Immigrazione, allarme di Napolitano “C´è retorica intollerante e xenofoba”

Repubblica 15-05-09

“Ambiguità non tollerabili”
Le differenze aumentano

Bossi: “Io ascolto la gente”. Berlusconi: “Non siamo razzisti”
Le differenze in termini di origini etniche, religiose e culturali sono aumentate, c´è il rischio che si traducano in un fattore di esclusione

Rischio intolleranza, in Italia, perfino di xenofobia. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lancia un nuovo allarme. E chi ne conosce la cautela può immaginare quanto il passo sia stato ponderato. Parole pronunciate pochi giorni dopo i respingimenti dei barconi sul Mediterraneo, le accuse dell´Onu e della Cei al governo italiano, ma soprattutto nelle stesse ore in cui a Montecitorio ottiene il via libera il decreto sicurezza del governo. Quel testo carico di polemiche per misure quali il reato di clandestinità e la “detenzione” degli extracomunitari nei centri per sei mesi. Dal premier ai ministri, tuttavia, nessuno nell´esecutivo si sente chiamato in causa dal monito del Quirinale.
Il presidente Napolitano non fa riferimenti specifici, ma i toni di questi giorni, alcuni slogan, improbabili proposte, lo preoccupano. «In Italia si va diffondendo una retorica pubblica che non esita ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia» dice intervenendo alla conferenza annuale del Centro europeo delle fondazioni. «Nei nostri paesi le differenze in termini di origini etniche, religiose e culturali sono aumentate» e c´è «il rischio che queste differenze si traducano in un fattore di esclusione», mentre l´Unione europea ci invita a promuovere «politiche di inclusione sociale dei nuovi poveri». Guai a «rispondere con la mera conservazione e la difesa degli interessi nazionali». Applausi dalla platea del convegno. «Non possiamo permetterci di dimenticare che siamo la parte ricca di questo pianeta» avverte il presidente. L´altra preoccupazione dell´inquilino del Quirinale è rivolta alla «dura crisi economica mondiale», il timore è che «non abbia ancora generato sfortunatamente tutti i suoi effetti in termini di povertà».
Napolitano ha finito da poco di parlare al convegno quando il premier Silvio Berlusconi esce soddisfatto dall´aula della Camera che ha appena approvato il pacchetto sicurezza. Le parole del presidente? «Noi siamo contro la xenofobia da sempre» taglia corto. E a chi gli chiede se il capo dello Stato si riferisca alla politica del suo governo, Berlusconi si schermisce: «Non so, chiedetelo a lui». Un raggiante Umberto Bossi, pure lui in Transatlantico a margine del voto, è più tranchant. «Napolitano? Io ascolto la gente». Popolo, elettori, gente. È il refrain difensivo del Carroccio, anche il ministro Roberto Calderoli allontana dal partito il sospetto di xenofobia: «La retorica pubblica non ci appartiene. Le scelte effettuate dal ministro Maroni e dalla maggioranza sono la sola risposta possibile alle richieste che arrivano dal popolo». Il presidente del Senato Renato Schifani getta acqua sul fuoco, «i toni accesi a volte fanno parte della politica, il capo dello Stato ha parlato di toni non di un paese xenofobo, naturalmente». Naturalmente. Invece la xenofobia c´è ma «è stata causata da decenni di lassismo» non dalle politiche del governo, secondo il repubblicano del centrodestra Francesco Nucara.
Il Pd invece si schiera senza incertezze col Quirinale. Il rischio xenofobia in Italia è «una preoccupazione giusta» per Massimo D´Alema, che rispolvera la proposta leghista del metrò per soli milanesi. Anna Finocchiaro parla di parole «sagge» del presidente, lei vede nel ddl appena approvato «germi di razzismo e xenofobia», mentre dopo le parole di Napolitano, secondo Rosy Bindi, «il governo è in penoso imbarazzo». Il presidente ha ragione e «Bossi aizza la gente, come nazisti e fascisti facevano nel secolo scorso» accusa il segretario Prc Paolo Ferrero. Grazia Francescato di Sinistra e libertà invita il Quirinale a non firmare il pacchetto sicurezza quando passerà anche al Senato.

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