«Mills corrotto da Berlusconi»

Secolo XIX 2075/09
Avvocato condannato, le motivazioni. Il premier: andrò in aula quando avrò tempo
«SEICENTOMILA DOLLARI
PER DIRE IL FALSO NEI PROCESSI»


20/05/2009
marco peschiera
SOCIETÀ off-shore della Fininvest nei paradisi fiscali, finanziamenti illegali per 10 miliardi al segretario del Psi Bettino Craxi, trasferimenti di benefici societari occulti a Marina e Piersilvio Berlusconi. Su tutto questo l’avvocato inglese David Mills ha taciuto o ha mentito di fronte ai giudici per coprire il nome di Silvio Berlusconi. In cambio delle sue falsità e delle sue reticenze, l’avvocato ricevette un “regalo” di 600 mila dollari, versatigli dal manager della Fininvest Carlo Bernasconi su disposizione dello stesso Silvio Berlusconi. Questo, in estrema sintesi, il significato della sentenza emessa lo scorso febbraio dal tribunale di Milano e motivata ieri in un documento di quasi 400 pagine che riassume la lunghissima e travagliata storia del processo.
Corrotto e corruttore. David Mills è stato corrotto, e per questo condannato a 4 anni e 6 mesi di carcere. Quello che i giudici considerano il corruttore, Silvio Berlusconi, non è stato giudicato perché nel frattempo il Parlamento, con il cosiddetto Lodo Alfano, ha disposto la sospensione di ogni processo nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato: presidente della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio dei ministri. Silvio Berlusconi, come è noto, è presidente del Consiglio dei ministri. Il processo per la parte che lo riguarda potrà riprendere solo in due casi: quando non sarà più tra le quattro alte cariche, oppure se la Corte costituzionale (chiamata a pronunciarsi nei prossimi mesi) annullerà il Lodo Alfano giudicandolo in contrasto con la Costituzione.
Il reato, ricordano i giudici, fu commesso a Milano, Londra e Ginevra (i luoghi delle deposizioni ritenute false e quello del pagamento dei 600 mila dollari) fino al 29 febbraio 2000. Ma le radici del processo Mills sono ancora più lontane, risalgono ad altre inchieste e altri processi istruiti contro Silvio Berlusconi: quello per corruzione nella Guardia di Finanza e quello denominato “All Iberian”, dal nome della società del gruppo Fininvest con sede nelle isole britanniche.
false testimonianze. Scrivono i giudici nella motivazione: «Egli (l’avvocato Mills, ndr) ha certamente agito da falso testimone, da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al Gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data; dall’altro, ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico».
In particolare, nel processo per la corruzione nella Guardia di Finanza, Mills ha «omesso di dichiarare che la proprietà delle società off-shore del Fininvest B Group faceva capo direttamente e personalmente a Silvio Berlusconi»; ha «omesso di riferire la circostanza del colloquio telefonico con Silvio Berlusconi nella notte di giovedì 23 novembre 1995, avente quale argomento la società All Iberian e il finanziamento illegale di 10 miliardi di lire erogato da Berlusconi tramite All Iberian a Bettino Craxi»; ha «dichiarato circostanze false in ordine al compenso di circa un milione e mezzo di sterline ricevuto una tantum nel 1996 a seguito di accordi con Silvio Berlusconi – compenso qualificato come “dividend” e tenuto bloccato fino al 2000 in un deposito bancario».
Nel Processo All Iberian, scrivono ancora i giudici, Mills in veste di testimone (quindi tenuto a dire la verità e a non tacere nulla) ha evitato di rispondere «alle domande sulla proprietà delle società offshore» e inoltre «non ha riferito che beneficial owners delle società Century One e Universal One, in forza di accordi di trust stipulati dallo stesso Mills, erano Marina e Piersilvio Berlusconi».
