Arriva la tassa sui disabili, le famiglie insorgono residenze assistite
Secolo XIX 15/5/09
Il 26 protesta in piazza. Il Pdl attacca. La Regione: «Colpa del governo»
Genova. È stata ribattezzata la tassa sulla disabilità. Nel 2010 toccherà tutti i disabili, fisici e psichici, che usufruiscono di centri diurni e strutture residenziali assistite. Le famiglie sono già sul piede di guerra. La loro ribellione è contro la quota di compartecipazione che il governo aveva stabilito nel 2001 (il 30% per i disabili e il 50% per gli anziani) che la Liguria si era sempre rifiutata di applicare, ma che ora davanti all’insistenza del governo e del tavolo di monitoraggio (il pool di tecnici del ministero della Salute e delle Finanze che controllano i conti della Regione) non può fare a meno di introdurre. E di fronte a questa novità, le associazioni dei disabili annunciano proteste serrate e l’assedio del consiglio regionale (martedì 26 maggio) per il quale si stanno già organizzando. All’attacco va anche il Pdl che, in Regione e Comune, annuncia interrogazioni urgenti.
«Le conseguenze dell’inserimento di un nuovo costo, una vera e propria tassa sulla disabilità, sulle famiglie o sui Comuni nel caso le famiglie delle persone disabili siano indigenti, vanno al di là di un semplice problema economico: significa che le conquiste faticosamente raggiunte in termini di integrazione sociale e di assistenza sociosanitaria nel corso degli ultimi decenni avranno una repentina ed inesorabile regressione», spiega Enrico Pedemonte del Cepim secondo il quale, dal 2010, «le famiglie che intendano continuare ad avvalersi dei servizi dei centri diurni facenti capo al sistema sanitario e fino ad oggi totalmente gratuiti, dovranno farsi carico di una quota di circa 600 euro al mese e di 1.350 euro per le residenze assistite». La delibera, per il momento solo abbozzata, dice anche che solo le famiglie indigenti potranno sottrarsi alla compartecipazione che, invece, graverebbe sui bilanci dei comuni di residenza. «Il rischio è che tante famiglie, quelle non ancora indigenti ma nemmeno ricche, siano indotte a rinunciare a far frequentare ai loro ragazzi disabili i centri di riabilitazione – aggiunge Pedemonte – È peraltro da considerare come un ulteriore costo sociale la perdita del lavoro, conseguente alla da parte di tanti operatori che attualmente lavorano al fianco delle persone disabili nei centri di riabilitazione».
Stesso tono allarmato è anche quello dei consiglieri regionali Matteo Rosso e Gabriele Saldo e di quelli comunali Giuseppe Costa e Stefano Balleari: «Abbiamo presentato interrogazioni urgenti per fare in modo che le conseguenze di questo nuovo costo di compartecipazione, che è una vera e propria tassa sulla disabilità, a carico delle famiglie o sui Comuni nel caso di famiglie indigenti, non venga introdotto».
Anche se la delibera è regionale, secondo Costa e Balleari anche il Comune di Genova dovrebbe intervenire per scongiurare questo pericolo.
Alle proteste replica l’assessore alla Salute Claudio Montaldo: «L’applicazione della compartecipazione ci è stata imposta direttamente dal governo Berlusconi e nonostante questo diktat la Regione sta cercando di mantenere la quota nell’ambito dell’assegno di accompagnamento». Il che significa, pur con i dovuti distinguo per la diversità della malattia e quindi dell’assistenza, circa 16 euro (con punte di 27 in caso di riabilitazione) al giorno per i disabili psichici seguiti nelle residenze assistenziali e circa 3 euro al giorno per coloro che frequentano i centri diurni. «È un semplice adeguamento delle tariffe già applicate dal 2007 – conclude Montaldo – e non certo la piena applicazione de

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