Sinistra che esiste insieme ai migranti
Manifesto 28/5/09
FIRENZE · Tutti insieme al presidio per sostenere la legge regionale
Riccardo Chiari
Tutti insieme a sinistra, per sostenere la legge regionale sull’immigrazione che a tarda sera era ancora in discussione a palazzo Panciatichi, a causa dell’ostruzionismo del centrodestra targato Pdl. Tutti insieme, con le realtà associative antirazziste – anche quelle che non sfuggono al fascino e al richiamo del gran partito democratico – fianco a fianco con le forze politiche della variegata, confusa, spesso conflittuale al suo interno ma ancora diffusa sinistra italiana. Che evidentemente serve a qualcosa. A più di qualcosa, nonostante l’ultima raffinata strategia comunicativa di tutta una serie di apocalittici (e ben integrati) ex esponenti della gauche italiana. “Il presidio è andato molto bene – tira le somme Massimo Torelli dell’associazione fiorentina Per la sinistra unita e plurale – eravamo tanti e di tante realtà diverse”. Diverse ma unite, di fronte a una legge che a ben guardare fa da sintesi a tante decisioni politiche già prese da anni, come quelle che assicurano il diritto di cura anche a chi non ha il permesso di soggiorno in regola. Una legge che al tempo stesso dà un preciso segnale politico ai cittadini toscani: da queste parti non siamo come quelli che respingono i barconi carichi di donne, bambini e uomini migranti che attraversano il Mediterraneo, nella speranza di un futuro meno disperato che nel miserabile sud del mondo. Da queste parti crediamo nella convivenza civile, nella interculturalità, nell’integrazione. Certo, anche qui in Toscana non sono tutte rose e fiori. “Sotto la sede del Consiglio regionale sono venuti anche una cinquantina di donne e bambini dello stabile occupato Luzzi – racconta Lorenzo Bargellini del Movimento di lotta per la casa – per portare la loro voce e insofferenza nei confronti della Regione. Una insofferenza non determinata dall’approvazione della nuova legge regionale sull’immigrazione, che di sicuro dà un segnale importante nei confronti delle politiche govenative. Ma sull’atteggiamento nei confronti dell’area occupata del Luzzi. Infatti dopo l’approvazione da parte della giunta regionale di una delibera che blocca la vendita dell’immobile pubblico dismesso, e dopo avere approvato uno studio di fattibilità della Fondazione Michelucci, che mantiene una parte della residenza per le famiglie occupanti, gli uffici regionali hanno chiesto l’immediato rilascio del bene da parte degli occupanti e del Movimento di lotta per la casa. In caso contrario si passerà allo sgombero”. Dalla voce di Bargellini, che come portavoce del Movimento per la casa meriterebbe da tempo il Fiorino d’oro della città di Firenze con la secca motivazione “per aver dato un tetto sulla testa a migliaia di esseri umani”, ricevendo invece in cambio un’alluvione di denunce, processi e condanne, emerge tutta l’amarezza di chi, sia pure con le peculiari pratiche del movimento, agisce quotidianamente nel segno dei diritti elementari alla casa, alla scuola e alla salute. Ma si trova ad affrontare spesso e volentieri le diverse, e talvolta opposte, volontà politiche di chi invece considera i migranti come pura e semplice “forza lavoro” a disposizione dell’imprenditore di turno. Lavoro naturalmente al nero, per cercare di sopravvivere e far crescere la propria famiglia nell’ex belpaese, che pure per elementari motivi storici dovrebbe avere ben saldo nel suo dna il concetto della necessaria accoglienza per chi viene da terre lontane in cerca di un futuro più decente nell’opulento nord del pianeta terra.

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