle varie etnie presenti sul territorio comunale. Espressione delle etnie più nutrite, sono le nazionali «leccesi» del Montenegro, dell’Albania, del Senegal e del Brasile. Al campionato di calcio partecipano anche gruppi informali, privi di etichettature ideologiche, che sostengono esclusivamente i valori della cooperazione, dell’integrazione e della multiculturalità. Le rappresentative si affrontano in un torneo a due gironi di sette squadre ciascuno: sei squadre in campo mentre la settima, a rotazione, riposa. Il tutto è regolato da classifiche e punteggi, ma non essendoci trofei in palio, le partite si giocano all’insegna della sana sportività. Il fine è anche di attrarre attraverso manifestazioni ricreative di contorno alle gare (presentazione di libri, pause musicali, contaminazioni d’arte) persone che non debbono sentirsi fra loro straniere in terra straniera.
Da ritenere costruttiva l’iniziativa della Asl di Lecce nell’aver recuperato e reso fruibile un impianto sportivo semi-abbandonato. Si tratta di un campo di calcio regolamentare realizzato in tempi remoti all’interno dell’ex ospedale psichiatrico.

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