Capodanno bengalese con raid razzista

Manifesto 24/5/09

ROMA · In 20 con spranghe contro 5 immigrati

A Milano la prima manifestazione di una settimana contro la xenofobia sociale e di stato, in vista del G8 di Roma su immigrazione e sicurezza. E proprio nella capitale si scatena l’intolleranza contro i migranti: assaltato a colpi di mazze e bastoni il capodanno bengalese, cinque feriti. L’ultimo episodio di una lunga serie
Pietro Calvisi ROMA
Mancano pochi minuti alle due del mattino quando nel parco di Villa Gordiani, alla periferia est della capitale, si consuma l’ennesima aggressione razzista. Vittime degli squadristi cinque cittadini del Bangladesh, che si occupavano della vigilanza notturna degli stand in allestimento per la festa del loro capodanno, prevista per questo fine settimana. «Stavo dormendo nel furgone, dove tenevamo del materiale, due sotto uno gazebo e altri due passeggiavano intorno al parco. All’improvviso sono stato svegliato da forti colpi di spranghe contro il furgone che hanno rotto i vetri. Mentre picchiavano urlavano “Che cazzo è sto capodanno bengalese? Andate via stronzi”». Questo il racconto di Kalu, lavoratore precario di 35 anni, che aggiunge: «Sono riuscito a salvarmi solo grazie ai miei connazionali che, dopo essere fuggiti terrorizzati, si erano accorti che ero rimasto indietro. Al quel punto sono tornati verso il furgone attirando verso di loro il branco e solo in quel momento ho potuto aprire lo sportello e correre lontano». Secondo i testimoni una ventina di ragazzi divisi in due gruppi sarebbero arrivati, nascosti dalle tenebre, da due punti diversi del parco. «Erano poco più che ventenni, quasi certamente italiani, a volto scoperto e armati di spranghe di ferro», ha spiegato Siddique Bachu, leader dell’associazione Dhuumcatu, responsabile dell’organizzazione della festa. «Con questo raid – continua – si volevano colpire le persone, non le cose. Solo pochi stand infatti sono stati danneggiati». Uno degli aggrediti è stato portato all’ospedale per farsi medicare le ferite a una spalla. Le indagini sono coordinate dalla Digos, che ha sequestrato anche alcune mazze lasciate a terra dagli assalitori. Tuttavia, a causa dell’oscurità e della forte paura, i testimoni dicono di non essere in grado di poter riconoscere nessuno. La festa si farà e per la notte sono stati organizzati servizi d’ordine, in collaborazione con associazioni e volontari italiani. Già nei giorni scorsi il rappresentante dei bengalesi a Roma aveva denunciato la pericolosità di Villa Gordiani come sito per fare la festa. Alla fine le sue preoccupazioni si sono dimostrate fondate. Poco prima della manifestazione di solidarietà, partita ieri alle 18, che ha attraversato le vie del quartiere Prenestino, è arrivata la telefonata del sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha espresso a Bachu e a tutta la comunità bengalese la sua solidarietà. «Rivolgo un appello a tutti i cittadini romani e a tutte le comunità di immigrati affinché – ha detto Alemanno – le manifestazioni culturali si svolgano nella massima tranquillità e con spirito di ospitalità e di amicizia reciproca. Ogni sforzo va fatto per isolare e per reprimere i gruppi violenti che con qualsiasi motivazione praticano l’intolleranza e l’aggressione inquinando la nostra vita cittadina». Il sindaco ha invitato, quando sarà finita la festa, i rappresentanti bengalesi in Campidoglio per parlare dei loro problemi. Per Bachu, che ad Alemanno aveva chiesto una condanna politica dell’aggressione xenofoba, queste dichiarazioni sono un buon punto di partenza su cui iniziare a costruire un dialogo. La paura, fra gli stranieri presenti in città, è comunque giorno dopo giorno sempre più in crescita. «L’aggressione subita dalla comunità bengalese mostra ancora una volta i nervi scoperti della capitale, città sempre meno sicura e sempre più in balia di gruppi minoritari di vario genere», ha affermato il presidente della Regione Piero Marrazzo, a cui ha fatto il presidente della Provincia Nicola Zingaretti: «Si ripetono in città, con preoccupante frequenza, intollerabili episodi di stampo squadristico verso gli stranieri, sempre più spesso bersaglio di intimidazioni e aggressioni fisiche. Sono questi i risultati di chi crea fantasmi contro le società multietniche e fomenta ad arte le paure contro le minoranze». Di parere leggermente diverso Andrea Alzetta, consigliere comunale della sinistra antagonista: «Quello della notte scorsa non è stato un raid fascista. Piuttosto c’è la responsabilità del Comune che ha dato il suo diniego a svolgere la manifestazione a Centocelle, luogo molto più tranquillo. Qui a Villa Gordiani, parco piccolo e vicino alle case, si rischia un clima di intolleranza che ha portato qualche giovinastro che tende a considerare il quartiere come suo a compiere l’aggressione».

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