Il Colle antirazzista avverte il governo
Manifesto 15/5/09
RESPINGENTI «In Italia si sta diffondendo una retorica pubblica intollerante e xenofoba». Il capo dello stato alza la voce nel giorno in cui la camera approva con l’ultima fiducia il disegno di legge Maroni. Il cavaliere si giustifica: «Io sono da sempre contro la xenofobia». E il leader del Carroccio se ne frega: «Il presidente? Io ascolto la gente» IMMIGRAZIONE Duro monito di Napolitano. Bossi e Berlusconi in difesa
Leo Lancari ROMA
ROMA
Non nomina mai il governo e la scelta di respingere i barconi di clandestini, né la Lega e i suoi proclami anti-immigrati. Ma il riferimento non potrebbe essere più chiaro. Nello stesso momento in cui la Camera licenzia definitivamente il disegno di legge sicurezza, Giorgio Napolitano lancia l’allarme sul pericolo che in Italia cresca una deriva razzista. Da tempo, dice infatti il presidente della Repubblica, si assiste al «diffondersi di una retorica pubblica che non esita a incorporare accenti di intolleranza o xenofobia». Parole che nessuno, tra gli esponenti del centrodestra, sente di dover attribuire a se stesso. Da Berlusconi a Bossi, tutti si autoassolvono fingendo di non capire a chi si riferisce Napolitano. «Noi siamo contro la xenofobia da sempre, quindi è chiaro che da parte nostra c’è sempre stato un atteggiamento di netto contrasto a ogni espressione xenofoba», dice Berlusconi, dimenticando di aver impedito al parlamento di discutere norme criticate dalla Chiesa e dall’Onu. Quasi irriverente la risposta che invece dà Bossi al capo dello Stato. «Napolitano?Io ascolto la gente», dice infatti il leader del Carroccio senza rendersi conto di confermare indirettamente le preoccupazioni del capo dello Stato.
Non è certo la prima volta che il Quirinale rende pubblica la sua preoccupazione per la politica adottata dal governo in materia di sicurezza. In passato più volte, infatti, dal Colle erano stati sollevati con discrezione dubbi circa l’opportunità di istituire le ronde. E la stessa cosa vale anche per il prolungamento fino a 180 giorni della detenzione nei Cie. Dubbi fatti presenti direttamente al presidente del consiglio, ma anche al ministro degli Interni Roberto maroni. Di fronte al voto della camera, imbavagliata dal voto di fiducia, Napolitano ha voluto ancora una volta mettere agli atti se non il suo dissenso quanto meno i suoi timori.
Alla Camera intanto, dove si alternano le dichiarazioni di voto, la tensione è alle stelle, al punto che Maroni arriva a interromper e più volte l’intervento di Dario Franceschini, meritandosi così il richiamo di Rosy Bindi a cui spetta di presiedere l’aula in assenza di Fini. «Avete impedito il matrimonio tra irregolari, avete di fatto impedito l’iscrizione all’anagrafe di bambini di genitori non in regola, bambini invisibili». Sono le stesse accuse rivolte dalla Cei, la Conferenza dei vescovi, al disegno di legge, ma Maroni non accetta di sentirsele ripetere anche nell’aula di Montecitorio. E insorge interrompendo il leader del Pd: «Basta falsità, basta falsità», dice agitandosi come un deputato qualsiasi, mentre il suo collega Andrea Ronchi, ministro delle Politiche Ue, con il braccio manda a qual paese l’opposizione. È Casini, alla fine, a rendere forse meglio di tutti la situazione. «In questa occasione il governo si è leghizzato definitivamente e si è persa così l’occasione per fare un dibattito sereno», spiegherà più tardi il, leader dell’Udc.
L’imbarazzo per le nuove norme anti-immigrati del resto è grande. Dopo le critiche della Chiesa e dell’Onu, ma anche dopo l’accusa di violazione dei diritti umani rivolta dal Consiglio d0Europa all’Italia, ieri l’Unione europea ha preferito evitare qualsiasi commento. «Il progetto di legge è passato solo alla camera, per una sua adozione ufficiale serve ancora l’approvazione del Senato», si è limitato a dire un portavoce della Commissione europea a Bruxelles ricordando come l’esecutivo Ue «non può esprimersi su un progetto di legge che non è stato ancora adottato».
Nulla per Silvio Berlusconi, che come al solito finge di non vedere l’esistenza dei problemi: le accuse della Chiesa e dei vescovi in particolare?. per il premier non esistono: «Non ho conoscenza di critiche – dice il premier – Ho parlato più volte con responsabili della Conferenza episcopale. Ogni volta che ho parlato dei nostri provvedimenti ho trovato accoglienza positiva». Critiche che però sono state ribadite anche ieri in un documento della Conferenza europea delle Commissioni ‘Giustizia e pace’ degli episcopati europei e destinato ai politici che entreranno nel parlamento di Strasburgo. «Periodi di trattenimento eccessivi e irragionevoli e politiche inadeguate in materia di ricongiungimento familiare – è scritto nel documento – sono contrarie al rispetto dei diritti dell’uomo ai quali i nostri paesi sono legati».

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