«Flicker», la libertà di non essere genere

Manifesto 3/6/09

4 -11 GIUGNO L’opera di Nik Sheehan al Mix, festival gay e lesbico di Milano

Cristina Piccino
La vita di Brion Gysin comincia in un ospedale militare del Canada, nel 1916, continua prima della seconda guerra mondiale a Parigi, dove il ragazzo conosce e frequenta il surrealismo di Breton, De Chirico, Tanguy, Duchamp, si sposta a Tangeri, negli anni Cinquanta, l’epoca di Paul Bowles e di altri indocili sperimentatori della poesia e della coscienza che scelgono il Marocco come luogo di vita e di arte. È lì che Gyron apre un ristorante, le Mille e Una Notte, scopre la musica dei Joujouka, maestri sufi della trance grazie al suo socio, Mohamed Hamri. E incontra William Borroughs, una complicità artistica e emozionale di meravigliosi «border line eretici» (così amava definirsi Gysin). Nel flusso lisergico della coscienza creativa arrivano al cut up poetico di Naked Lunch (Gysin partecipa anche alla scrittura di Interzone), che visivamente prenderà forma nella «Dream Machine« la macchina dei sogni che Gysin inventa con l’idea di tradurre in percezione sensoriale quel flusso poetico, e reciprocamente di rendere verso il senso alterato, anzi meglio espanso, di una coscienza che esplorava (anche grazie all’uso mirato delle droghe) limiti fino allora impensabili. La Dream Machine è una rivoluzione. Racconta Marianne Faithful della sorpresa, e anche del disorientamento profondo, che produssero le prime prove di quella «macchina dei sogni», la luce stroboscopica, che alternava luce/buio fino a quasi la trance. È chiaro che Gyron vi porta anche la conoscenza acquisita negli anni in Marocco, nell’incontro con la cultura sufi, e del resto era questa dimensione di alterità che seduceva i poeti più radicali del momento spingendoli al viaggio, al deserto, all’altrove.
Flicker del canadese Nik Sheehan è tra le proposte di Mix, il festival gay e lesbico di Milano, che si apre domani. Un cartellone molto vario, che tra documentari, finzione, produzioni indipendenti e autori più «consolidati», prova a disegnare una cartografia di immagini intorno a un cinema omosessuale che, col tempo, sempre di più si sottrae al genere. Ecco dunque dalla Repubblica ceca The Country Teacher di Bohdam Slama, un giovane insegnante che parte per la campagna, dove puòvere la sua omosessualità. O Monika Treut col suo film tra Germania e Taiwan: Ghosted, un amore e tre donne nella fascinazione del fantasma che è anche un gesto di amore verso il cinema asiatico.
Lo stesso Flicker dichiara questa libertà. Costruito come un documentario abbastanza «classico», non accentra sul «genere» (pure se Gysin è omosessuale) la sua ricerca. È piuttosto una scena antagonista di controcultura che si delinea attraverso incontri e racconti, amici di Gysin , esperienze artistiche e di ricerca intrecciate a quella scena della Beat Generation che mutò radicalmente il paesaggio della conoscenza. Flicker utilizza molte immagini di archivio dove vediamo Brion Gysin in interviste e in foto private, ma soprattutto prova a narrare il suo «personaggio» concentrandosi sull’invenzione poetica, la Dream Machine. E su cosa ha significato per chi è venuto dopo, o per chi ne ha provato l’impatto. Come i Sonic Youth. Lee Ronaldo con la Dream Machine ha scoperto l’alternanza le sospensioni musicali, i «vuoti» dei fraseggi, Gyrin del resto collabora anche con Steve Lacy. Genesis P. Orridge, artista transgender, e stella della scena body art più estrema, dallo straniamento della Dream Machine si ispira per ribaltare il sistema dei segni e del corpo, oltre il dolore, così come viene interpretato in scena. Anche Orridge aveva conosciuto Gysin tramite Borroughs, e da lì aveva iniziato a lavorare sulla performance, in particolare sui tabù sessuali e l’ipnosi. Fino allo spettacolo/evento Prostitution realizzato insieme a Cosey Fanni Tutti che aveva scatenato scandalo e un dibattito al parlamento inglese (siamo nel ’76).
Ma allora, cosa è la Dream Machine? Una forma di conoscenza e, un mezzo per rovesciare il sentire comune, la scala dei valori consolidati, l’idea stessa dell’arte, musica, poesia, visione che sia. Un potente strumento di rivolta e di piacere di una cultura antagonista che affermò lo stato d’alterazione come struttura del mondo. In fondo è il presupposto degli immaginari Glbt, almeno fino a un certo punto, se pensiamo al film di Lou Ye (Spring Fever) (premio a Cannes per la sceneggiatura), l’elemento più interessante della sua sessualità espansa, è proprio la fascinazione degli etero nei confronti di un universo (quello gay o travestito o transgender) in cui si pratica il piacere, il gusto per la vita, quasi una zona liberata rispetto alla realtà. Per questo perseguitata duramente…

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