Badanti, ventimila famiglie “fuorilegge”

Repubblica 26/5/09
Trentamila a Genova lavorano in nero. E diecimila sono senza permesso di soggiorno
Il pacchetto sicurezza

Molti hanno già cominciato a “licenziare” collaboratrici che ospitavano da anni
Chi affitta una stanza a una colf irregolare rischia l´arresto e la confisca della casa
MASSIMO CALANDRI
ALLA vigilia dell´approvazione del nuovo pacchetto sicurezza, la città più anziana d´Europa si scopre sull´orlo di una crisi di nervi. Perché in materia di immigrazione clandestina, il prossimo disegno di legge – che aspetta solo l´ok dal Senato – prevede pene severe per chi fa lavorare senza contratto badanti e colf straniere, severissime per chi impiega o ospita clandestini. E dal momento che a Genova e provincia sono oltre trentamila le assistenti familiari in nero – un terzo delle quali senza permesso di soggiorno -, ecco che da alcune settimane si assiste a un curioso e per certi versi desolante fenomeno. Gli uffici di Arci, Cgil, Caritas e altre associazioni che si occupano di immigrazione, così come gli studi legali degli avvocati più esperti in materia, sono presi d´assalto da genovesi angosciati, impauriti. Vittime non tanto di rimorsi di coscienza quanto del timore di conseguenze penali che non avevano mai preso in considerazione, e con le quali non sono abituati a fare i conti. Le famiglie del capoluogo ligure che rischiano di finire nei guai con la nuova legge sono almeno ventimila. E molte hanno già cominciato a “licenziare” chi, magari da anni, si occupava dei loro anziani o della loro casa.
In caso di definitiva approvazione del pacchetto sicurezza, chi fa lavorare un extracomunitario senza regolarizzarne la posizione rischia un processo e addirittura la reclusione da sei mesi a tre anni. Chi gli affitta una stanza della propria abitazione potrebbe essere arrestato e in caso di condanna vedersi confiscare l´appartamento. Il disegno di legge rafforza la normativa in vigore, già inasprita dal decreto-sicurezza dello scorso anno. Ma è soprattutto l´aria di intransigenza che tira a mettere in allarme. Quanti sono nel capoluogo ligure i prossimi – potenziali – imputati? Le cifre, rese note nel corso di un recente congresso romano dell´Acli Colf, il patronato cattolico che ha citato una ricerca Irs del novembre 2008, vengono confermate dagli sportelli della Cgil Immigrati. A Genova e provincia lavorano 53-55.000 tra badanti e collaboratrici domestiche, il 90% di origine straniera. Le immigrate con il permesso di soggiorno e contrattualmente in regola sono 23-25.000. Provate a fare da soli il resto dell´operazione. Il risultato è di trentamila posizioni fuorilegge. Almeno un terzo e cioè da diecimila a salire – ma secondo la Cgil, la cifra potrebbe essere in difetto – le clandestine. Un´ultima considerazione: molte di queste straniere lavorano contemporaneamente per più di una famiglia. Insomma: ventimila nuclei familiari genovesi «a rischio» – secondo il pacchetto sicurezza – è un numero addirittura in difetto.
A Genova e provincia, come nel resto d´Italia, il welfare è soprattutto fai-da-te. La differenza è che in questa città il numero di ultrasettantenni è altissimo: 170 mila, secondo gli ultimi calcoli Istat. Negli anni recenti, l´esigenza di assistere gli anziani ha portato a profondi cambiamenti sociali. Basti pensare al consolidarsi della comunità ecuadoriana: nell´estate del 1990, in occasione dei mondiali di calcio, grazie a un visto per turismo si erano fermate nel capoluogo ligure cinquanta donne provenienti da Guayaquil e Quito via Parigi. Oggi i genovesi di origine ecuadoriana sono oltre trentamila, i bimbi latino-americani affollano gli asili e le scuole dell´obbligo. Badanti e colf vengono raggiunte dai familiari, producono e consumano, contribuiscono alla crescita economica e culturale di questa città. Sempre secondo la ricerca citata prima, la spesa annuale sostenuta dai genovesi per garantirsi l´assistenza familiare e domestica supera i 700 milioni di euro. Oltre la metà di quel denaro è in nero. Il paradosso è che se la posizione degli irregolari fosse sanata, grazie ai conseguenti contributi previdenziali nelle casse dello Stato arriverebbe una montagna di denaro. Utile a rendere il welfare finalmente un po´ più pubblico. E meno fai-da-te.

I commenti sono chiusi.