Maroni: «Scelgano i rifugiati a Tripoli»
Manifesto 13/5/09
GOVERNO La Russa: «Sono solo chiacchiere»
Federico D’Ambrosio
«Non capisco qual è il problema. La Libia fa parte dell’Onu e in Libia c’è l’Unhcr.L’Unhcr può fare in Libia l’accertamento delle persone che chiedono asilo», parola del ministro degli interni italiano Roberto Maroni, che respinge al mittente le critiche dell’Onu. Anzi chiama in causa anche l’Unione europea: «Per chi ha diritto d’asilo non vedo perchè debba essere mandato in Italia, l’Unione europea se ne faccia carico».
Le parole del ministro degli interni si sommano a quelle durissime del titolare della Difesa: «Non basta essere un organismo dell’Onu per esprimere opinioni». Che se la prende persino con l’agenzia internazionale per i rifugiati, l’Unhcr, pur di sostenere che quel che combina l’Italia con le carrette del mare è perfettamente legittimo.
Una verità, a dirla tutta, La Russa la mette sul tavolo. Sottolineando che il centrosinistra, al posto di Berlusconi, avrebbe fatto lo stesso: «Se fosse dipeso da noi qualunque governo italiano avrebbe fatto questa scelta. Tant’è che questa bozza d’intesa l’aveva iniziata già Prodi, senza riuscire a chiuderla».
Per tutto il resto, il ministro della Difesa, è convintissimo nel sostenere che il governo di centro destra ha raggiunto un risultato ottimo e persino «umanitario»: «La novità è che il governo Berlusconi è riuscito a convincere il paese di Gheddafi ad accettare che le barche intercettate fuori dalle acque territoriali partite dalla Libia, tornino nel porto di partenza. Il resto sono tutte chiacchiere». «Chi li vuol far rimanere, li sottopone a inutili sofferenze. Quindi il respingimento è anche umanitario».
Serve a poco che Roberta Pinotti del Pd dica che quello del ministro è uno «sberleffo», perché «non si può» parlare di respingimenti umanitari, visto che Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato e da ieri candidata possibile alla segreteria del partito sostiene invece che l’unico accorgimento da apportare è far sì che «a Tripoli ci siano uffici dell’Italia e di agenzie internazionali per verificare quanti di quei soggetti sono titolari del diritto d’asilo». Ovvero, parola per parola, la risposta dello stesso Maroni, e di La Russa appunto: «Se c’è un problema che riguarda chi chiede l’asilo la mia proposta è di aprire degli uffici che esaminino le richieste di asilo», anche se poi il ministro aggiunge che «90 su 100 richieste sono strumentali», sebbene il 70% di quelle fatte finora dai naufraghi giunti in Italia siano state accettate. Versione solo leggermente corretta, quella del leader dell’Udc Pierferdinando Casini che sostiene, invece, la centralità dell’Unione europea: «L’Unione Europea dovrebbe costituire una struttura in Africa per regolare i flussi migratori e non costringerci a far fronte sempre all’emergenza».
Uno schieramento trasversale, tra destra sinistra e centro, che tiene poco in conto (o non lo fa affatto) le difficoltà che l’Onu ha avuto e ha a instaurare un rapporto di garanzia con il Libano visto che questo paese non ha ratificato la convenzione delle Nazioni unite sui rifugiati.
Al coro del «l’Onu se ne vada a Tripoli» si aggiunge l’immancabile Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato: «L’Onu non nasconda la testa sotto la sabbia. E’ facile lanciare auspici e proclami. L’Onu invece che richiamare l’Italia, può verificare in Libia, come in qualsiasi altra parte del mondo, se sussistono le condizioni per la concessione, anche in Italia, dell’asilo politico a persone che ne abbiano diritto. Agirebbe in questo caso nell’ambito dei suoi doveri istituzionali».

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