A Sestri il calcio cancella il razzismo
Repubblica 28/5/09
Trecento ragazzi, 24 squadre, genovesi e stranieri mescolati
La sfida tra Latin Kings e Figgi du Zena nel senso dell´integrazione e della civiltà
ERICA MANNA
Sugli spalti, i Latin Kings si preparano a sfidare i Figgi du Zena, mentre Matteo e Fabrizio appendono uno striscione: “Cartellino rosso al razzismo. Nessuno è illegale”. E il concetto è proprio questo, che «per fare sport non si chiedono documenti», come spiega Matteo Jade di Macaia, uno degli organizzatori. Ma per cogliere davvero il messaggio che parte da qui, dalla ex Corderia, da questo campetto di Sestri dove fino al 27 giugno si giocherà la terza edizione del Torneo Antirazzista, basta leggere i nomi delle 24 squadre che si avvicenderanno in campo. Mixto Latinos, Olimpic Maghreb, Leoni du Senegal: trecento ragazzi tra immigrati, universitari, frequentatori dei centri sociali e componenti delle tifoserie di Genoa e Sampdoria, a mescolarsi in questo fazzoletto verde che è anche «assemblea a cielo aperto, – dice Fabrizio De Meo, di Zapata e Uisp (Unione italiana sport per tutti) – un pretesto per confrontarsi, insomma. Attraverso il linguaggio più facile: quello dello sport».
E ce ne sono, di temi da discutere, tra una partita e l´altra: «I cori razzisti, che scandalizzano quando vengono intonati negli stadi, ma che prima compaiono nei campetti di periferia», precisa Fabrizio. Sullo sfondo, il pacchetto sicurezza, con il reato di clandestinità che qui ha i volti colorati di ragazzini che abitano a Sampierdarena, Pontedecimo, Cornigliano. Come quello di Davide – il nome è di fantasia – 22 anni, ecuadoriano, capitano di una squadra di latinoamericani, «quest´anno il livello è alto, ma noi siamo proprio forti», dice, e sorride. «Lavoro come muratore a Pontedecimo. In nero, perché non ho i documenti». Preoccupato? Davide si stringe nelle spalle. «Beh, un po´. Credo che la legge passerà, purtroppo. Ma spero che qui siano più tolleranti. Insomma, non si metteranno a fare controlli a tappeto, mi auguro! Io cerco di evitare il Centro storico. E di stare lontano dai casini». Lui, insieme ai suoi amici di Certosa, vorrebbe più occasioni come questa. «Ecco, degli spazi dove ascoltare la musica, fare sport, ritrovarci. A Certosa ogni tanto andiamo a giocare a calcio in un campetto vicino alla chiesa, ma non basta».
«A Genova mancano luoghi dove contaminarsi, mescolarsi – dice Matteo – è una città troppo a compartimenti stagni. Ecco, il nostro torneo è un po´ l´antitesi alle ronde. E un´occasione per riflettere: oggi giochi con un ragazzo che non ha i documenti, e che domani potrebbe sparire nel nulla. Un´assurdità». Gli organizzatori di Zapata e Uisp hanno chiesto al Comune di patrocinare l´evento. «Ma ci hanno risposto che organizzeranno un altro torneo simile, più in grande, alla Sciorba con finale a Marassi: ma noi siamo delusi. Non era questo lo spirito dell´iniziativa, che è quello di stare insieme e confrontarsi con associazioni e comunità, in questo campo di periferia». Tutti a parlare la stessa lingua, quella del calcio. Sognando la finale dei mondiali antirazzisti di luglio. A Casalecchio di Reno.

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