«La scuola non respinga noi e i nostri figli incolpevoli»

Secolo XIX 03/06/2009
La lettera di un padre cileno nella giornata della Don Milani, a Genova, contro il disegno di legge sulla sicurezza. Musiche, film e dibattiti in nome della solidarietà
GLI STUDENTI IN VISITA
GENOVA. Si è tenuta alla scuola media Don Milani una giornata dedicata alla solidarietà nei confronti degli studenti stranieri e delle loro famiglie. Un “no” deciso al ddl della sicurezza che li vuole messi all’indice, una solidarietà manifestata attraverso letture, film, musica, perfino con le scritte sulle magliette. In uno dei gruppi che si alternavano nelle aule e nel giardino è stata data lettura di questa lettera di un genitore straniero che riportiamo .
«….Continuo a cercare una soluzione ai nostri problemi. Maximiliano ancora non ha il permesso di soggiorno e il nostro resta un permesso per cure mediche, cosa che non ci permette di avere una vita tranquilla e di preoccuparci soltanto della malattia di Cony. Secondo la questura non si può fare nulla perchè questa è la legge e l’unica soluzione che ci ha proposto è di ritornare in Cile, e da lì chiedere un permesso di soggiorno. Chiedere un permesso alle autorità cilene questa è la parte più preoccupante, perchè siamo stati noi che abbiamo denunciato le autorità cilene (che negavano cure per gli ammalati di Fibrosi Cistica), siamo stati noi che abbiamo presentato denuncia ministri e presidenti davanti alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani. Abbiamo ricevuto strane telefonate e ci hanno minacciati di morte. Come possono oggi darci il permesso di ritornare in Italia? E d’altro canto è impossibile che vada in Chile solo mia moglie. Chi si occuperebbe di Cony, Maximiliano ed Elisabeth? Sono molto preoccupato per quanto sta accadendo in Italia. In Italia qualche Ministro ha detto che è il Cile è un paese da imitare. In Cile oggi è tutto privatizzato (globalizzato): la salute, i trasporti, la scuola, l’acqua, la luce, le pensioni, il telefono ecc? L’inizio di tutto è avvenuto coi fucili durante la dittatura militare e dopo con le menzogne durante la democrazia. Adesso la globalizzazione sta avvenendo in Italia,facendo finta di offrire dei cambiamenti per migliorare le vite degli italiani. Vogliono far credere che noi extracomunitari siamo colpevoli, come se tutti fossimo delinquenti. E’ diventato il cavallo di battaglia per sporche campagne elettorali, gli extracomunitari rubano, stuprano, ma siamo in tanti a lavorare onestamente e ad amare questo Paese. Mia figlia Cony vive grazie all’Italia. Se fossimo rimasti in Cile oggi Cony non ci sarebbe più. Ho letto con molta preoccupazione sul Secolo XIX, un articolo in cui parla anche il Dirigente Scolastico della Don Milani (dove studia mio figlio Maximiliano) dove si dice che i bambini irregolari devono essere denunciati secondo il decreto sicuressa. Quando siamo arrivati nel 2003 ho parlato con la maestra di Maximiliano (scuola San Giuseppe). Le ho raccontato della riforma dell’educazione fatta nel mio Paese, degli 11000 insegnanti rimasti senza lavoro, ma lei mi ha risposto che in Italia una cosa del genere non sarebbe mai accaduta. Ma adesso la scuola San Giuseppe non esiste più…Ringrazio comunque chi ci accoglie. Durante la seconda guerra mondiale il Cile ha accolto 60.000 italiani e nessuno è stato respinto e rimandato a casa». Patricio Ossa

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