La Corea sfida il mondo con un nuovo test atomico

Repubblica 26/5/09
Condanna unanime, riunione d´emergenza all´Onu

L´esplosione, di potenza simile a quella di Nagasaki, ha anche provocato un terremoto
Si sperava che le promesse di aiuti economici facessero desistere il dittatore
ARTURO ZAMPAGLIONE
NEW YORK – L´esplosione sotterranea di una bomba nucleare nord-coreana, della stessa potenza di quella di Nagasaki, ha provocato ieri una scossa tellurica nella zona di Kilju, nel nord-est del paese, e ha avuto forti contraccolpi politici nelle capitali di tutto il mondo. Il test, infatti, il secondo condotto dal regime autocratico della Corea del nord dopo quello dell´ottobre 2006, non solo ha confermato i progressi degli scienziati nucleari di Pyongyang e ha alimentato le congetture sulla successione del leader Kim Jong-il, ma è stata vista come una aperta sfida alle risoluzioni dell´Onu e ai tentativi internazionali di limitare la proliferazione atomica.
Ieri sera, a poche ore dall´annuncio dell´esperimento e del contemporaneo lancio di tre missili terra-aria di breve gittata, il consiglio di sicurezza dell´Onu si è riunito per consultazioni di emergenza sulla crisi nord-coreana. Nel corso della giornata la provocazione di Kim Jong-il è stata duramente condannata dai maggiori protagonisti della politica estera: anche dalla Cina, che è stata storicamente l´interlocutore privilegiato di Pyongyang, e che, come gli Stati Uniti, era stata preavvertita un´ora prima dell´esplosione.
«Chiediamo che i nord-coreani rispettino le promesse di de- nuclearizzazione e ritornino al tavolo delle trattative a sei», ha detto Pechino in un comunicato, riferendosi ai negoziati condotti tra Stati Uniti, Cina, Russia, Giappone, Corea del Sud e del Nord. Mosca ha evidenziato gli effetti destabilizzanti del test. Il presidente della Corea del Sud, dove gli indici azionari hanno perso il 6 per cento, ha convocato una riunione del consiglio della sicurezza interna. Il segretario generale dell´Onu Ban Ki- moon ha espresso «profonda preoccupazione».
La reazione della Casa Bianca è stata particolarmente dura. Costretto ad affrontare la prima vera crisi internazionale della sua presidenza, Barack Obama ha denunciato il test di Pyongyang come «un atto di incoscienza» che «rappresenta una grave minaccia alla pace e alla sicurezza del mondo». Il presidente americano, che ieri era al cimitero militare di Arlington per il Memorial day, la giornata dei caduti, ha sollecitato un´adeguata risposta da parte della comunità internazionale.
Un´ipotesi di cui ha parlato il segretario di stato Hillary Clinton in una serie di contatti telefonici con altre capitali è quella di un inasprimento delle sanzioni economiche nei confronti di Pyongyang. È una arma a doppio taglio e con dolorosi effetti sociali: la Corea del Nord, infatti, è un paese poverissimo, molti dei 23 milioni di abitanti non hanno né elettricità né abbastanza cibo per nutrirsi, e le sanzioni rischiano così di creare ulteriori sofferenze. Ma quali altri strumenti può usare l´Onu? Finora tutti gli sforzi internazionali sono falliti. Si sperava che la promessa di aiuti economici e forniture petrolifere convincesse Kim Jong-il, 67 anni, a desistere dalle sue ambizioni balistiche e nucleari. Per qualche anno sembrava che la strategia funzionasse. Ma dopo l´ictus dell´agosto scorso il figlio ed erede di Kim Il-sung ha capito – secondo quanto dicono esponenti dell´intelligence – che aveva bisogno di rafforzare il suo prestigio all´interno e l´alleanza con i militari per garantire il futuro della dinastia, cioè che la presidenza passi a suo figlio Kim Jong-un. Di qui la nuova escalation militare.
Ad aprile di quest´anno la Corea del Nord aveva lanciato un missile balistico e il consiglio di sicurezza aveva subito inasprito l´isolamento commerciale. Offesa per la decisione, Pyongyang ha minacciato di riaprire gli impianti di arricchimento del plutonio e di riprendere gli esperimenti nucleari. E ieri è passata dalla parole ai fatti: la bomba esplosa a Kilju è quasi venti volte più potente di quella con cui nel 2006 Kim Jong-il entrò nel «club» dei paesi nucleari.

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