Dalle fiabe gay ai siti proibiti, c’è la denuncia il caso degli opuscoli distribuiti in biblioteca

Secolo XIX 20/5/09
Abbundo (Pdl) ha presentato un esposto in procura per pubblicazione di materiale pornografico minorile
Genova. Un click e il sipario si alza su un mondo di carta in cui il tratto leggero del disegnatore non riesce a confondere atti sessuali espliciti e un linguaggio molto, ma molto “slang”. Il fatto è che l’indicazione del sito, www.beyourself.it, con risvolti troppo oséè stata scovata tra le righe di “Diversamente libri”, i due opuscoli – uno per i bambini e l’altro per gli adolescenti – con la bibliografia “sull’identità di genere, l’omosessualità e il lesbismo” distribuiti sabato scorso alla biblioteca per ragazzi De Amicis di Genova durante il laboratorio letterario “Due Regine, due Re”. «Materiale pornografico minorile, al limite della pedopornografia»è il giudizio tranciante di Nicola Abbundo, il consigliere regionale del Pdl artefice della crociata contro la manifestazione. Le parole ieri sono finite in Procura. In mattinata Abbundo ha depositato un esposto che tira in ballo tutti coloro che, per un verso o per l’altro, hanno avuto a che fare con l’evento organizzato dal Comitato Genova Pride. Denuncia completata dalla richiesta di sequestrare bibliografie e libri.
Sono pesanti le ipotesi di reato definite per conto da Abbundo dall’avvocato Mario David Mascia e che il procuratore capo Francesco Lalla ha trasmesso al pool di magistrati specializzati. La denuncia parla di «pubblicizzazione di materiale pornografico minorile, divulgazione di notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento di minori di anni 18». A parte le bibliografie tascabili, nella cui ultima pagina sono elencati una serie di siti “lgbt” (lesbiche, gay, bisessuali e trasgender transessuali), l’esposto dedica ampio spazio ad un piccolo opuscolo illustrato “Ci piacciamo!”. Edito dalla casa editrice “Il dito e la Luna”, secondo la denuncia «lancia al mondo dei fanciulli il più classico degli slogan edonistici, declinato non solo in senso apertamente carnale ed antiplatonico, ma anche omosessuale e nemmeno troppo larvatamente pedofilo».
Ieri dopo aver affrontato la questione in consiglio regionale con un’interrogazione urgente firmata anche da Matteo Marcenaro, Abbundo ha duellato a distanza con il sindaco Marta Vincenzi. Venerdì scorso le aveva chiesto di impedire il laboratorio letterario e di ritirare il patrocinio al Gay Pride. Con una lettera protocollata lunedì Vincenzi ha risposto di non aver ravvisato «né alcuna violazione di diritti, né orientamenti educativi, nei confronti dei bambini, strumentali in favore dell’omosessualità e del lesbismo». La replica di Abbundo: «Non ha la più pallida idea di quello che dice. Come fa a sostenere che non ci sia stata alcuna violazione quando la biblioteca stessa diffondeva oltre che libri a tematiche lesbico-omosessuali, anche brochure con rimando a siti internet “di settore” che illustrano fumetti pedopornografici, invitano al transessualismo o esaltano la pornografia e la prostituzione? Sono siti ai quali per esempio dal computer della Regione Liguria non si può neppure accedere».
Arroventato il tono, che niente ha più di culturale, cerca di tirarsi fuori il direttore della De Amicis, Francesco Langella: «Quei materiali sono stati messi a disposizione dagli organizzatori, la biblioteca non c’entra nulla».
Il Comitato Genova Pride si schiera in formazione di difesa: «Quelli sono siti di informazione sulle tematiche “lgbtqi” di associazione italiane ed internazionali. Si tratta di organizzazioni riconosciute e che lavorano anche in collaborazione con istituzioni italiane ed europee». Porta ad esempi www.diversity-in-europe.org che è un progetto della Commissione Europea; www.eycb.coe.info/compass è un progetto del Consiglio d’Europa di cui fa parte anche il Governo italiano e www.iglyo.com che è il sito dell’associazione europea delle e dei giovani Lgbt.
Lilia Mulas, portavoce del Comitato Genova Pride aggiunge: «Siamo persone civili e responsabili e non abbiamo bisogno di nessun censore per sapere che la pornografia non è adatta ai minori. Le bibliografie che abbiamo diffuso contenevano siti di informazione lgbtqi, curati da associazioni riconosciute e stimate, tanto che lavorano anche in collaborazione con enti pubblici italiani ed europei. È discriminante il fatto che vengano filtrati dalla Regione, si tratta di materiale che merita di essere diffuso e conosciuto. Affermazioni come quelle di Abbundo dimostrano i danni di questa censura, oggi vogliamo difendere anche il suo diritto alla conoscenza e all’informazione».

I commenti sono chiusi.