Guerriglia intorno al G8 dei rettori 24 agenti feriti, arrestati due giovani

Repubblica 20/5/09
Fini: solidarietà agli uomini in divisa. Maroni: attacchi preordinati

Migliaia in piazza, il tentativo di “sfondare” verso il castello del Valentino
MEO PONTE
TORINO – Nell´aria aleggia ancora il fumo acre di lacrimogeni e bombe carta quando i manifestanti ripiegano in ordine sparso verso l´Università, lasciandosi alle spalle l´inespugnato Castello del Valentino dove il G8 University Summit si sta concludendo. Sono le 13,40 di ieri e l´Onda si è appena infranta contro il cordone di polizia e carabinieri che proteggono l´incontro dei rettori universitari. La battaglia per il Castello del Valentino dura appena un quarto d´ora ma al termine corso Marconi assomiglia ad un campo di battaglia: resti di fumogeni, sassi, bottiglie e quattro estintori, bastoni e martelli abbandonati in una fuga precipitosa. La polizia conta ventidue feriti. I carabinieri due. Il più grave è un sottufficiale del commissariato che ha il naso rotto in due punti. Gli hanno lanciato addosso un estintore. Il primo dirigente Vincenzo Di Gaetano ha una mano ferita da una pietra e i pantaloni lacerati dalla bomba carta che ha invece ustionato un agente della Scientifica. Ufficialmente tra i manifestanti non ci sono feriti. Se ci sono si sono ben guardati dall´andare al pronto soccorso. Due però sono arrestati. Il primo è stato fermato ancora prima dell´inizio del corteo: è Domenico Sisi, 29 anni, nipote di Vincenzo, militante delle nuove Brigate Rosse arrestato due anni fa. La Digos gli trova nello zaino una bottiglia piena di benzina. Alessandro Arrigoni, 26 anni, studente lavoratore di Abbiategrasso, invece è preso dopo l´assalto al cordone delle forze dell´ordine. E Lorenzo Nardi, 19 anni, studente di Torino che era accanto lui più tardi è denunciato a piede libero.
Il corteo si era mosso dall´Università poco dopo le 11. Lo aveva preceduto un´estenuante trattativa con le forze dell´ordine. Permesso di sfilare (pacificamente però) in centro ma sino ad un limite preciso: al civico 37 di corso Marconi, ad un centinaio di metri dal Castello del Valentino. Quattromila persone (diecimila per gli organizzatori) avevano così attraversato il centro di Torino sotto la stretta sorveglianza di polizia e carabinieri.
Alle 13,20 però quando il corteo arriva in corso Marconi i duri hanno la meglio e mentre la maggioranza dell´Onda sta a guardare e Rifondazione e i sindacati se ne vanno un «gruppo guerriero» con caschi e bastoni spinge lo striscione foderato in plexiglass contro polizia e carabinieri, sparando attraverso feritoie il getto di estintori. La reazione è immediata: partono decine di lacrimogeni e una nube urticante mette in fuga gli assaltatori del Castello. Non c´è neanche bisogno di cariche. La manovra di contenimento è perfetta. Il presidente della Camera Gianfranco Fini telefona al questore e si complimenta con lui per l´operato di polizia e carabinieri dicendo: «Hanno saputo circoscrivere i disordini». E il ministro Maroni commenta: «L´attacco premeditato di un gruppo di violenti».

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