«Anche foto di stupri e abusi nel dossier su Abu Ghraib»
Secolo XIX 29/05/2009
la denuncia
Lo rivela un generale, aggiungendo che Obama ha fatto bene a bloccarne la pubblicazione.
Ma il Pentagono nega
LONDRA. Non solo violenze e soprusi ma anche stupri e molestie sessuali di ogni tipo: il carcere iracheno di Abu Ghraib, gestito dai militari americani, assomiglia sempre di più a un lager. Ed è tutto documentato. Nel rapporto del 2004 curato dal generale Usa Antonio Taguba ci sono infatti fotografie raccapriccianti che testimoniano come davvero siano andate le cose in quella prigione. Ecco perché il presidente Barack Obama ha deciso di non rendere pubblico il faldone – al contrario di quanto annunciato in un primo momento.
A svelare il segreto è lo stesso generale Antonio Taguba in un’intervista rilasciata al quotidiano britannico Daily Telegraph. Che sembra aver avuto in qualche modo accesso alle immagini proibite. Il giornale scrive infatti che in una foto si vede un militare americano che violenta una prigioniera irachena mentre in un’altra ci sarebbe un traduttore che stupra un prigioniero. In altre si vedrebbero invece abusi e sevizie sessuali con oggetti come un manganello, del filo elettrico e un tubo al neon.
«Si tratta di immagini di torture, abusi, stupri e ogni sorte d’indecenza», dice al Telegraph Taguba. Che poi si dice d’accordo con la decisione di Obama di mantenerle segrete. «Non sono certo – prosegue – di quale utilità ci sarebbe nel pubblicarle, a parte che per motivi legali». «Le immagini metterebbero a rischio le nostre truppe, le sole che proteggono la nostra politica estera, proprio quando abbiamo più bisogno di loro. Verrebbe poi intaccata anche l’incolumità delle truppe britanniche che cercano di costruire la sicurezza in Afghanistan». «È orribile anche solo descrivere quelle immagini, fidatevi della mia parola», dice ancora Taguba.
Le foto sono legate a 400 casi di presunte violenze avvenute ad Abu Ghraib tra il 2001 e il 2005. In aprile l’amministrazione di Obama aveva promesso di pubblicare l’intero materiale – circa 2.000 fotografie scattate in Iraq e in Afghanistan – e aveva messo in chiaro che sarebbe stato del tutto «inutile» fare appello contro la sentenza emessa in favore della American Civil Liberties Union. Poi la retromarcia. E la natura di queste fotografie forse spiega bene il perché.
Obama, dal canto suo, ha anche precisato che coloro i quali sono coinvolti nelle violenze «sono stati identificati» e che sono state prese le «misure appropriate» per punire i colpevoli.
Dopo la pubblicazione delle rivelazioni del giornale britannico, il Pentagono è intervenuto per smentirle. Il portavoce Bryan Whitman ha dichiarato che il Daily Telegraph si è dimostrato «incapace di riportare i fatti in modo corretto». Il giornale avrebbe infatti «usato in modo completamente sbagliato le foto, nessuna delle quali corrisponde alle immagini descritte nell’articolo». Anche la Casa Bianca ha poi smentito oggi che vi siano immagini di abusi sessuali nelle foto che il presidente Barack Obama ha deciso di non diffondere. «Si tratta di un articolo dal contenuto errato che offre una descrizione falsa delle immagini in questione», ha detto il portavoce Robert Gibbs.
Nel 2004 erano state pubblicate foto di abusi e umiliazioni inflitte ai prigionieri, provocando un’ondata di sdegno in tutto il mondo, e in particolare in quello musulmano.

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