La protesta dei comitati riparte dalla collina di Geminiano
Secolo XIX 13/05/2009
i contrari
Si innalza il livello dello scontro: presto due nuovi incontri. «Il dibattito pubblico è stata un’opera
di maquillage politico»
GEMINIANO è la “riserva indiana” della protesta antigronda. Qui hanno partecipato in tanti al débat public. Non ci sono simpatizzanti del progetto. Quasi ogni casa che si inerpica su questa collina verde sopra Bolzaneto ha uno striscione con scritto “No Gronda” esposto fuori dal cancello. Per questo la conferenza stampa con cui i comitati intendono rilanciare la protesta è stata convocata qui, in via alla Chiesa di Geminiano, al civico 98. A quaranta metri da questa casa su due piani dove abita Miriana Parodi, 56 anni, uscirà l’imbocco di tre gallerie: «Avrà un impatto disastroso – dice la padrona di casa – Questo edificio lo ha costruito da mio padre. Non ci hanno mai portato le fogne e adesso vengono pure a distruggere tutto».
Dopo la fine il dibattito pubblico e la scelta del tracciato 2 (con alcune varianti, ma non in Valpolcevera) svelata al Secolo XIX dall’amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci, la protesta cerca di sopravvivere alle assemblee pubbliche e di trasformarsi in movimento. «Stiamo discutendo se unirci al patto di mutuo soccorso, che lega agli altri oppositori delle Grandi Opere nel resto dell’Italia», spiega Mauro Muscarà, del comitato di Geminiano.
«È un’opera inutile e costosa», recita la nota diramata dai comitati, che mina «la salute di tutti», «distrugge la qualità della vita di migliaia di persone» e «azzera il valore immobiliare in un territorio già provato da decenni di servitù».
Il 28 maggio alle 21 al circolo Uguaglianza di Cornigliano, i comitati organizzeranno un incontro. E un altro verrà convocato entro fine mese al teatro Govi di Bolzaneto. «La lotta si farà più dura – annuncia Paolo Putti, del comitato di Murta -Il débat public è stata un’opera di maquillage politico. Il Comune deve capire la questione non sono gli espropri, ma la distruzione del territorio e gli effetti sulle persone».
«Ho una figlia disabile che è entrata in depressione grazie a questo vicenda – racconta un’abitante della zona – È stato un errore votare Marta Vincenzi, mi era più simpatica quando era la sua preside alle medie».
Marco Grasso

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