Salgo anch’io, no tu no

Il manifesto 8/5/09

MILANO Franceschini attacca: «Leggi razziali, l’avevo detto». Imbarazzo nella destra

Lega, nuova proposta shock: vagoni metro riservati ai residenti
Alessandro Braga
MILANO
«Ci vorrebbero vagoni della metropolitana solo per i milanesi». Certo. Poi, avanti di questo passo, qualche carrozza si potrebbe riservare ai residenti di questo o quel quartiere. E poi, perché no, restringere il campo a una singola via. Perché non pensare allora a bus ad hoc per chi abita nello stesso stabile. Nel quartiere Affori, periferia nord di Milano, la raccolta di firme già impazza. La richiesta, «Vogliamo un tram tutto per noi». A Gratosoglio, all’altro capo della città, la scena è simile: migliaia di cittadini sono scesi in piazza con striscioni e fiaccole per chiedere un’intera linea della metropolitana «a loro uso e consumo». Nella centralissima via Torino addirittura si fronteggiano due petizioni contrapposte. I residenti delle case con numero dispari stanno facendo a gara con i dirimpettai «pari». Chi raccoglierà più firme avrà diritto a un autobus, gli altri si dovranno spostare a piedi. Scene grottesche, ridicole. Per fortuna, false. Almeno per ora. Coi tempi che corrono, non si sa mai. E Milano, è risaputo, è da sempre all’avanguardia in Italia.
Tanto che la richiesta di vagoni della metropolitana riservati ai milanesi, sembrerà strano ma è così, è vera. È l’ultima «sparata» della Lega. Fatta non da uno qualsiasi, ma da un «leghista convinto» e «milanese che prende il tram» come l’onorevole Matteo Salvini. Uno che ormai da anni «sbraita» le peggiori porcate, un Borghezio di vent’anni più giovane. Uno che da qui alle elezioni europee e amministrative di giugno non perderà nessuna occasione per sparare altre «sciocchezze» di questo tipo «parlando alla pancia» dei suoi elettori e raggranellando qualche centinaio di voti in più per il Carroccio. In questa occasione è stato sostenuto anche dalla sua «degna» compagna di partito e candidata alle elezioni provinciali di Milano Raffaella Piccinni, la tassista-scrittrice preferita dai colti padani. Con una leggera differenza: il primo distingue tra milanesi e «resto del mondo»; la seconda, tra italiani e stranieri. «Con un vagone per soli extracomunitari ci sarebbe più sicurezza», assicura. Con certa gentaglia in giro, forse è vero: i migranti si sentirebbero più sicuri.
In serata, il «geniale» promotore della proposta ha tentato anche di fare una parziale marcia indietro: «La mia idea sarà valida tra dieci anni se la sicurezza nei trasporti pubblici meneghini non cambierà», ha balbettato. Precisando anche che «i posti saranno riservati ai milanesi sì, ma di qualsiasi razza e colore». Non sia mai che il «democratico» Salvini (addirittura «progressista» e «rivoluzionario», tanto che al Parlamento del Nord inventato qualche anno fa dalla Lega era stato eletto nelle liste dei «Comunisti padani») passi per uno schifoso razzista. Poi, certo, con tutti quei «terroni» che ormai si aggirano per Milano, travestiti da padani, la prova del dna potrebbe portare ad avere sì vagoni riservati, ma senza gente con i requisiti per utilizzarli. E magari anche il «buon» Salvini tra i suoi avi potrebbe scoprire di non avere solo gente di pura «razza Piave». Ma ormai la frittata era stata fatta.
«Ecco le leggi razziali», ha subito tuonato il segretario del Pd Dario Franceschini. «Roba da Ku Klux Klan», si è inalberato il Partito democratico milanese. E anche a destra l’uscita di Salvini non è stata presa bene. Foss’anche solo come reazione al ricatto leghista di non andare a votare per i candidati del Pdl ai ballottaggi. Era stato sempre Salvini due giorni fa a lanciare la parola d’ordine lombarda: «Il 21 giugno tutti al mare, o meglio sul lago di Garda o in riva al Ticino a pescare», aveva detto. Facendo capire che i padani non si sarebbero recati alle urne a votare per i loro alleati visto che quel giorno si voterà anche per il referendum elettorale tanto inviso alla Lega. «L’unico modo per applicare la proposta del deputato è mettere stelle sul petto, di diversi colori a seconda della razza», ha commentato il presidente della commissione politiche sociali del Comune di Milano Aldo Brandirali, del Popolo della libertà. E il capogruppo azzurro a palazzo Marino Giulio Gallera si è rifiutato di commentare proposte «razziste». Meglio prendere le distanze insomma, che magari qualche voto lo si recupera e si fa capire agli alleati del Carroccio che non dovrebbero tirare troppo la corda. Ma per qualcuno, come per il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, quella di Salvini «era solo una battuta». Che però ha fatto ridere ben poche persone.

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