Berlusconi difende Maroni: «No all’Italia multietnica»

Il manifesto 11/5/09

IMMIGRATI «Respingimenti legittimi, la Libia è un paese amico»

Carlo Lania
ROMA
«Nessuno scandalo» per il respingimento degli immigrati in Libia. «Non siamo come la sinistra, che vuole la società multietnica: la nostra idea è quella di accogliere solo chi ha le condizioni per ottenere l’asilo politico». E comunque nella scelta di consegnare centinaia di disperati, donne e bambini compresi, nella mani dei poliziotti libici «non c’è nulla che violi gli accordi internazionali».
Silvio Berlusconi scende in difesa di Roberto Maroni. Dopo due giorni di fuoco, durante i quali sul Viminale e le sue politiche contro gli immigrati sono piovute accuse sia dall’Onu che dalla Chiesa, il premier decide che è arrivato il momento di rassicurare l’alleato leghista sull’intenzione del governo di non fare marcia indietro, neanche sulla decisione di mettere la fiducia sul disegno di legge sicurezza che, tra l’altro, introduce quel reato di clandestinità tanto criticato dalla Chiesa. E per farlo Berlusconi chiama a raccolta mezzo governo, dal ministro degli Esteri Franco Frattini, che gli siede accanto durante una conferenza stampa tenuta nel pomeriggio a palazzo Chigi, a quello della Giustizia Angelino Alfano allo stesso Roberto Maroni, che anche ieri ha ribadito come «la linea dei respingimenti continuerà finché gli sbarchi non cesseranno». Un fuoco di fila messo in campo al solo scopo di mostrare al Carroccio quella compattezza intorno alle sue proposte della quale lo steso Maroni non fa mistero di dubitare. Ma l’occasione è buona anche per dare una bordata a Gianfranco Fini, che nei giorni scorsi aveva parlato della necessità di rimettere mano alla legge sull’immigrazione che porta il suo nome e quello di Umberto Bossi: «Non sono al corrente di nessun progetto di cambiamento», dice infatti il premier zittendo così il presidente della Camera.
La difesa delle nuove misure anti-immigrati è a tutto campo, a partire proprio dai tanto criticati respingimenti. «In questi giorni abbiamo avuto una ricaduta positiva sulla possibilità di non accettare immigrati clandestini dalle coste libiche», dice il premier, rivendicando questa possibilità come il risultato dell’accordo raggiunto con la Libia sui danni di guerra. «Abbiamo chiuso un contenzioso che si trascinava da quarant’anni», dice infatti Berlusconi, soddisfatto per le possibili ricadute economiche per le imprese italiane che, spiega «saranno in prima fila nell’assegnazione degli appalti».
A farne le spese, però, per ora sono gli immigrati che dopo giorni di navigazione si vedono trascinare indietro verso il punto di partenza. L’operazione, che impedisce di verificare la presenza a bordo delle imbarcazioni di quanti potrebbero avere diritto all’asilo politico è stata bollata come «vergognosa» dal Vaticano. Ma il premier, solitamente molto attento a ogni sospiro proveniente da Oltretevere, questa volta preferisce far finta di niente: «Non vedo alcuno scandalo», dice. «Noi siano assolutamente in linea con le disposizioni europee, non c’è nulla che violi gli accordi internazionali e nulla che violi anche le norme sui diritti umani». Posizione ribadita diligentemente anche da Frattini, che rivendica l’applicazione del patto europeo siglato lo scorso dicembre dai leader dei paesi dell’Unione. «Se noi respingiamo i clandestini – spiega il titolare della Farnesina – lo facciamo in nome di Paesi come la Germania, la Spagna e la Polonia». «Siamo obbligati a farlo», prosegue Frattini spiegando come l’agenzia europa Frontex sia stata creata proprio per respingere i barconi carichi di disperati. Mentre per il ministro della Giustizia Alfano «stiamo applicando un trattato con la Libia».
L’ultimo attacco il premier lo riserva all’opposizione. E le parole usate sembrano scelte apposta per tranquillizzare l’elettorato: «La sinistra aveva aperto le porte, la sinistra era ed è quella di un’Italia multietnica», dice spolverando un concetto già impiegato nel 2006, anche allora non a caso in campagna elettorale. Una posizione diversa da quella del Pdl: «La nostra idea – dice infatti il premier nella speranza di non cedere troppi voti a Bossi – non è così, è quella di accogliere solo chi ha le condizioni per ottenere l’asilo politico».

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