Lista dei clandestini sulla lavagna? «Solo un controllo»
Secolo XIX 20/05/2009
polemica a genova
Si difende la preside accusata di aver scritto i nomidegli studenti in ritardo nel presentare i documenti
GENOVA. «La preside ha fatto un controllo di routine, ha chiesto tutta la documentazione, compresa la richiesta del permesso di soggiorno che deve presentare per obbligo di legge ogni studente straniero maggiorenne che vuole fare l’esame di Stato. Senza quel documento, altrimenti, potrebbe essere invalidato l’esame stesso. Il fatto poi di aver scritto sulla lavagna i nomi di quelli che tardavano a presentare la documentazione, quindi la richiesta del permesso di soggiorno, beh… Da parte della dirigente scolastica è stato un sistema quantomeno inopportuno di comunicazione. Ma la violazione della privacy, se c’è, è avvenuta all’interno delle poche classi coinvolte. Non mi sembra il caso di parlare di schedatura. Oggi comunque manderò un ispettore per raccogliere testimonianze sulla vicenda».
Così commenta il provveditore agli studi di Genova, Sara Pagano, la notizia di una sorta di lista di “probabili clandestini” avvenuta ai primi di gennaio in tre classi dell’istituto Einaudi -Casaregis-Galilei che sforna periti industriali.
La dirigente scolastica Rosanna Cepollina ieri si è ribellata all’idea di passare per una “preside spia” e ha ribadito che i ragazzi stranieri erano stati avvisati prima con una circolare, poi con una telefonata alle famiglie. Dovendo completare a gennaio quella cartella di documenti personali, ha pensato bene di agire di persona: un giro nelle classi degli smemorati e i nomi sulla lavagna. Va da sè che gli insegnanti hanno letto questa iniziativa come una sorta di denuncia, magari involontaria, comunque un passaggio molto pericoloso. Soprattutto dati i tempi.
E hanno scritto alla dirigente una lettera che è rimasta interna, senza mai raggiungere la sede del provveditorato, ma che non lesinava comunque toni di dura critica. Ribatte la Cepollina: «Mi dispiace sono stata troppo zelante. Gli insegnanti mi hanno espresso il loro disaccordo sul metodo. Ma la mia non era certo una delazione. Non ho alcun problema con i miei alunni stranieri, sono tutti in gambissima, vincono concorsi, vanno all’estero a rappresentare la scuola facendoci fare una gran bella figura, sono tutti figli di gente che lavora, gente per bene. Collaboriamo proficuamente con il Cras, il Centro risorse alunni stranieri perché nell’accoglienza e nell’integrazione non siamo mai manchevoli. E ho pure un genero senegalese di cui sono orgogliosissima..».
La preside produce un’autodifesa molto vibrata ribadendo che la richiesta della documentazione è obbligo di legge, «tutte le scuole, tutti i miei colleghi dirigenti lo fanno, altrimenti si rischia che il primo commissario d’esame che non trova la richiesta del permesso di soggiorno, annulli l’esame, “rovinando” il candidato». Ma la reazione nelle scuole della città dove ci si organizza con manifestazioni interculturali per contrastare un certo clima di “negazione dei diritti” non è certo dalla parte della Cepollina.
«Che quanto meno ha pesantemente peccato di mancanza di tatto, anche se ha applicato la legge… Sembra una becera divisione fra buoni e cattivi. Mentre i problemi di questi ragazzi chiedono sempre più attenzione e rispetto, altro che una lista sulla lavagna», commenta Paolo Quatrida, della Cgil Flc, federazione lavoratori della conoscenza di Genova.
Intanto in città si è costituita ieri una rete di trenta scuole, dalle materne alle superiori, che metterà in comunicazione progetti, eventi, protocolli iniziative multiculturali. La capofila dell’iniziativa è la scuola media don Milani ma sembra che nell’elenco delle trenta scuole aderenti ci sia anche la Einaudi-Casaregis-Galilei .
Donata Bonometti

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