La sinistra torna unita in piazza

L’unità, 12/06

La sinistra torna unita, almeno in piazza e almeno oggi. È l’effetto del cosiddetto “pacchetto sicurezza” che la destra sta portando all’approvazione a colpi di fiducia. Partito democratico, Rifondazione comunista, Sinistra e libertà. E poi Arci, Cgil, Articolo 21, tutti insieme davanti a Montecitorio. Manifestazioni indette separatamente ma che, sui sanpietrini davanti alla Camera, finiscono per fondersi, unite dall’impegno comune contro «le leggi razziali» (copyright di Franceschini, ma scritto a caratteri cubitali sullo striscione di Rifondazione). «Col megafono, torniamo alle origini», dice non a caso Franceschini arrivando in piazza. All’ombra delle falci e martello, il segretario democratico stringe la mano a Paolo Ferrero. Questi, sorpreso, lascia pendere ancora di più il sigaro: «E tu che ci fai qui?», gli dice. Russo Spena la mette subito sul piano elettorale. «Oh, mi raccomando lasciaci qualche voto…». Franceschini glissa: «Non c’è privacy, non parlo». Arriva Gennaro Migliore, ex Prc ora in Sinistra e Libertà. Saluta Franceschini e (gioco forza?) stringe la mano anche a Paolo Ferrero che gli è al fianco. «Sì, ci conosciamo», risponde a Franceschini che tenta un’improbabile presentazione.

Il megafono si accende: in un nugolo di militanti e deputati del Pd parla Filippo Miraglia dell’Arci. «Oggi noi iniziamo lo sciopero della fame – annuncia – perché questa legge inaugura l’apartheid di Stato. Criminalizza gli immigrati e mette a rischio la democrazia del paese». Il Ddl «ricorda molto le leggi del ’38, è un mostro giuridico».

Alle 15 comincia la maratona oratoria organizzata da Sinistra e Libertà von politici ed esponenti del mondo dello spettacolo come Dario Vergassola e Moni Ovadia. Vengono letti passaggi del disegno di legge, mentre il gruppo di attori «Voci nel deserto» legge brani di film degli ultimi 40 anni sul tema dei diritti dei migranti.

«È un ddl sicurezza che cambierà volto all’Italia e renderà la vita degli immigrati un vero e proprio percorso dentro un girone infernale» dice il deputato Pd nato in e cresciuto a Roma Jean Leonard Touadi (Pd) a margine della presentazione del dossier «medicina e migrazioni» all’ospedale San Gallicano di Roma. Secondo Touadi, «il ddl sicurezza farà fare una svolta al nostro Paese sia nel suo ordinamento giuridico che nella sua civiltà. Per la prima volta – ha spiegato – un essere umano verrà giudicato non per quello che fa ma per quello che è, un immigrato clandestino, mentre la sua condizione di povertà diventa reato».

Ma le conseguenze del ddl sicurezza si faranno sentire anche sulla già disastrata condizione della economia italiana. «Roma, ad esempio, è una città multietnica – spiega in piazza Stefano D’Alterio, segretario della Cgil di Roma Centro – gli immigrati danno un forte contributo al Pil di Roma e del Lazio. Stiamo discutendo sulla possibilità di organizzare una grande mobilitazione nazionale contro il pacchetto sicurezza. Certamente un appuntamento sarà il 7 ottobre prossimo a 20 anni dalla morte di Jerry Masslo, giovane sudafricano ucciso nelle campagne del casertano nel 1989».

Ma contrario al disegno di legge è anche il Filp Cgil, il sindacato della Polizia. «Ci chiediamo come sia possibile operare tagli finanziari alle forze dell’ordine e poi destinare 100 milioni per le ronde – dice Claudio Saltari, segretario Filp Lazio – le ronde rischiano di essere d’intralcio per le forze dell’ordine o pericolose addirittura per se stesse: immaginiamo cosa potrebbe accadere se si trovassero di fronte a pericolosi criminali, dobbiamo aspettare che qualche rondista venga lasciato in una pozza di sangue?».
13 maggio 2009

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