“Sono scappato dalla Nigeria per non essere ammazzato”
Repubblica 13-05-09
Daniel: mio padre eliminato per ragioni politiche
«Non tutti i nigeriani emigrano per motivi economici, né tutte le nigeriane sono prostitute. Io fuggo dalla morte. Come molti miei fratelli rispediti in Libia in queste ore». Daniel, ha 25 anni, vive a Roma ed è sbarcato a Lampedusa nel dicembre 2008. Viene dalla Nigeria: la prima nazione tra i richiedenti asilo nel 2008. «Nella mia regione, nella primavera del 2007 si sono svolte le elezioni amministrative – racconta – e mio padre era un leader politico della provincia. Al termine del voto, ha denunciato i brogli elettorali. La stessa sera sono arrivati dei militanti del partito vincente e hanno bruciato la nostra casa. Mio fratello maggiore e papà sono morti nell´incendio. Con mia madre e due fratelli siamo fuggiti. Abbiamo raggiunto la città. Ma venivamo perseguitati. Siamo così scappati attraverso il deserto, prima in fuoristrada, poi a piedi. In Libia, vicino alla frontiera, ci hanno arrestati. Poi malmenati. Ho perso le tracce dei miei familiari. Io solo sono riuscito a scappare». Daniel (il nome è di fantasia) arriva finalmente sulla costa libica.
«Mi sono imbarcato vicino a Tripoli. Ho pagato 1.800 euro a un trafficante. I soldi? Me li aveva spediti uno zio dall´Italia. Sono arrivato a Lampedusa. Sono stato trattenuto nel centro d´accoglienza, senza possibilità di chiedere asilo. Poi mi hanno portato ad Agrigento. Qui mi hanno comunicato il provvedimento d´espulsione, senza però eseguirlo. Libero di muovermi ho raggiunto Roma. Assistito dal Consiglio Italiano per i Rifugiati, ho presentato domanda d´asilo. Oggi sono in attesa che la mia richiesta venga esaminata dalla commissione territoriale della capitale. Ma ho il foglio di via e temo di finire rinchiuso in un centro d´espulsione. Non posso tornare in Nigeria».

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