Arranca una famiglia su cinque

Secolo XIX 27/5/09
L’Istat: «È un problema arrivare alla fine del mese». Colpo di reni delle micro-imprese
Roma. Eccoli gli effetti della crisi mondiale. L’Italia è entrata nella tempesta e l’Istat ne ha fotografato gli effetti nel Rapporto annuale 2008 che allunga però la sua visione anche al primo bimestre dell’anno in corso, rendendo l’indagine ancora più puntuale. Le famiglie stringono i denti: più di una su cinque (il 22%) fatica ad arrivare alla fine del mese, con un quadro particolarmente negativo nel Mezzogiorno. E il mercato del lavoro fa segnare un record da brividi: per la prima volta dal 1995 la crescita degli occupati (183mila unità in più rispetto al 2007) è inferiore a quella dei disoccupati (186mila in più). Perdono il lavoro soprattutto uomini di età compresa tra i 35 e i 54 anni, capi famiglia che abitano nel Centro-Nord, con un livello di istruzione non superiore alla licenza secondaria e impiegati nell’industria. L’economia è ferma. Il Pil è al -1% rispetto al 2007 (peggio dell’Italia solo l’Irlanda tra i paesi dell’Unione economica monetaria). Pagano dazio un po’ tutti i settori, ma segnali di reazione arrivano dalle micro-imprese che esportano prodotti “made in Italy”. Il 29% di esse, nonostante la congiuntura sfavorevole, ha incrementato le vendite all’estero.
Ma scendiamo più nel dettaglio del Rapporto Istat.
Famiglie. Il 22,2% pari a 5.394.068 famiglie ha difficoltà crescenti ad arrivare alla fine del mese. Nel 2007 la percentuale si era fermata al 15%. Il 6,3% pari a un milione e 500mila denuncia, oltre a seri problemi di bilancio e di spesa quotidiana, più alti rischi di arretrati nel pagamento delle spese dell’affitto e delle bollette e maggiori limitazioni nella possibilità di riscaldare adeguatamente la casa. Circa 2 milioni e mezzo di famiglie (10,4% del totale) segnalano invece difficoltà economiche più o meno gravi e risultano potenzialmente vulnerabili soprattutto a causa di forti vincoli di bilancio. Un milione e 330mila (5,5%) incontra inoltre difficoltà nel fronteggiare alcune spese. La maggioranza di queste famiglie si è trovata almeno una volta nel corso del 2007 senza soldi per pagare le spese alimentari, i vestiti, le spese mediche e quelle per i trasporti.
Lavoro. Dopo circa dieci anni la disoccupazione nel 2008 torna a crescere, coinvolgendo in misura maggiore gli uomini. Il fenomeno interessa in particolare il Centro e il Nord-Ovest, anche se il Mezzogiorno si conferma l’area con la maggiore concentrazione di disoccupati. Nel 2008 gli occupati standard, quelli a tempo pieno e contratto a durata indeterminata, sono risultati circa 18 milioni (il 77% del totale degli occupati). I lavoratori parzialmente standard, quelli a tempo parziale e con durata non predeterminata, sono circa 2,6 milioni; mentre gli atipici, cioè dipendenti a termine e collaboratori, sono quasi 2,8 milioni. La disoccupazione si sta progressivamente spostando verso le classi di età più adulte. Gli effetti della crisi, infatti, determinano una crescita dei disoccupati con precedenti esperienze lavorative, il cui peso è arrivato a superare il 70% del totale, dal 66% del 2006. Il lavoro atipico rappresenta la principale modalità di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Ciò nonostante, quasi la metà dei lavoratori atipici possiede un’esperienza lavorativa almeno decennale. Sono un milione e 300mila gli atipici presenti nel mercato del lavoro da più più di un decennio.
Reddito. Le famiglie italiane hanno un reddito in linea con quello medio europeo. L’Italia è però uno dei paesi con la maggiore diffusione di situazioni di reddito relativamente basso: una persona su cinque è infatti a rischio di vulnerabilità economica e vive in famiglie che hanno un reddito inferiore del 60% rispetto alla media. Facendo due conti in tasca alle famiglie si scopre, inoltre, che il potere d’acquisto dei loro stipendi è calato di mezzo punto percentuale rispetto al 2007, in compenso è scesa dello 0,3% la pressione fiscale che resta comunque più alta di 2,1 punti rispetto agli altri Paesi dell’area euro. È inoltre aumentato del 5% il peso delle imposte, con particolare riferimento all’Irpef e alle imposte sui redditi da capitale.
Imprese. Nei primi mesi del 2008, in fase ancora espansiva, la metà delle imprese esportatrici già mostrava una caduta rilevante del livello di export (-12,5%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di un aumento delle esportazioni di circa il 10%. Nel primo bimestre 2009 più di un’impresa esportatrice su quattro (circa 6.500 imprese) ha registrato incrementi delle vendite all’estero, nonostante la crisi. I risultati migliori sono stati conseguiti da aziende sotto i 50 dipendenti.
Immigrati. Aumentano nel 2008 i cittadini stranieri regolari in Italia e, per la prima volta, gli extracomunitari sorpassano i comunitari. I nuovi arrivi vengono soprattutto dall’Europa centro-orientale (romeni su tutti).
Bruno Lugaro
lugaro@ilsecoloxix.it

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