La preside e i “clandestini” l´ispettore arriva al Casaregis

Repubblica 21-05-09

Un´insegnante: “Ritorsioni dopo la mia denuncia”
“Scrivere i nomi sulla lavagna è una modalità discutibile, ma credo che la cosa sia avvenuta in totale buonafede”
Dite alla vostra compagna che se non porta i documenti, le mando i carabinieri a casa
Nei giorni successivi alcuni ragazzi si sono assentati perché non avevano i documenti richiesti

«Ero in classe quel giorno. In una prima. E la preside, rivolta agli studenti, ha detto queste testuali parole: dite alla vostra compagna che se non porta i documenti, le mando i carabinieri a casa. Poi ha scritto il nome sulla lavagna. E non ce n´era bisogno, visto che la ragazza, rumena, ha un cognome pronunciabilissimo. Sono rimasta turbata da questo comportamento, quantomeno fuori dalla consuetudine». La professoressa del Casaregis spiega in ogni dettaglio cosa è accaduto quella mattina del 3 febbraio scorso, proprio nei giorni della presentazione in Parlamento del decreto sui medici che avrebbero dovuto denunciare i clandestini. «So che la medesima cosa è stata fatta in altre classi – precisa l´insegnante – e nei giorni successivi alcuni ragazzi stranieri si sono assentati perché non avevano la documentazione richiesta o erano in attesa di regolarizzarsi con i permessi di soggiorno».
La docente, conosciuta in tante scuole genovesi dove insegna da 25 anni e da 4 al professionale Casaregis, preferisce l´anonimato. «Da quel giorno ho ricevuto ritorsioni da parte della preside». Quali? «Mi è stata negata una gratifica che avevo chiesto – ricorda lei – dovevo accompagnare una classe in gita, non mi è stato concesso». Ripicche sarebbero scattate anche per alcuni dei 60 insegnanti che subito dopo l´accaduto hanno firmato una lettera di protesta: otto righe scritte il 16 febbraio, con le quali “per evitare fraintendimenti” chiedevano spiegazioni dell´inusuale comportamento di Rosanna Cipollina, la direttrice scolastica dei tre istituti accorpati: Einaudi-Casaregis-Galilei.
Qui ieri è giunto l´ispettore Agostino Pittaluga, nelle stesse ore in cui in Provincia sono scattate le prime interrogazioni. Inviato da Sara Pagano (direttrice dell´Ufficio Scolastico Provinciale), Pittaluga ha parlato con la preside e con il personale della segreteria degli studenti. «È discutibile la modalità di aver scritto i nomi sulla lavagna – stigmatizza l´ispettore – sarebbe stato meglio chiamarli uno per uno, ma mi pare che la cosa sia avvenuta in totale buonafede». La preside si è giustificata: «Si trattava di alunni verso i quali più volte la scuola aveva fatto pressioni affinché si regolarizzassero, anche perché rischiano l´esclusione dagli esami di maturità». Quel giorno gli “irregolari” erano assenti: «Ho scritto i loro nomi sulla lavagna in modo che servisse da promemoria, perché il giorno dopo sapessero».
Oggi Pittaluga tornerà in piazza Sopranis. Per ascoltare gli insegnanti. Ieri la professoressa ha detto di non ritenere molto grave il comportamento della preside, ma ha deplorato “una modalità di agire quantomeno plateale, soprattutto davanti a tutti gli studenti, discriminando quelli che non erano forniti dei documenti”.

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