La lettera che scotta. A innescare il processo, in modo incauto, fu lo stesso Mills in una lettera scritta al suo commercialista il 2 febbraio 2004. Da molti anni percepiva dalla Fininvest parcelle (regolari) che i giudici definiscono «enormi», ma in quel momento era preoccupato per le verifiche del fisco britannico sui suoi conti correnti: cercava la maniera di giustificare il versamento occulto di quei 600 mila dollari che i giudici considerano un «premio» per le sue false testimonianze. Al commercialista, Mills spiegò così l’origine di quell’entrata: «Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia situazione (…) sapevano bene che la modalità con la quale io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato passaggi difficili, per usare un eufemismo) avesse tenuto Mr B. fuori da un sacco di problemi che gli sarebbero ricaduti addosso se solo avessi detto tutto quello che sapevo».
«All’incirca alla fine del 1999 – scrisse ancora Mills – mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi, che avrei potuto considerare come un prestito a lungo termine o un regalo. 600.000 dollari furono messi in un hedge fund e mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione, se ne avessi avuto bisogno (…). Per ragioni loro proprie (io in quel momento ero ancora un testimone dell’accusa ma la mia testimonianza era già stata resa), era necessario che tutto fosse fatto con discrezione (…) Consideravo il pagamento come un regalo. Di cos’altro poteva trattarsi?».
Nel corso del processo, Mills ha ritrattato il contenuto della lettera. Quel denaro, spiegò, non veniva da Bernasconi per conto di Berlusconi, ma era il pagamento da parte di un imprenditore, Diego Attanasio. I giudici non hanno creduto alla nuova versione, tra l’altro smentita dallo stesso Attanasio, e in sentenza ribadiscono: «I 600 mila dollari, promessi nel `99 e avuti nel 2000, dopo che aveva svolto il suo compito, provenivano da Carlo Bernasconi» il quale era «persona che agiva in nome e per conto di Silvio Berlusconi». Carlo Bernasconi, da sempre considerato uno degli amici più stretti di Berlusconi, morì nel 2001.
I giudici ricostruiscono anche i tortuosi percorsi finanziari del “regalo” di Bernasconi a Mills: si cercò di tenere nascosta quella somma con «un’artificiosa, tanto opaca quanto raffinata, modalità di trasferimento». Una modalità che è«di per sé indicativa della illiceità della complessiva operazione», e che utilizzò«spazi di volta in volta creati nei contenitori finanziari (che in questo processo sono stati chiamati “brocche” o scatoloni, che potrebbero comunque chiamarsi centrifughe di lavatrici) prima di arrivare al corrotto nel marzo del 2000…».
Le conclusioni. Per i giudici, Mills ha mentito o è stato quantomeno reticente nei due processi: «Nel primo, “Guardia di Finanza”, è stato accertato, in maniera definitiva il fatto storico di cui lì si trattava: che cioé la Guardia di Finanza era stata corrotta e che le somme erano state pagate affinché non venissero svolte approfondite indagini in ordine alle società del Gruppo Fininvest e non ne emergesse la reale proprietà, e che l’azione era stata commessa al fine di eludere le disposizioni della legge Mammì in tema di concentrazione di mezzi di diffusione di massa».
I giudici ricordano comunque che in quel processo non fu provato un legame diretto tra Silvio Berlusconi e i finanzieri corrotti, ma fu invece condannato (a 2 anni e 6 mesi) il manager finanziario della Fininvest, Salvatore Sciascia. Ex ufficiale della Guardia di Finanza, Sciascia era diventato direttore dei servizi fiscali della Fininvest. Attualmente è senatore del Popolo della Libertà.
Nel secondo processo, “All Iberian”, «i fatti relativi all’illecito finanziamento a Bettino Craxi da parte di Fininvest tramite All Iberian sono definitivamente provati, visto che la sentenza di primo grado, di condanna dei vertici della società e fra essi di Silvio Berlusconi, non è stata riformata nel merito, ma per intervenuta prescrizione».
Nel motivare l’entità della condanna a carico di Mills, i giudici (presieduti da Nicoletta Gandus, che Berlusconi tentò invano di ricusare) sottolineano «l’oggettiva gravità della condotta, di assoluta rilevanza nei procedimenti in cui è stata posta in essere, anche in ragione della qualità e del numero dei reati» giudicati in quei due processi.
Da Mills vi fu un’«inflessibile determinazione» nel progettare e commettere il reato, la cui «assoluta rilevanza»è motivata anche dal «ruolo istituzionale di alcuni dei soggetti imputati nei procedimenti penali in cui David Mills rendeva falsa testimonianza».

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