QUATTRO INDAGATI NEL PENITENZIARIO FEMMINILE DI PONTEDECIMO
«IL SESSO in cambio di trattamenti agevolati, a pontedecimo, per qualche tempo è stata quasi una prassi. Ed erano sempre le stessepersoneagestireil” giro”». Undici verbali rappresentano il preludio del terremoto che, nelle prossime settimane, potrebbe travolgere il penitenziario femminile della Valpolcevera. Sono i documenti nei quali la polizia ha sintetizzato gli interrogatori segreti degliagentiedelledetenute, andati in Scena nei giorni scorsi e dei quali lSecoloXIX è oggi in grado di riportare alcuni passaggi. E si tratta di carte che alzano definitivamente il sipario sui ricatti e le pressioni a luci rosse definite dalla Procura della Repubblica come «concussione». Secondo gli inquirenti, nell’istituto
che per anni ha rappresentato un fiore all’occhiello del ministero per i progettidirecupero, alcune donne sarebbero
state costrette o perlomeno indotte ad avere rapporti sessuali per ottenere maggiore libertà. Accuse che negli ultimi giorni sono state consolidate da nuove e pesantissime testimonianze, al punto che quattro persone secondo le poche indiscrezioni filtrate in queste ore dal palazzo di giustizia sono state iscritte sul registro degli indagati. Tra loro non soltanto appartenenti alla polizia penitenziaria (almeno due, fra i quali uno con mansioni di coordinamento), ma
anche dell’amministrazione. Sono stati gli investigatori della polizia di Stato, ad ascoltare i “colleghi” che quotidianamente prestano servizio dietro le sbarre. E quello che inizialmente era solo un sospetto (nato
dalle dichiarazioni d’una marocchina poi trasferita a Monza, che sosteneva di essersi “piegata” alle avance per allentare in qualche modo la detenzione) è diventato qualcosa di più. «La straniera ha riferito un altro agente godeva
di agevolazioni particolari, al punto che fu vista in un’occasione lontanodal posto di lavoro e dalla prigione, in compagnia di appartenenti alle forze dell’ordine».Oltre a lui altri sette si sono seduti negli uffici di via
Bartolomeo Bosco, a due passi dal tribunale, dove in queste ore si stanno scrivendo i capitoli più drammatici di
un’inchiesta dai risvolti fino a poco tempo fa impensabili.
Si è trattato di colloqui sempre piuttosto lunghi, la cui durata ha superato spesso l’ora, che hanno infine
consentito di avere un quadro completo e comprensivo dei dettagli più “scabrosi”, compresoil sospetto di un
aborto al quale una detenuta dovette sottoporsi dopo essere rimasta incinta di un agente. «È uno dei tanti
aspetti si conferma in ambienti investigativi, dove il silenzio è d’obbligo sui quali sono in corso approfonditi
accertamenti».
È stato il procuratore capo in persona, Francesco Lalla, ad occuparsi dell’indagine nelle prime battute, a
gestire una delle situazioni più spinose che la magistratura inquirente del capoluogo ligure si sia ritrovata
perlemaniquest’anno. E lo certifica il fatto che il numero uno dei pm abbia scelto due dei suoi sostituti più fidati
per il prosieguo dei rilievi: unospecializzato in reati contro la pubblica amministrazione (tutte le persone finite
sotto controllo sono dipendenti dello Stato) e un altro con elevate competenze in materia di abusi sessuali.
L’aria che si respira in queste ore, inutile dirlo, è piuttosto pesante, come se quello registrato nei giorni scorsi sia
stato il preludio di un’autentica tempesta.
C’è infatti un altro aspetto da approfondire, e cioè l’analisi dei resoconti forniti dalle detenute che sono state contattate in fretta e furia nelle ultime due settimane. Due risultano tuttora trattenute a Pontedecimo, e sulla loro identità viene mantenuto un riserbo a dir poco rigido, per evitare che incorrano in qualche tipo di ritorsione. Un’altra a Genova era stata in passato,mentre almomento si trova a Napoli ed è stata accompagnata per due giorni nel capoluogo ligure allo scopo di farla testimoniare.
A queste si aggiungono tuttavia altre due quarantenni, entrambe recluse in passato a Pontedecimo per fatti di
droga (indagini svolte a Savona e alla Spezia) e oggi in libertà. I loro nomi sono in testa all’elenco dei potenziali
testimoni che i pubbliciministeri potrebbe sentire entro pochi giorni.
Il SecoloXIX nel frattempo ha contattato nuovamente il direttore dell’istituto nella bufera, Giuseppe Comparone: «Sappiamo dell’inchiesta si è limitato a ribadire e stiamo semplicemente alla finestra».
GRAZIANOCETARA
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MATTEOINDICE
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