Immigrazione, l’incapacità coperta con la paura
Secolo XIX 13/5/09
luca volonté
Il paradosso della situazione che stiamo vivendo è sotto gli occhi di tutti. Se da un lato della medaglia dell’immigrazione ci sono dati oggettivamente positivi, dall’altro c’è la presa d’atto del fallimento delle politiche multiculturaliste della fine degli anni ’90. I primi, i dati positivi, stanno nelle tante badanti, negli innumerevoli operai, impiegati, manovali e contadini che fanno ormai parte della nostra società economica e della civiltà del nostro popolo. I recenti dati sulla occupazione, al nord nelle piccole e medie imprese manifatturiere e al sud nelle campagne, dimostrano che la società italiana ha chiesto e ha trovato risposta negli immigrati per determinati e, ahimè impopolari, impieghi.
I nostri giovani non vanno a raccogliere i pomodori nei campi del sud, tanto meno accompagnano al pascolo le mucche negli alpeggi della Val d’Aosta. A noi continua a piacere la pasta al pomodoro e la fontina e dunque giovani braccia straniere fanno per noi quel lavoro che noi più non facciamo. Lo stesso vale per le aziende manifatturiere, le officine e torni del Bresciano o le tessiture del Veneto ricco, dove c’è un’altissima probabilità di trovare tanti colori e un solo dialetto del posto.
C’è dunque da anni in atto una vera e propria integrazione attraverso il lavoro, ancor prima che nella società civile, il meticciato si fonde con il sudore della fronte e la fatica delle braccia. Sempre è stato così, lo è stato per i genovesi sbarcati a Buenos Aires cento anni orsono, per i siciliani emigrati in America, per i pugliesi in Belgio e i veneti in Lombardia?la fatica forgia le razze e i popoli.
Illudersi, come si era tentato di fare anni orsono, di mantenere la “purezza della razza celtica” con un popolo a tasso di natalità pari allo zero è una palese bugia verso se stessi e verso la nostra posterità. Nel tempo, tuttavia, da più parti si è fatta forte la voce, inascoltata dalla politica di destra e di sinistra, di favorire l’immigrazione attraverso “quote” che rispondessero ai criteri di omogeneità culturale e religiosa. Né i governi Prodi, né quelli Berlusconi hanno mai assecondato questi semplici e naturali criteri che avrebbero comunque favorito l’integrazione e facilitato la pacifica convivenza nel rispetto delle leggi e con la tutela dell’ordine.
Non solo, le misure scelte di respingere le barchette dei profughi e di coloro che fuggono dalle guerre e dalla fame con le navi militari, senza nemmeno assicurare i mercanti razzisti alla giustizia e dopo frequenti “prese in giro” da parte di Gheddafi, suonano come campane a morto della nostra civiltà e della nostra storia. In Italia non è regolato per legge il diritto di asilo, ciò nuoce agli immigrati che fuggono dai disastri nazionali e umilia la naturale accoglienza cristiana del nostro popolo. Giustificare gli accompagnamenti coatti della povera gente verso le coste del Colonnello, rifacendosi alla paura della clandestinità o alla diffidenza verso i diversi è ancor più una vera corruzione delle virtù civili del popolo italiano. Si dice di non volere una società”multiculturale”, ma essa è un fatto e ancor più una continua conseguenza della lotta fiscale,economica e civica contro la famiglia italiana che viene umiliata e contrastata proprio nella volontà di accogliere figli. Il desiderio di maternitàè tra i due e tre figli a coppia, ma il fisco e i servizi sociali come le tariffe locali, premiano solo e sproporzionatamente i singles.In più, nemmeno si è agito su scala europea per attivare una vera e forte politica di governo del fenomeno migratorio. Si è corsi sotto le tende del Colonnello ma non si è mosso un dito per coinvolgere e guidare l’Europa a un confronto e una collaborazione con tutte le nazioni della riva sud del Mediterraneo. Nemmeno si è chiesta, tanto meno attivata una politica di sviluppo con i Paesi dell’Africa sub sahariana dalla quale provengono il maggior numero di immigrati via mare. Ancora una volta le misure appaiono demagogiche e incapaci di risolvere i problemi, spot elettorali senza senso e corruttori della società.
Ciliegina sulla torta? L’assimilazione immigrato-delinquente è non solo falsa ma anche profondamente barbara e ingiusta. Ancor più se consideriamo i profondi tagli e il sistematico disinvestimento nei confronti delle forze di polizia del paese e del loro controllo del territorio. Non si vuole dunque l’integrazione, si vuole la colpevolizzazione a priori in un paese sguarnito volutamente di sicurezza. La “Capanna dello Zio Tom” racconta le vicissitudini degli schiavi americani, tempo è passato ma il vizio per taluni è rimasto intatto, preferiscono coprire la propria incapacità con la paura di tutti. Un passo indietro,una macchia nera sulla nostra storia cristiana.Luca Volontéè parlamentare dell’Udc.

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