La bocciofila è nomade, ora è sfrattata dalla Gronda
Secolo XIX 11/5/09
QUASI NON avevano ancora posato le valigie. Tre anni fa i 200 soci dell’Associazione bocciofila Bolzanetese erano stati sfrattati dalla loro sede di via Bruzzo, per fare spazio a un posteggio. L’amministrazione comunale li aveva destinati a una nuova struttura costata alle casse comunali 800 mila euro. Oggi sulle carte di Autostrade che raffigurano il tracciato 2 della Gronda c’è una linea dritta che va da Murta al nuovo mercato ortofrutticolo di Bolzaneto e passa proprio sopra a queste aree di fronte al piazzale della Metro, in via Levati. Qui erano previsti anche un laghetto e una pista di atletica. A fianco ci sono il campo nomadi e il distributore di metano con annesso Circolo Arci. Duecento Sinti e altrettanti soci. Uniti agli appassionati di bocce fanno 600 persone.
Nessuno li ha contati. Nessuno li ha avvertiti. Ma sulla mappa, questa zona è compresa in un’immensa area gialla con scritto: «area di cantiere». «Siamo una concentrazione di vecchi, zingari e ambientalisti – dice qualcuno con un sorriso amaro – La scelta dell’opzione 2 era quasi ovvia».
«Siamo una della società bocciofile più grosse di Genova, se ci spostano ancora moriremo – denuncia il presidente Ermanno Maya – Abbiamo già dovuto sopportare troppe spese». Nel primo trasloco avevano già perso 50 soci, soprattutto anziani, che non potevano più venire a piedi. Il saldo è stato bilanciato grazie alla nascita di una strana amicizia. «Quaranta sinti sono diventati soci, andiamo perfettamente d’accordo. Il Comune dovrebbe ricordarsi che svolgiamo un’attività sociale di integrazione».
A usare un termine che oggi rischia di suonare fuori moda, queste associazioni si sentono società civile, quella che occupa spazi dove la politica non arriva più.
«Mentre Sarkozy raddoppia la metropolitana, noi in Italia facciamo ancora autostrade. I nostri politici sono indietro di 30 anni», commenta Sandro Tripodi, presidente del Circolo ecologico e gestore di uno dei pochi distributori a metano di Genova e avverte: «Quando tolsero le pompe a Sampierdarena ci fu un’insurrezione popolare».

HOME | MAPPA DEL SITO | CONTATTI | ISCRIVITI |
TUTTI I CONTENUTI DEL SITO SONO DISTRIBUITI SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS | CREDITI