L’Onu: «Italia, fermati»
Secolo XIX 13/5/09
Respingimenti, si muove il segretario generale. Berlusconi: ho deciso io
Roma. Anche l’Onu contro il governo di Roma: dopo il Vaticano, dopo il Consiglio d’Europa, da ieri mattina, anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite chiede di interrompere la politica di respingimento dei clandestini. Di più: vorrebbe che fossero riammessi alcuni di quei disperati appena riconsegnati alle autorità libiche, dal momento che, tra di loro, c’erano profughi che cercavano di fuggire dalla Somalia e dall’Eritrea, paesi sconvolti dalla guerra. La “Moral suasion” dell’Onu è partita su due fronti. Dapprima una lettera dell’Alto Commissariato per i rifugiati politici spedita a Palazzo Chigi proprio dalla sede romana: «Esprimiamo grave preoccupazione per l’atteggiamento del governo italiano. Il principio di “non respingimento” non ha alcun limite geografico o di acque territoriali». Il secondo affondo, a metà giornata; da New York è arrivata la conferma che tale iniziativa aveva il pieno appoggio anche del Segretario generale, Ban Ki-moon. La risposta ufficiale del governo italiano arriverà tra qualche giorno, ma sui contenuti non ci sono dubbi: «Il ministro dell’Interno sta eseguendo gli accordi che io ho firmato che io ho raggiunto con il leader libico Gheddafi. Su quei barconi non ci sono persone che fuggono da particolari situazioni nei propri paesi d’origine. Sono reclutate, in maniera scientifica, dalle organizzazioni criminali, nel mondo del lavoro e no. Pagano anche un biglietto per venire da noi». Quindi sarà un “no” alle richieste dell’Onu. E sarebbe la prima volta, dal giorno della sua costituzione, che il governo di Roma e la segreteria generale dell’organizzazione, arrivano ad un punto di conflitto così alto.
Ieri, quasi a rispondere a Ban Ki-moon, il capogruppo del Pdl al senato, Maurizio Gasparri, non è andato tanto per il sottile: «Scriveremo all’Onu per chiedere che, finalmente, faccia la sua parte in difesa dei diritti dell’uomo. Ci pare insufficiente l’azione che ha, finora, svolto nel resto del mondo». Sfida accettata, quindi.
Ieri, per qualche ora, il governo italiano ha cercato una sponda nella comunità europea: «Bisogna rimpatriare gli immigrati illegali ed è meglio farlo prima che arrivino sulle nostre coste. Noi ci adeguiamo alle normative europee e dobbiamo essere tutti credibili: l’Europa non può lanciare un patto per fronteggiare l’immigrazione e poi voler aprire le porte a tutti. Questo non si può accettare», aveva spiegato il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Ancor più esplicito il presidente del Senato, Renato Schifani: «Noi stiamo esercitando un diritto previsto dalle intese europee. L’Italia non può essere il solo paese a pagare!». La risposta arrivata, a sera, da Bruxelles, però non è incoraggiante: «Siamo coscienti della estrema difficoltà e dei problemi che i paesi dell’area mediterranea si trovano a fronteggiare – ha risposto il portavoce del commissario alla giustizia Jacques Barrot, Michele Cercone – Dobbiamo raccogliere tutte le informazioni prima di prendere una decisione. Da un principio, però, non si può derogare: il diritto d’asilo è un principio universale e va rispettato, sempre e comunque».
Ma è proprio questo è il nodo: il premier, Silvio Berlusconi, ieri, da Sharm el Sheikh (dove si sta svolgendo un vertice bilaterale con l’Egitto) ha spiegato che chi arriva sui barconi dei disperati non ha proprio i requisiti per chiedere asilo nel nostro paese. «Noi ci sentiamo in dovere di dare accoglienza a chi fugge da una situazione pericolosa per la sua vita e la sua libertà? ha spiegato – Non credo che nessuno possa dire, pur avendone diritto, di non essere stato accolto in Italia. Il problema è che esistono organizzazioni criminali che reclutano in maniera scientifica chi far imbarcare. E queste persone pagano anche un biglietto per affrontare un viaggio così pericoloso. Ma non sono spinte da una situazione speciale che si vive nei loro paesi d’origine. Le statistiche lo confermano». Un dato che, però, è stato immediatamente contestato, quasi in diretta, dal segretario del Pd, Dario Franceschini, ospite su Canale 5: «Dei 36.000 profughi sbarcati sulle nostre coste lo scorso anno, 31.000 hanno presentato richiesta. E la metà di queste sono state accolte», ha contestato.
Berlusconi, ha anche voluto sgomberare il campo da un dubbio: non è il premier che subisce gli “strappi” della Lega in materia di immigrazione. Semmai è il contrario: «Maroni esegue – ha detto – in base ad accordi che io ho personalmente raggiunto con il premier libico Gheddafi. A volte la Lega esagera, ma si tratta di esagerazioni più di facciata che di sostanza: i “signori della Lega” sono persone per bene che sanno dare una mano a chi ha bisogno. Certo sarebbe bene che non offrissero tanti pretesti alle opposizioni per attaccarci». Più sfumata, invece, la risposta sui possibili attriti con Gianfranco Fini: «An oramai è nel Pdl e quindi non esiste un contrasto con An. Per il resto non entro in questo discorso».
Angelo Bocconetti

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