L’ Onu : riprendere chi chiede asilo
Manifesto 13/5/09
MIGRANTI
Il segretario generale Ban Ki-Moon attacca l’Italia e si dice d’accordo con l’Acnur che chiede di riammettere i profughi respinti in mare. L’Ue sogna l’esternalizzazione dell’asilo in Libia
Alberto D’Argenzio
BRUXELLES
Sale, e di molto, la tensione tra l’Onu e l’Italia, con l’Alto commissariato per i rifugiati che attacca frontalmente il governo. E con Ban ki-Moon che gli dà manforte. C’è «grande preoccupazione» per quanto sta facendo l’Italia, dice il portavoce del Segretario generale delle Nazioni unite. E ieri anche la Commissione europea, invocata da tutti, ha rotto il suo silenzio. Lo ha fatto non per criticare Roma, ma per lanciare un primo timido e indiretto abbraccio alle posizioni che va predicando in giro la Lega Nord, ossia il governo.
Da Ginevra Ron Redmond, portavoce dell’Acnur, punta il dito su Roma invitando Maroni a «riammettere i migranti che potrebbero chiedere la protezione internazionale». «L’Acnur – ha detto Redmond in una conferenza stampa – ha inviato stamattina (ieri per chi legge, ndr) una missiva al governo italiano per affermare che, pur essendo cosciente del problema che l’immigrazione irregolare pone all’Italia e agli altri paesi dell’Ue, resta gravemente preoccupato che la politica ora applicata dall’Italia mini l’accesso all’asilo nell’Unione europea e comporti il rischio di violare il principio fondamentale di non respingimento», previsto dalla Convenzione del 1951 sui rifugiati. Una regola, questa, che vale anche per le acque internazionali. «Il principio di non respingimento – prosegue infatti Redmond – non conosce limitazione geografica e gli Stati sono obbligati a rispettare questo principio ovunque esercitano la loro giurisdizione, in alto mare incluso».
Il ragionamento prosegue, fino a chiedere a Roma di riprendere le persone scortate via mare in Libia. Visto che «gli Stati sono responsabili delle conseguenze delle loro azioni che colpiscono persone sotto la loro giurisdizione – dice sempre Redmond – chiediamo al governo italiano di riammettere quelle persone respinte e identificate dall’Acnur quali individui che chiedono protezione internazionale. Le loro domande d’asilo potrebbero allora essere indicate come in conformità con la legge italiana». L’Onu si fa forte anche delle cifre che indicano che il 75% di chi arriva per mare in Italia chiede lo status di rifugiato e che la metà delle domande viene accolta con la concessione di qualche forma di protezione internazionale. In sostanza, la statistica dice che nei barconi respinti c’erano persone che avevano il diritto e le condizioni per ricevere protezione in Italia. Non in Libia. La Libia, ricorda Redmond, non ha infatti «firmato la Convenzione del 1951» e «non vi sono – insiste – le garanzie che le persone bisognose di protezione internazionale possano trovarla lì». Da Ginevra si sottolinea in particolare il caso «di persone provenienti dalla Somalia e dall’Eritrea». Parole, quelle di Redmond, che sono di fatto sottoscritte da Ban ki-Moon, assicura il suo portavoce Farhan Haq. Il Palazzo di vetro, dice Haq, «rispetta la richiesta contenuta nella lettera dell’Acnur al governo italiano».
Opinioni diverse a Bruxelles. Michele Cercone, portavoce del commissario Ue alla giustizia ed interni, pur affermando che il «diritto all’asilo è un principio universale che va rispettato», ha pure detto che «la priorità è salvare delle vite, quindi bloccare le partenze» di imbarcazioni. Nessuna parola sull’esercizio del diritto d’asilo, considerata una «questione molto complessa» nel caso dei blocchi in acque internazionali. «Una questione che non si può affrontare a caldo», anche quando il caldo è passato da un pezzo e i respingimenti sono ormai prassi da giorni. E sempre sull’esercizio del diritto di asilo, Cercone ha detto chiaramente che la Commissione sogna una bella esternalizzazione del problema, «favorendo la gestione delle domande d’asilo in Libia». Peccato che sia una soluzione considerata al momento inapplicabile tanto dall’Acnur quanto dal Commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg.
Dal portavoce d Barrot nessuna parola, invece, sul fatto che Frattini giustifichi i respingimenti chiamando in causa il Patto europeo per l’immigrazione, approvato sotto Presidenza francese. Il Patto per la verità non menziona assolutamente questa pratica, ribadendo invece che il necessario rafforzamento dei controlli alle frontiere europee non deve impedire l’accesso ai sistemi di protezione da parte delle persone che hanno diritto di beneficiarne. Ossia dice il contrario. Grave che a storpiare gli accordi presi sia un ex commissario europeo alla giustizia ed interni e grave che dalla stessa Commissione non arrivi alcuna precisazione. Ma si sa che Barroso vuole la rielezione e per quella ci vuole anche il sostegno di Berlusconi. I ministri dei 27 affronteranno la faccenda dei respingimenti il 4 e 5 giugno in Lussemburgo.

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