Giustizia in piazza
Manifesto 29/5/09
Una manifestazione contro il disegno di legge sulla sicurezza e i respingimenti in mare degli immigrati. In occasione del G8 dei ministri degli Interni e della Giustizia, previsto per oggi e domani a Roma, il movimento torna in piazza
Carlo Lania ROMA
ROMA
Il pretesto è il G8 dei ministri degli Interni e della Giustizia che comincia oggi a Roma, ma il vero obiettivo è quello di opporsi alle «leggi razziste» del governo Berlusconi. Domani, poco dopo che l’ennesimo vertice tematico avrà chiuso i battenti, il movimento tornerà in piazza per una manifestazione nazionale contro il disegno di legge sicurezza e le sue norme anti-immigrati, i respingimenti in Libia dei barconi carichi di clandestini e il modo in cui il governo sta fronteggiando la crisi economica. La manifestazione, alla quale hanno aderito centri sociali, reti di migranti, movimenti contro il precariato e di lotta per la casa, è stata indetta dalla Rete NoG8 in seguito alla morte di Nabruka Mimuni, la donna tunisina che si è suicidata nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria perché priva del permesso di soggiorno nonostante vivesse da venti anni in Italia. Un «suicidio annunciato», per gli organizzatori, che leggono quella morte come una tragica conseguenza proprio delle politiche messe in atto dal governo. Esclusa la presenza di «zone rosse», la manifestazione avrà un carattere assolutamente pacifico, come sottolineano gli organizzatori. «Per noi è importante che la partecipazione sia alta e che siano presenti anche molti immigrati», spiegano. «Nelle scorse settimane siamo stati chiari con chiunque ha annunciato di voler aderire: in piazza si scende pacificamente, chi non ha intenzione di rispettare questo accordo resti a casa. E comunque abbiamo un servizio d’ordine in grado di far rispettare questa indicazione».
Anche se fare numeri è difficile, si spera che a Roma saranno presenti almeno diecimila persone provenienti da tutta Italia. Sono previsti pullman in arrivo da Napoli e Caserta, ma anche dal Nord-est, Bologna e Milano. E per tutti è ormai acquisita una consapevolezza: i ministri che oggi e domani discuteranno con Roberto Maroni e Angelino Alfano di criminalità organizzata, sicurezza urbana e di lotta al terrorismo, ma anche di immigrazione, rappresentano solo un’occasione per portare in piazza questioni che riguardano soprattutto la politica italiana. «Non se ne può più di G8, ma dopo l’approvazione del ddl sicurezza e i respingimenti in mare, far vedere che esiste un’opposizione è diventato fondamentale» spiega Alfonso De Vito, della Rete antirazzista napoletana.
Proprio le recenti politiche del governo sugli immigrati hanno trasformato l’Italia in un caso internazionale. E non solo per le critiche piovute sulle nuove norme da parte della Chiesa e dall’Onu. «Quanto sta accadendo oggi nel nostro paese ha almeno due elementi che devono farci riflettere» dice Aboubakar Soumahoro, responsabile nazionale immigrazione delle RdB. «Come immigrati stiamo vivendo la crisi come tutti gli altri lavoratori: licenziamenti e cassa integrazione. Ma c’è un elemento in più: per chi è immigrato perdere il lavoro significa perdere anche il permesso di soggiorno, perché è subordinato al lavoro». Una subalternità che, per Soumahoro, condanna migliaia di immigrati alla clandestinità. Ma non basta. «Il ddl sicurezza – spiega il sindacalista – legittima comportamenti contro gli stranieri. Questo avviene con le ronde, ma anche quando un immigrato rischia di ritrovarsi in un Cie solo perché è andato a iscrivere il figlio appena nato all’anagrafe». «Queste leggi – prosegue Rafael Maisto, della rete romana NoG8 – rappresentano solo un modo autoritario di gestire la crisi economica. Il rischio è che l’Italia possa ora diventare un modello per un’Europa sempre più autoritaria».
Se questo è lo sfondo, è chiaro che anche il modo di contrastarlo necessita di un ripensamento. Il contestatore di professione, quello che manifesta con il volto coperto contro ogni G8 per il semplice fatto che è stato convocato, non serve a nessuno. Come spiega bene Irene, anche lei delle Rete romana NoG8. «I militanti no global, i black bloc sono modelli nei quali non ci riconosciamo, non è più tempo di contestazioni fine a se stesse. Noi siamo attivisti dei diritti, che portano in piazza il lavoro politico svolto tutti i giorni, dalla lotta per la casa a quella contro il precariato, ma anche all’organizzazione dei gruppi di acquisto solidale», Una scelta che si può leggere anche nella individuazione del tragitto della manifestazione di domani. Al posto del tradizionale percorso dei cortei romani, questa volta gli organizzatori hanno preferito attraversare strade e piazze simbolo non solo dell’immigrazione, ma anche del precariato della capitale. Il risultato finale – autorizzato dalla Questura – è un vero tour de force: si parte alle 15 da Porta Maggiore per attraversare poi piazza Vittorio, via Merulana, via Labicana via Petroselli, piazza San Marco, Botteghe Oscure e concludersi a piazza Navona. «In Italia hanno etnicizzato i reati» accusa Soumahoro, per il quale solo l’Europa adesso può fermare il governo italiano e invertire questa tendenza. «Oggi – conclude – l’Europa deve avere al suo centro il rispetto dei diritti per tutti; gay, lesbiche, musulmani, immigrati. Deve avere il coraggio di abbattere quelle barriere che hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero».

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