In Liguria vive in povertà una famiglia su dieci

Secolo XIX 3/6/09
la crisi
Il ministero: è un caso isolato al Nord. In Lombardia la media è del 5,3%
genova. Una famiglia su dieci, in Liguria, vive sotto la soglia di povertà. Il 10,5%, per la precisione, contro una media nazionale del 12,8%. I dati emergono dal “Rapporto Annuale 2008 del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica sugli interventi nelle aree sottoutilizzate” diffuso dal ministero dello Sviluppo economico, e testimoniano come la Liguria sia l’unica regione del Nord Italia nella quale l’indice di povertàè superiore al 10%.
A livello italiano il primato negativo spetta alla Sicilia, dove risulta vivere con redditi bassissimi una persona su tre (31,8%). Tutte al Sud le Regioni più povere, comprese Sardegna (24,6%) e Molise (14,3%), mentre tra le Regioni settentrionali un tasso percentuale di povertà a due cifre è riscontrabile, appunto, solo in Liguria, che comunque si colloca sotto la media nazionale. Il Veneto (3,4%) , la Toscana (4,1%) e la provincia di Bolzano (5%) sono, secondo il ministero, le aree con una minore incidenza. Percentuali minime si registrano anche in Lombardia (5,3%) e provincia di Trento (5,9%).
Lo studio analizza la situazione del Paese con un’attenzione particolare alle differenze strutturali tra aree. «Le origini internazionali dell’attuale difficile congiuntura economica – sottolinea il ministro Claudio Scajola nell’introduzione al Rapporto – non devono distrarre l’attenzione dai problemi strutturali del Paese e segnatamente del Mezzogiorno, che acuiscono l’impatto del ciclo economico sui territori». Per il ministro la «questione meridionale»è«questione nazionale» e «la complessità della situazione impone rigore nell’analisi e coraggio nelle scelte, soprattutto nell’individuazione delle possibili linee di intervento verso cui orientare risorse finanziarie sempre più limitate». Alle differenze croniche tra Nord e Sud si è aggiunta la crisi e «le possibilità di riscatto delle Regioni del Mezzogiorno sono state fortemente condizionate dal progressivo arretramento, in termini di prodotto e competitività, di tutto il Paese», rileva ancora Scajola. Tornando agli indicatori sulla povertà, non solo tutte le Regioni del Sud risultano con indici superiori alla media nazionale ma risulta anche in alcuni casi un peggioramento negli anni. Se nel 2002 i siciliani che vivevano in famiglie al di sotto della soglia di povertà erano il 23,1% della popolazione, nel 2007 sono schizzati al 31,8%. A questo si aggiungono altri indicatori di disagio: nel 2008, per esempio, l’11,7% degli italiani ha denunciato irregolarità nell’erogazione dell’acqua; una percentuale che quasi raddoppia (20,6%) nel Mezzogiorno e che tocca punte del 30,8% in Calabria. Disagi a casa e nel lavoro: il record del lavoro irregolare – sempre esaminando le tabelle del Rapporto sui cosiddetti «indicatori di contesto» – spetta alla Calabria con il 26,9% rispetto alle unità complessive di lavoro. Oltre il doppio rispetto al 12,15 della media nazionale.E proprio sul tema dei redditi è intervenuto ieri, replicando a Scajola, il segretario del Pd, Dario Franceschini: «Accanto agli interventi strutturali servono interventi di emergenza», ha detto, «perché chi oggi non ha, chi è a zero euro, non può aspettare la fine della crisi. L’ottimismo predicato dal premier non basta». Il presidente della Repubblica, ha ricordato Franceschini, si è richiamato alla coesione sociale, per dire che dalla crisi non si può uscire con un aumento della diseguaglianza sociale: «Noi abbiamo avanzato molte proposte per interventi di emergenza, ma regolarmente ci sono state tutte bocciate: l’assegno di disoccupazione; la riduzione dell’acconto delle imposte di giugno dal 40 al 20%; l’aumento di 2 punti dell’Irpef per i redditi più alti in aiuto delle situazioni di povertà; il progetto in favore di centomila giovani laureati e diplomati del Mezzogiorno per un inserimento nel mercato del lavoro».

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