Sconosciuta Gronda, piace se è lontana
Secolo XIX 28/5/09
la ricerca
Metà dei genovesi non sa di cosa si tratta, l’altra la promuove
UN CITTADINO su due non sa che nei prossimi anni verranno aperti i cantieri della più grande infrastruttura ligure degli ultimi quarant’anni. Tra la metà che ne ha coscienza, il 77% ritiene che il raddoppio della A10 tra Voltri e Bolzaneto vada realizzato. In Valpolcevera, e solo in Valpolcevera, i risultati si ribaltano, e spunta che un terzo degli intervistati farebbe volentieri a meno di cantieri, piloni e nuove barriere. Questi i risultati del sondaggio commissionato all’dall’Istituto Internazionale delle Comunicazioni (Iic) dal gruppo Gronda di Genova, insieme di soggetti che raduna sotto un’unica corrente di opinione a sostegno dell’infrastruttura gran parte delle associazioni delle categorie economiche .
Anima del fronte è la Camera di Commercio. «Non ci aspettavamo che i favorevoli fossero così tanti – dice Paolo Odone, presidente – questo gruppo, che raduna dalle cooperative al mondo del mare, dai commercianti agli industriali, ha dimostrato che attraverso una comunicazione efficace e ben fatta si possa spiegare a molti il perché di un’opinione». Già, ma il 50% non ne ha mai sentito parlare. «Questo è un dato inquietante. Purtroppo succede spesso. Molti sono occupati da problemi più urgenti, soprattutto in momenti di crisi come questo, ma è bene pensare il tema in questione influirà notevolmente sul nostro benessere e sul futuro della città». Qualcuno potrebbe accusare che un sondaggio “commissionato” possa in qualche modo esprimere le informazioni e le opinioni che il committente voleva veicolare. «Guai – risponde Odone – sarebbe stato molto sciocco, da parte nostra. L’istituto al quale ci siamo affidati, pur avendo come soci il Comune, la Camera di Commercio e l’Autorità portuale, è comunque indipendente. L’importante, ora, è fare presto e bene a costruire, nel rispetto assoluto di chi dovrà essere supportato al massimo perché costretto a lasciare casa». Sulla “bontà” del campione analizzato risponde invece Alberto Cappato, segretario generale dell’Iic. «Abbiamo realizzato, nel periodo di massima attenzione sul tema, tra marzo e metà aprile, circa mille telefonate. Quasi 800, alla fine, sono risultate utilizzabili per il sondaggio. Si tratta di un campione attendibile, anche se quello che abbiamo realizzato non è uno studio scientifico, ma un sondaggio».
Di fronte al dato della scarsa informazione dei cittadini si dichiara dispiaciuto ma non incredulo Luigi Bobbio, presidente della commissione del débat public sulla Gronda. «È sempre difficile far arrivare informazioni chiare, farsi capire. Nei tre mesi di confronto la risposta dei mezzi di informazione è stata enorme, l’attenzione eccezionale: 387 articoli di giornale , tantissimi servizi televisivi e radiofonici. Eppure, la disattenzione del pubblico ha fatto sì che tutto questo fosse recepito solo in parte. Non è un fallimento, ma la dimostrazione di quanto sia difficile catturare l’attenzione». Pensa di dover fare autocritica? «Sì, si poteva fare di più». «Il 50% non è un dato sconfortante – è invece l’opinione di Cappato – se si considera che al dibattito pubblico hanno partecipato solo quelli potenzialmente interessati dall’esproprio, poche migliaia su 600 mila persone, direi che non ci si può davvero lamentare». Andrea Ranieri, assessore alla Cultura delegato dal sindaco di seguire il progetto-Gronda e il dibattito ad esso connesso, sostiene che dire sì al progetto sia quasi una scelta obbligata, se si vuole che Genova abbia un futuro. «Entrare e uscire dalla città in maniera adeguata dev’essere una nostra priorità – dice – questa scelta va quindi fatta, ma riducendo al minimo l’impatto sulle abitazioni. Altrimenti sarà difficile, rinunciando a quest’opera, poter ottenere finanziamenti di altro tipo per le opere che ci servono. Saremmo quelli che hanno rifiutato un’opportunità per crescere». «Ora vedremo il progetto di Autostrade – conclude – siamo fiduciosi che avranno tenuto conto delle indicazioni fornite dai cittadini. Se ci saranno ancora questioni, le affronteremo».

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