«Don Prospero deve pensare ai fedeli e non alla moschea»

Secolo XIX 03/06/2009
lo scontro al lagaccio
Il comitato cittadini Centro Est contesta il parroco
che aveva organizzato
una preghiera aperta
ai musulmani

«SI PARLA di strumentalizzazione, ma noi non siamo politicizzati e non siamo interessati alle elezioni». Felice Ravalli, presidente del Comitato cittadini Centro Est, replica così a don Prospero Borzani, parroco della chiesa della Nostra Signora della Provvidenza che sabato, in occasione della Pentecoste, aveva organizzato nei giardini pubblici di via Vesuvio una preghiera interreligiosa aperta anche ai musulmani. A scaldare gli animi di alcuni residenti era stata in particolare la richiesta «di non farsi il segno della croce al termine della lettura del Corano, in segno di rispetto».
Dopo le proteste di alcuni residenti, sulla questione sono intervenuti duramente sia la Destra di Francesco Storace che la Lega Nord. Secondo il parroco, la vicenda è stata «strumentalizzata». «Don Prospero dovrebbe pensare al bene dei suoi fedeli, invece pare che della Chiesa se ne freghi – continua Ravalli – Quanto alla moschea, se verrà piantato anche solo un paletto per l’inizio dei lavori verrà divelto».
E sul sito internet del Secolo XIX, la notizia divide i lettori. «Le regole sono chiare e non consentono la preghiera comune interreligiosa – scrive Pietro P. – Finché pretende di rimanere parroco, faccia quello che dice il Papa». Sergio Sanguineti, fa notare che con i musulmani «manca il principio di reciprocità». «Non capisco perchè possa dare fastidio il segno della croce», si domanda Torematore. Mentre Pier Giuseppe definisce quella di Don Prospero «una provocazione».
Altri apprezzano il gesto del parroco. «Meno male che ci sono ancora preti così!», scrive un lettore. «Quest’uomo è di un’umanità che si riscontra in poche persone», dice Manumanu. Angelo Chiapparo, presidente dell’associazione di zona Quartiere in Piazza, ricorda la tradizione di «parrocchia di frontiera» del Lagaccio, dimostrata nell’ «accoglienza agli immigrati meridionali» e nell’abbattimento dei muri nei confronti della «numerosa presenza comunista nel quartiere».
Inevitabilmente, i commenti finiscono spesso sull’argomento caldo: la moschea: «È contraria la maggioranza del quartiere – afferma Marco – E i più incalliti sono di sinistra».
Don Prospero, criticato già alcuni mesi fa per aver messo un piccolo minareto nel presepe, oggi replica così: «Purtroppo anche io penso che la maggioranza abbia sempre paura del diverso. Nel conflitto mondiale erano gli ebrei, dopo i meridionali. Questo perché il diverso mette in crisi le proprie sicurezze. Il cristiano non deve aver paura perché dall’incontro con l’altro nasce un arricchimento. Quanto alla preghiera interreligiosa, l’importante è che siano salvate le distinzioni. Insieme ma non confusi, come dice il decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano Secondo». E, alla domanda se rifarebbe la stessa cosa dopo tutte queste reazioni, risponde : « La rifarei forse spiegando meglio ancora le intenzioni, in modo che possano essere capite anche da chi non vuole capire».
Marco Grasso

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